Prima una scossa elettrica da 380 volt, poi un incontro completamente inaspettato destinato a cambiare una vita. Quella di Maria e Giuseppe Dalla Longa, oggi 84 e 89 anni, è davvero una storia da “colpo di fulmine” in tutti i sensi.
Tutto cominciò durante una giornata di lavoro, quando Giuseppe rimase vittima di un infortunio: una forte scarica elettrica lo fece cadere a terra. In attesa dell’arrivo dei soccorsi, venne portato nella casa della famiglia di Maria, situata accanto alla Bertazzon Giostre. Fu proprio lì che i due si videro per la prima volta.
Sessant’anni dopo, a ricostruire quel momento è la figlia Luigina Dalla Longa: “Mio papà aveva preso una scossa da 380 volt al lavoro ed era caduto a terra. Mentre aspettavano i soccorsi lo portarono a casa di mia mamma, che era lì vicino. È stato proprio così che si sono conosciuti”.
Una circostanza tutt’altro che romantica si trasformò così nell’inizio di una storia destinata a durare una vita. Tra Giuseppe, originario di Col San Martino, e Maria, di Sernaglia della Battaglia, qualcosa scattò immediatamente. A distanza di tanti anni, in famiglia quella coincidenza viene ricordata ancora con un sorriso: “Possiamo proprio dire che è stato un colpo di fulmine”.
Da quell’incontro arrivarono il matrimonio, le figlie e una quotidianità costruita insieme, tra lavoro, sacrifici e famiglia. Nei giorni scorsi Maria e Giuseppe hanno raggiunto il traguardo delle nozze di diamante, 60 anni di matrimonio.


Anche il sindaco di Farra di Soligo, Mattia Perencin, nel messaggio dedicato alla coppia ha richiamato proprio quell’inizio così particolare: “Un colpo di fulmine, fin da subito. E 60 anni dopo, ancora insieme”.
Se il loro primo incontro sembra quasi la scena di un film, tutto ciò che è venuto dopo appartiene invece alla semplicità di una vita condivisa giorno dopo giorno. Giuseppe ha lavorato fino alla pensione nell’impresa De Biasi, mentre Maria si è dedicata alla casa, alle figlie e alla famiglia.
Tra i ricordi più vivi c’è anche la sua passione per la cucina. Luigina parla della madre con affetto: “È sempre stata una bravissima cuoca”. Una qualità che lo stesso Giuseppe ha sempre apprezzato e ricordato.
Ma il suo modo di dimostrare amore a Maria passava soprattutto attraverso gesti molto concreti. Non era uomo da grandi dichiarazioni, quanto piuttosto da attenzioni quotidiane: “Mio papà non glielo dimostrava tanto con le parole, ma con i fatti. Le preparava sempre la colazione, le accendeva il fuoco”.
Una colazione al mattino, il fuoco acceso, la casa e la famiglia da mandare avanti insieme. Piccole cose che, ripetute per sessant’anni, hanno finito per raccontare molto più di tanti gesti eclatanti.
Maria e Giuseppe hanno condotto una vita tranquilla, senza grandi viaggi o particolari hobby, mettendo sempre al centro gli affetti. Dopo le figlie sono arrivati i nipoti e anche per loro i due sono diventati un punto di riferimento. Con Giuseppe ormai in pensione, nonno e nonna li accompagnavano a scuola e all’asilo e trascorrevano con loro molto tempo.
Guardando oggi al matrimonio dei genitori, Luigina riconosce soprattutto la capacità di adattarsi l’uno all’altra, di avere pazienza e di affrontare insieme ciò che la vita presentava: “Bisogna venirsi incontro l’uno con l’altro. A volte bisogna anche sopportare tanto. In una coppia c’è magari chi cede un po’ di più e chi un po’ meno, ma loro sono sempre rimasti uniti e ci hanno sempre voluto bene”.
Negli ultimi anni, però, proprio quella quotidianità così consolidata è stata messa alla prova dalle condizioni di salute.
La demenza di Maria ha reso progressivamente più difficile comunicare come un tempo. Per Giuseppe, abituato ad avere accanto la moglie da una vita, perdere la possibilità di dialogare con lei è stato particolarmente doloroso: “A mio papà questa cosa è pesata tanto, perché non poteva più fare un discorso con lei come faceva prima”.
Maria, inoltre, era sempre stata per lui qualcosa di più di una compagna di vita. Era la persona capace di incoraggiarlo, spronarlo e trascinarlo anche nei momenti in cui lui avrebbe avuto meno forza: “Mia mamma era il suo perno. Lei lo spingeva, lo incitava, gli diceva di fare le cose”.
Lo scorso aprile anche Giuseppe ha avuto seri problemi di salute, in seguito a un’emorragia. Oggi vive in una struttura, mentre Maria è rimasta a casa. La famiglia cerca comunque di mantenere quel legame, accompagnando Maria a trovarlo quando possibile.
È in questo contesto che il loro sessantesimo anniversario ha assunto un significato ancora più profondo.
Giuseppe pensava a quella ricorrenza da tempo. Voleva festeggiare le nozze di diamante e, soprattutto, voleva farlo a casa, accanto a Maria.
Quel desiderio era diventato così importante che la famiglia ha deciso di fare tutto il possibile per realizzarlo: “A costo di tutto, non importa. Il suo desiderio era festeggiare i sessant’anni a casa e dovevamo portarlo a casa”. E così è stato.
Per un giorno Giuseppe ha lasciato la struttura ed è tornato nella casa dove per tanti anni aveva condiviso la quotidianità con Maria. Lei era lì ad aspettarlo. Attorno a loro, figli, nipoti e familiari hanno potuto celebrare un anniversario che, viste le circostanze, aveva un valore ancora più grande.
Sul tavolo una torta con la scritta “60 anni insieme” e una fotografia in bianco e nero del giorno del matrimonio. Due immagini lontane sei decenni, ma unite dalla stessa storia.
Del resto era stato proprio Giuseppe, prima della festa, a ricordare scherzosamente alla figlia quanto fosse importante raggiungere quel traguardo: “Guarda che quelli che fanno sessant’anni li mettono sul giornale, sai”. E alla fine aveva ragione.
Da questa lunga storia insieme arriva anche un messaggio rivolto alle generazioni più giovani: per Luigina, quello che ha visto nei propri genitori insegna quanto siano importanti sincerità, dialogo e pazienza. “Bisogna essere sinceri, parlarsi e non nascondersi le cose. Il dialogo in una coppia è fondamentale. Oggi spesso si vuole tutto subito, invece ci vogliono anche tempo e pazienza”.
Sessant’anni fa una scarica elettrica portò Giuseppe, quasi per una coincidenza del destino, proprio davanti alla casa di Maria. Da quel giorno ne sono passati migliaia, fatti di lavoro, figli, nipoti, difficoltà e piccoli gesti quotidiani.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto per gentile concessione di Luigina Dalla Longa)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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