“Luoghi d’incontro”: il Chiostro dell’Abbazia di Follina

I “Luoghi d’incontro” che nei nostri comuni stimolano momenti di aggregazione e favoriscono la crescita culturale e il senso di appartenenza alla comunità.

Possono essere un teatro, un auditorium, un patronato, ma anche un luogo aperto come una piazza o un parco.

Il Chiostro dell’Abbazia di Follina – di Gianantonio Geronazzo

Ci soffermiamo in questa puntata su uno spazio pubblico riservato a manifestazioni religiose e culturali davvero suggestivo: il chiostro dell’abbazia di Follina.

Il “claustrum” era particolarmente importante nell’architettura cistercense, in quanto “cuore” dell’intero complesso abbaziale, perché le ore della giornata erano scandite non soltanto in chiesa per la preghiera, ma anche in refettorio, nella sala del capitolo e nel dormitorio.

Si trova sul lato meridionale del complesso abbaziale, il più esposto al sole, come richiedeva l’architettura cistercense, al centro delle varie parti del monastero.

E’ a forma quadrata, di 24 metri di lato (che ricordano le 24 ore scandite dalla regola “Ora et labora”), e nel mezzo zampilla la tradizionale fontana.

Per tutto il quadrilatero del chiostro corre un muretto, aperto al centro d’ogni lato per il passaggio al cortile: sul muretto poggiano colonnine in pietra locale che sorreggono arcatelle che si “rincorrono” tutt’intorno. L’insieme delle colonne forma un’architettura ricca di movimento. Si presentano in svariate forme: binate, tortili, semplici, annodate. Sono arricchite nella parte superiore da fregi con soggetti medievali: mascherone, aquila, gallo, croce greca, civetta, palma. Per la sua armonia ed equilibrio architettonico, quello di Follina è riconosciuto uno dei chiostri più belli e più ricchi che i cistercensi abbiano costruito nelle loro abbazie italiane.

La data di costruzione è il 1268, come si legge nell’iscrizione della lapide incisa con caratteri gotici e visibile sulla parete vicino alla porta che dà accesso alla chiesa: 

“Questo chiostro venne edificato nel 1268, sotto il signor Tarino abate, dai monaci Arnaldo e Andrea e dai capimastri Zardino e Armano”.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Eventi Venetando)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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