Quali sono le procedure per la gestione del randagismo felino? A porci questa domanda è stata una residente del Comune di Refrontolo, la quale ha riferito di aver accolto due anni fa una gatta randagia con i suoi quattro cuccioli, poi sterilizzati, che di fatto sono entrati “in famiglia” assieme al gatto che già vive con la lettrice.
“Li amo profondamente e non mi sono mai pentita della scelta fatta – ha osservato, riferendo come, di recente, altri gatti siano entrati nella sua proprietà, di cui ne avrebbe recuperati due – Oggi mi trovo davanti a una situazione diversa. Mi è stato spiegato che, se i due gattini recuperati non dovessero addomesticarsi, potrebbero essere reimmessi nel territorio da cui provengono. Rimane inoltre la loro mamma, che dovrebbe essere catturata, sterilizzata e probabilmente reimmessa nello stesso territorio”.
“Questo non lo posso accettare. Non perché non ami gli animali, ma perché non voglio che la mia casa diventi una colonia felina. Per i gatti randagi che gravitano oggi attorno a casa mia chiedo una soluzione diversa dalla reimmissione nel mio territorio. Se non possono essere adottati, ritengo debbano essere inseriti in colonie feline già esistenti e gestite da referenti che abbiano scelto consapevolmente di occuparsene o, comunque, trovare un’altra soluzione che non ricada sulla mia proprietà – ha affermato – Non sto chiedendo soldi per mantenere altri gatti, perché semplicemente non posso avere altri gatti. Sto chiedendo che il randagismo venga gestito come un problema del territorio e non scaricato, di fatto, sul cittadino che ha segnalato la situazione e collaborato al recupero”.
“I randagi non sono ‘i miei’ gatti. Sono animali di tutti, o forse di nessuno, ed è proprio per questo che dovrebbero essere una responsabilità condivisa tra istituzioni, servizi competenti e associazioni – ha proseguito –La presenza continua di nuovi randagi crea disagio anche ai nostri animali e non è giusto che una proprietà privata diventi, di fatto, una colonia senza che chi ci vive lo abbia scelto. Svalutando peraltro la proprietà, se un giorno volessi venderla o affittarla”.
Da lì l’idea di rivolgere una domanda aperta sulla questione.
“Vorrei che chi amministra il territorio, a tutti i livelli, si ponesse una domanda: è davvero questo il modo giusto di affrontare il randagismo? Perché sappiamo tutti che, ancora oggi, nelle nostre campagne, ci sono persone che scelgono strade terribili: abbandoni, cucciolate lasciate morire, uccisioni. Sono gesti che condanno senza alcuna giustificazione. Ma proprio per evitarli bisogna dare alle persone una possibilità concreta di fare la cosa giusta, senza lasciarle sole e senza far ricadere tutto su pochi volontari o sul cittadino che ha avuto la sensibilità di intervenire – ha concluso – Io continuerò ad aiutare, quando potrò. Ma aiutare non può significare diventare il punto di destinazione dei randagi della mia zona. Non cerco un colpevole, cerco una soluzione”.
Le indicazioni dell’Ulss2
A rispondere al quesito della lettrice è stata la stessa azienda sanitaria Ulss2, che ha fornito tutta una serie di indicazioni.
“In seguito alle segnalazioni della presenza di gatti sul territorio, la procedura prevede che un referente richieda il censimento della colonia felina. La richiesta va presentata al Comune e al Servizio di Igiene Urbana Veterinaria, che provvederanno a registrare e georeferenziare la colonia, così da poter programmare gli interventi di cattura e sterilizzazione dei gatti – la replica dell’Ulss2 – Se la colonia si trova su un terreno privato, il censimento può essere avviato solo con il consenso del proprietario del terreno. Per questo motivo il sopralluogo viene effettuato con il coinvolgimento dell’amministrazione comunale, tramite la Polizia locale”.
“Se invece viene segnalato un gatto in difficoltà o in pericolo, è necessario contattare il Servizio Veterinario, che provvederà al recupero dell’animale – ha aggiunto – Dopo le valutazioni sanitarie, il gatto verrà reintrodotto sul territorio, preferibilmente nella colonia più vicina al luogo del ritrovamento”.
“Va però considerato che il gatto è un animale molto legato al proprio territorio – ha concluso – Per questo può accadere che, anche dopo essere stato inserito in una colonia, si allontani per tornare nel luogo in cui viveva abitualmente, oppure che incontri difficoltà a essere accettato dagli altri gatti della colonia”.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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