“Sognando la Giomo”, il ritrovo degli ex autotrasportatori: “Una tradizione da oltre 40 anni”

Ritrovarsi con gli ex colleghi dopo oltre 40 anni non è soltanto sinonimo di amicizia, ma anche il segno di quanto la ditta di appartenenza abbia lasciato un’impronta indelebile nella memoria e nell’animo.

Questa è la storia degli ex autotrasportatori della ditta Giomo Cucine, realtà di Refrontolo che concluse la propria avventura nel luglio del 1987, ma non per questo è sparita dalla memoria di molti.

Sì perché quella ditta non solo diede lavoro a quasi tutto il paese (e non solo), sostenendo generazioni di dipendenti, ma è stata anche il simbolo di una volontà di innovare che non era così diffusa a quei tempi.

Il ritrovo si è svolto con un pranzo organizzato domenica 26 luglio, alla presenza di Lorenzo Giomo, uno dei titolari della ditta e oramai figura immancabile in questi ritrovi, a cui partecipano a rotazione nel tempo anche altri di quei fratelli che guidarono l’azienda.

In passato gli autotrasportatori erano 22, poi qualcuno è mancato cammin facendo, ma il desiderio di ritrovarsi e di ricordare i tempi trascorsi nella Giomo resta sempre intatto, ogni anno che passa.

Tutti gli ex autotrasportatori sono ancor oggi uniti da un motto che, se a un primo impatto potrebbe fare una certa impressione, subito dopo fa capire il legame che tiene insieme questi ex colleghi: “Ci incontreremo finché morti non ci separi”.

La storia della Giomo Cucine

Parlare di questo gruppo di ex autotrasportatori è anche l’occasione per ripercorrere alcune delle tappe che segnarono il percorso che portò la Giomo Cucine ai vertici del settore.

Una storia che è racchiusa anche nel volume “I pionieri delle aziende del legno mobili arredo 1885-2025”, curato da Goriziano Merotto, che pare verrà presentato alla popolazione nei prossimi mesi.

Un’avventura che ebbe inizio con la falegnameria del cavalier Antonio Giomo a Biancade (frazione di Roncade), una realtà costituita nel dopoguerra, specializzata in infissi e serramenti in legno.

Un’attività di famiglia che negli anni ’50 contava circa 15 dipendenti, per poi salire a 40 negli anni ’70. Il signor Antonio a sua volta aveva imparato il mestiere dai suoi predecessori, testimoniando come la passione per il legno e la sua lavorazione fosse un autentico marchio di famiglia.

Gli affari andavano bene ma c’era anche tanta concorrenza a Biancade, cosa che spinse la famiglia Giomo a evolversi e a cercare altri sbocchi di produzione, così da proporre alla clientela servizi e prodotti in più che potessero decretarli come vincitori sul mercato.

Fu così che prima nacque la Plastilegno, negli anni ’60, con la produzione di mobili da cucina e l’assunzione dei primi rappresentanti e agenti di commercio.

In quegli anni cinque fratelli Giomo – ovvero Lorenzo, Marino, Giandomenico, Gregorio e Carlo (poi c’erano due sorelle e un fratello missionario non coinvolti nell’attività) – decisero di puntare sull’acquisizione di nuovi macchinati e sull’ampliamento dell’azienda, così che l’impresa potesse trovare una sua definizione nel settore dell’arredamento.

Si può dire che la svolta arrivò nel 1970, con l’acqusizione del mobilificio Tittonel in via Casale a Refrontolo, dove prima si concentrò la produzione dei complementi d’arredo, per poi arrivare al passaggio forse più importante di questa storia famigliare: la nascita della Giomo Cucine.

L’acquisizione andò di pari passo con l’ampliamento dello spazio aziendale, da mille metri quadrati a quasi 14mila, per un totale di 170 dipendenti e una serie di aziende satellite.

C’è ancora chi, a distanza di anni, a casa continua ad avere una di queste cucine, con l’immancabile marchio, segno di quanto la qualità dei prodotti non fosse soltanto uno slogan, ma un dato di fatto.

Alcune delle innovazioni che segnarono la Giomo Cucine fu l’uso dei computer e l’adozione pionieristica di software gestionali, in un’epoca in cui questi erano strumenti che non avevano ancora trovato facile accesso nelle imprese.

Il boom della Giomo potrebbe essere riconosciuto nel periodo tra il 1980 e il 1985, quando l’impresa di Refrontolo era leader del settore italiano, insieme a Scavolini, Lube, Berloni e Veneta Cucine. In quegli anni fu a tutti gli effetti l’emblema della storia di successo di un’azienda di famiglia divenuta, nel tempo, una vera e propria impresa industriale.

Arrivavano a 15 i modelli di cucine proposte, tra cui la Spazio Uno e la Spazio Due, tutte accessibili e ben progettate con materiali di qualità. Modelli che venivano reclamizzati con spot andati in onda su Rai Uno e Canale 5, mentre uno studio esterno si occupava di curare i cataloghi e anche questa era una scelta all’avanguardia a quei tempi.

Da ricordare che i fratelli Giomo furono attivi in diversi frangenti, oltre a quello imprenditoriale, nel paese e nel territorio: Lorenzo Giomo, ad esempio, si occupò del restauro delle strutture portanti del Molinetto della Croda, dal 1984 al 1986, quando l’edificio era di sua proprietà.

Edificio che poi donò all’amministrazione comunale, mentre non mancarono le sponsorizzazioni a squadre sportive locali.

Un bel sogno, fu quello della Giomo Cucine, che ancora diversi ex dipendenti, come questo gruppo di autotrasportatori, ricorda nitidamente.

Un sogno che sembrava non finire mai e oggi resta indelebile nella mente di tanti ex lavoratori, che ancor oggi raccontano vari episodi di quegli anni mitici.

Poi arrivò quel luglio 1987 e il sogno svanì, ma questa è un’altra storia.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: per gentile concessione di Livio Foltran)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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