“…Di madri, amanti e dee”: Roberto Merotto racconta il femminile attraverso la materia

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La materia prende forma e diventa racconto nella mostra personale di Roberto Merotto, “…di madri, amanti e dee”, in corso nella Sala consiliare di Sernaglia della Battaglia. L’esposizione è stata inaugurata alla presenza del sindaco Mirco Villanova, dell’assessore alla Cultura Eleonora Antoniazzi, dell’artista e di numerosi cittadini.

Un appuntamento che quest’anno vede protagonista Merotto, artista legato al territorio e già ospite a Sernaglia nel 2008, inserendosi nel percorso con cui l’amministrazione comunale porta avanti da anni la valorizzazione della cultura e degli artisti locali.

A sottolinearlo è stato il sindaco Mirco Villanova: “Come amministrazione comunale di Sernaglia abbiamo sempre lavorato per la cultura e per valorizzare anche i talenti locali del nostro territorio. Questa mostra rappresenta un punto di riferimento ormai consolidato negli anni. Roberto Merotto è senz’altro uno di questi talenti, già ospite nel 2008 a Sernaglia, e oggi lo abbiamo invitato nuovamente per la sua capacità di donare un’arte straordinaria, capace di emozionare e anche di costruire comunità”.

Nel corso dell’inaugurazione è emersa anche una riflessione sul rapporto che nasce tra l’artista, l’opera e chi la osserva. La scultura parte da una materia che esiste già e che, attraverso le mani e l’immaginazione di chi la lavora, diventa qualcosa che prima non c’era. Una volta concluso il lavoro, però, l’opera comincia quasi una seconda vita: non appartiene più soltanto al suo autore, ma anche a chi la guarda, la interpreta e vi riconosce emozioni, immagini e significati personali.

Tra gli aspetti messi in luce durante la presentazione c’è proprio questa capacità dell’arte di lasciare qualcosa dentro chi osserva. Dietro la tecnica, la materia e le figure emergono temi universali come l’amore, la vita, il desiderio, la bellezza, la forza e la fragilità, dimensioni che spesso appartengono alla quotidianità ma che l’arte riesce a far emergere e osservare da una prospettiva diversa.

È emersa inoltre l’immagine di un artista in continua ricerca, che negli anni ha costruito un linguaggio personale attraverso lo studio, il lavoro e il confronto con esperienze artistiche differenti. Una ricerca nella quale convivono morbidezza e tensione, forme riconoscibili e soluzioni più essenziali e contemporanee.

Un ruolo centrale è occupato dalla figura femminile, come suggerisce già il titolo “…di madri, amanti e dee”. La donna attraversa la produzione di Merotto assumendo forme e significati differenti: madre, amante, figura simbolica, presenza capace di racchiudere insieme delicatezza, forza e fragilità.

Tra le immagini richiamate nel corso della presentazione anche quella della cariatide, figura femminile che non svolge soltanto una funzione estetica, ma sostiene un peso. Una rappresentazione che assume così anche un significato contemporaneo: la donna come presenza bella ma al tempo stesso strutturale, capace di sostenere con grazia e fatica.

La riflessione si è allargata anche al valore della scultura in un presente caratterizzato dalla serialità e dal prefabbricato. Il gesto manuale, il rapporto diretto con la materia e l’unicità di ogni opera diventano così elementi che riaffermano il valore di ciò che nasce dalle mani dell’artista e non può essere riprodotto in maniera identica.

Nato a Pieve di Soligo nel maggio del 1968, Roberto Merotto si è diplomato in Scultura nel 1994 all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 1995 insegna discipline plastiche, affiancando all’attività didattica un lungo percorso personale di ricerca.

Tra il 1996 e il 2006 ha approfondito l’intaglio ligneo nella bottega del maestro Armando Tittonel a Pieve di Soligo, partecipando anche a restauri lignei di pregio. Negli anni ha inoltre viaggiato in diversi Paesi europei, soprattutto in Austria, entrando in contatto con artisti ed esperienze che hanno contribuito alla sua formazione e prendendo parte anche a simposi internazionali di scultura.

Ma il rapporto di Merotto con la materia nasce molto prima degli studi e dell’attività professionale. È lo stesso artista a far risalire questa passione alla propria infanzia: “Perché faccio scultura? Fin da piccolino sono sempre stato un po’ timido. Mi rinchiudevo nel mio piccolo mondo di disegni e di piccole sculture fatte di argilla. Poi, ai tempi, c’era ancora il famoso Pongo. È diventata una passione”.

Una passione che nel tempo si è trasformata in studio, confronto e sperimentazione, portandolo a conoscere materiali diversi e a cercarne ogni volta le possibilità espressive: “Ho studiato, ho fatto l’Accademia. È una passione che si è evoluta sempre di più. Poi è andata avanti conoscendo anche altri scultori, confrontandomi con artisti molto importanti. Ho imparato a conoscere i materiali, dal marmo al legno fino al bronzo, tutti materiali che mi hanno affascinato e che mi hanno portato a cercare il massimo della loro espressività”.

Dietro gli anni di formazione, le esperienze e la ricerca artistica rimane però una motivazione profondamente personale, che Merotto riassume con poche parole: “Per questo scolpisco: perché non so parlare bene, allora esprimo me stesso”.

La mostra è visitabile nella Sala consiliare di piazza Martiri della Libertà 1 il sabato dalle 15 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, con ingresso libero. Per chi desidera visitarla durante la settimana è possibile contattare il Comune e concordare la visita.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
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