“Difficile trovare bellezza in tutta questa distruzione”: l’incontro con Aesha Balaha, regista di Gaza

Momento particolare quello di ieri, organizzato all’auditorium dell’Incontro nella frazione di Santa Maria (Revine Lago), da una collaborazione tra Piattaforma Lago, Ennesimo Film Festival e Lago Film Festival: si è trattato del dialogo tra Aesha Balaha, regista palestinese di Gaza, attualmente residente in Italia e Silvia Da Re, psicologa e psicoterapeuta.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati il percorso e il progetto della regista, poi è stato il momento della proiezione di un suo cortometraggio e del documentario “Erode”, realizzato a Revine Lago.

Un appuntamento molto partecipato, che ha visto un’ampia platea. Presente anche il sindaco di Revine Lago Massimo Magagnin, con una rappresentanza della sua giunta.

Aesha Balaha è una filmmaker palestinese di documentari, il cui lavoro esplora memoria, identità ed esperienza vissuta nei contesti palestinesi e diasporici.

Lavoro che è stato presentato in numerosi festival internazionali. Dopo una formazione in Business Administration, ha orientato il proprio percorso verso il cinema documentario, come strumento di ricerca e narrazione. 

Durante la residenza lavorerà a un nuovo cortometraggio dedicato al “vivere tra due luoghi” (la Palestina e l’Italia), attraversando temi di appartenenza, memoria e trasformazione, in una condizione sospesa tra perdita e nuovi inizi.

Piattaforma Lago, Ennesimo Film Festival e Lago Film Fest hanno così annunciato la nascita di Not At Home Film Residency, “la prima residenza artistica interamente dedicata a registə palestinesi”. 

“Il progetto nasce come risposta culturale e simbolica a un momento storico di profondo dolore, un tempo in cui alle istituzioni culturali si chiede di assumersi la responsabilità di non restare in silenzio”, si legge nella presentazione del progetto.

“Premesso che non abbiamo strumenti concreti per incidere direttamente sul corso degli eventi, – ha commentato Carlo Migotto di Piattaforma Lago – riteniamo che l’unica azione possibile (e necessaria) sia quella di tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza, prendendo posizione e utilizzando gli strumenti che conosciamo meglio: il cinema, la cultura, la ricerca, la relazione con le comunità”.

“In un momento storico in cui ci si chiede, come operatori culturali, da che parte stare, Not At Home Film Residency è il nostro modo di rispondere con un gesto concreto. Non possiamo incidere sulle macerie della storia, ma possiamo creare uno spazio in cui un’artista palestinese abbia il tempo, la dignità e la libertà di continuare a raccontare – ha dichiarato Viviana Carlet, direttrice artistica di Piattaforma Lago – Crediamo nel cinema come atto di memoria e di resistenza e questa residenza nasce proprio dal desiderio di proteggere e amplificare uno sguardo che oggi rischia di essere cancellato. È un progetto piccolo, ma necessario. E per noi significa scegliere di non rimanere in silenzio”.

La residenza, iniziata lo scorso 6 aprile, si svolgerà fino al 6 maggio, per una durata totale di quattro settimane. 

Le prime due settimane sono gestite da Piattaforma Lago e Lago Film Fest, nella cornice naturale di Revine Lago, mentre il periodo successivo si svolgerà a Fiorano Modenese e l’evento di chiusura della residenza si terrà nei giorni dell’Ennesimo Film Festival. 

Un’occasione, quindi, per lavorare a un progetto documentario, incontrando comunità, abitudini e scenari differenti da quelli di origine.

La testimonianza della regista di Gaza

Aesha Balaha ieri sera ha raccontato quanto la dimensione del ricordo, in questo contesto di distruzione, abbia assunto per lei una certa rilevanza, grazie alle numerose fotografie scattate in passato.

“I posti dove andavamo prima della guerra, ora sono completamente distrutti – ha ricordato, narrando la passione per la fotografia trasmessale dal nonno – Quella passione per la fotografia nasceva dalla volontà di immortalare delle memorie, come una forma di resistenza”.

“Il documentario ha la volontà di mostrare la bellezza in ogni cosa – ha spiegato – Credo sia difficile trovare la bellezza in tutta questa distruzione, ma è una sorta di sfida e un modo per affrontare la vita. Questo è il modo in cui noi sopravviviamo: cerchiamo di pensare alle cose positive”.

“Nel mezzo della sofferenza diverse cose diventano chiare – ha proseguito – Pensavo che ogni momento potesse essere l’ultimo e che potessi morire da un giorno all’altro”.

Aesha ha raccontato come un esempio di speranza sia stato per lei il momento in cui è riuscita a trovare un posto dove la connessione web funzionava (in una situazione in cui di norma era assente): quel momento le ha consentito di trovare e partecipare alla borsa di studio che l’ha condotta in Italia.

“Ciò ha rappresentato la volontà di fare qualcosa di diverso nella vita e da un’altra parte”, ha riferito, spiegando come il viaggio verso l’Italia non sia stato facile, considerando che stava lasciando la sua terra e la sua famiglia, “con un gran senso di pesantezza”.

“Non solo il film making, ma ogni arte ci dà la possibilità di raccontare le cose in un modo in cui nessuno le ha raccontate o in maniera differente”, ha spiegato.

Critica la sua posizione nei confronti dei media che, a suo dire, presenterebbero uno stereotipo sbagliato del popolo palestinese.

“Siamo descritti come persone bisognose e senza le necessità di base garantite: questa è una forma di pietà e una visione di noi palestinesi che mi sta stretta”, ha detto.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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