Inaugurata la nuova opera di sistemazione idraulica del bacino del torrente Codolo: investimento di 2 milioni e 800 mila euro

Presentata la nuova opera di sistemazione idraulica del bacino del torrente Codolo, realizzata tra i Comuni di San Fior e Codognè: il risultato dei lavori sono stati illustrati nella tarda mattinata di oggi, lunedì 20 giugno, in una cerimonia in due parti, prima nell’auditorium sanfiorese e, successivamente, nelle vicinanze dell’opera stessa, per il tradizionale taglio del nastro.

L’opera ha richiesto 26 mesi per il suo completamento, a partire dall’aprile 2020: un periodo che ha compreso la fase di progettazione, l’appalto, gli espropri e l’esecuzione vera e propria. 

Il cantiere ha così realizzato due casse di espansione, oltre alla ricostruzione del ponte sul Codolo (in funzione oramai da gennaio), in via XXX Ottobre a Codognè: l’opera serve a regolare la piena, per evitare allagamenti, mentre un sistema automatizzato tiene sotto controllo la situazione, con l’entrata in funzione delle paratoie, di fronte a un livello d’acqua allarmante.

L’investimento complessivo richiesto è stato di 2 milioni e 800 mila euro e l’esproprio di quasi sei ettari di terreno: di questa cifra, 517 mila euro sono stati necessari per il rifacimento del ponte di via XXX Ottobre, mentre 873 mila euro e 122 mila euro sono serviti rispettivamente per il primo e il secondo bacino di laminazione e ammontano a 44 mila euro gli oneri per la sicurezza. Il tutto per 1.556.000 euro di lavori, a cui si aggiunge 1.244.000 euro di somme a disposizione.

L’opera è stata realizzata dal Consorzio di bonifica Piave, in collaborazione con le amministrazioni di San Fior e Codognè. Consorzio che si occuperà anche della manutenzione dell’opera stessa.

Attualmente, inoltre, è in fase di svolgimento la fase di sistemazione e riqualificazione ambientale del luogo, con la previsione di una seminazione di essenze erbacee, prevista per il prossimo autunno.

Come ha sottolineato Paolo Battagion, direttore generale del Consorzio di Bonifica Piave, attualmente si sta investendo sempre di più su opere che possano affrontare i cambiamenti climatici, mentre il presidente dello stesso consorzio, Amedeo Gerolimetto, ha rimarcato l’importanza del lavoro di squadra.

“I Comuni devono dialogare e fare programmi su aree vaste – ha dichiarato il sindaco di San Fior Giuseppe Maset – Unendo le forze si risolvono i problemi che non possono rimanere in capo ai singoli Comuni”.

“Siamo riusciti a sanare una situazione diventata pesante negli ultimi 15-20 anni”, ha aggiunto Lisa Tomasella, primo cittadino di Codognè. Successivamente Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto (l’Unione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) ha dichiarato che rimane un punto fermo il fatto che ci sia un’opera in grado di mettere in sicurezza il territorio, con la disponibilità di risorse a fronte di progetti ben precisi da parte dei consorzi. A tal proposito, Cazzaro ha quindi posto l’accento sulla necessaria collaborazione tra enti e consorzi: “Bisogna dare il massimo, con il supporto però di risorse, per raggiungere quel grado di tranquillità necessaria”.

Nel corso della prima parte della cerimonia in auditorium, sono state proiettate delle slides per mostrare i dettagli dell’opera realizzata, spiegate da Daniele Mirolo, dirigente dell’area tecnica e progetti del Consorzio, il quale ha ripercorso gli effetti delle maggiori calamità naturali e le tappe principali che hanno accompagnato la tempesta Vaia.

Le cause delle conseguenze più evidenti sul territorio, provocate da eventi climatici, sono state riassunte in impermeabilizzazione dei suoli, scarsa attenzione agli aspetti idraulici in passato, insufficiente manutenzione, aumento dell’intensità dei fenomeni atmosferici. Aspetti che sono stati affrontati con la costruzione di fabbricati in grado di tenere conto delle problematiche idrauliche, riduzione al minimo dei tombamenti dei corsi d’acqua, la realizzazione di opere di mitigazione di ambito urbano per evitare i picchi di piena.

All’appuntamento è intervenuto anche Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’Ambiente, Protezione civile e dissesto idrogeologico, il quale ha ricordato le tappe della tragedia di Vaia. “La sicurezza dei cittadini viene al primo posto”, ha osservato, rimarcando l’importanza di salvaguardare beni, imprese e cittadini.

Allo stesso tempo l’assessore ha fatto un riferimento al caso delle casse di espansione sulle Grave di Ciano del Montello (qui l’articolo), affermando che sul fatto si starebbe facendo “della speculazione”, che “alimenta un clima di odio”.

“Sono stato aggredito su questo tipo di opere”, ha detto senza mezzi termini l’assessore regionale, spiegando come quella inaugurata sia un esempio di quanto verrebbe realizzato nel caso delle Grave di Ciano del Montello: “Il bacino di Ciano è più ampio, ma il concetto è lo stesso. Quello di oggi è un esempio di quanto i bacini di laminazione garantiscano la sicurezza degli abitanti e un più basso impatto ambientale“.

“Trovo che ci siano delle polemiche inconsistenti, le quali a volte dimostrano la mancata conoscenza dei sistemi idraulici – ha aggiunto – Ad esempio, non è vero che il progetto  è già stato realizzato: avrà la supervisione dell’Università di Padova. Nel caso della tempesta Vaia, ad esempio, se non fossero state fatte le opere di prevenzione, i danni sarebbero stati maggiori. Ora recuperiamo decenni di eredità di inerzia”.

Presenti all’inaugurazione anche i consiglieri regionali Sonia Brescacin e Roberto Bet, assieme a rappresentanti di altri consorzi di bonifica, della Cgil, dell’Ordine degli ingegneri e degli architetti.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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