L’inclusione nella quotidianità: Erika e il suo percorso nella vita scolastica

In un mondo così complesso, dove l’inclusione rischia spesso di restare una parola più che una pratica concreta, esistono percorsi che prendono forma ogni giorno, dentro le aule di una scuola e nelle attività di una comunità.

Nella provincia di Treviso, l’associazione AIPD Marca Trevigiana, in collaborazione con l’ULSS Marca Trevigiana, promuove progetti di autonomia che mirano a favorire la partecipazione attiva delle persone con sindrome di Down alla vita sociale, scolastica e lavorativa. Si tratta di percorsi costruiti nel tempo, attraverso esperienze reali e una rete di collaborazione tra scuola e territorio.

È in questo contesto che, circa dieci anni fa, è iniziata un’esperienza all’interno della scuola dell’infanzia di San Fior. A raccontarla è la referente di plesso, Silvia Bignucolo:“ Il suo percorso è iniziato con il servizio mensa, ma nel tempo sono emerse diverse capacità che ci hanno permesso di ampliare progressivamente il suo ruolo. Oggi Erika è pienamente inserita nella vita scolastica: entra in classe, affianca le insegnanti e svolge alcune attività in autonomia. Si occupa, ad esempio, del cambio e del prestito dei libri e continua a collaborare nel servizio mensa, dove ogni giorno aiuta due bambini più grandi ad apparecchiare prima dell’arrivo dei compagni.

L’obiettivo è quello di favorire un reale percorso di inclusione, aiutando questi ragazzi a individuare un contesto in cui possano esprimere le proprie potenzialità. Nel caso di Erika, la scuola dell’infanzia si è rivelata l’ambiente più adatto, ma il lavoro dell’associazione è proprio quello di trovare per ciascuno il percorso più coerente. Non si tratta semplicemente di un inserimento lavorativo, ma di un processo più ampio: nel tempo Erika è diventata parte integrante della vita scolastica.”

Accanto a questa prospettiva, Erika Carlet inserisce anche un racconto diretto della quotidianità, fatto di gesti semplici e responsabilità concrete: “Facciamo tante attività: teatro, palestra, ballo. L’autonomia è importante: andiamo in corriera, in treno, facciamo weekend al mare e in montagna.

Ogni venerdì i bambini scelgono un libro: io scrivo su un foglio il titolo e lo porto a casa per segnarlo. In classe aiuto le maestre: faccio disegnare, colorare, aiuto i bambini a lavarsi le mani e ad andare in bagno. Alle 11.45 vado in sala pranzo con due bambini ad apparecchiare le tavole. Poi arrivano tutti gli altri bambini e i camerieri portano i piatti ai tavoli. Quando i bambini finiscono di mangiare, io insieme ai bidelli pulisco la sala pranzo: i tavoli, le sedie e il pavimento. Poi verso le due vado a casa.”

Il percorso prosegue anche al di fuori della scuola, attraverso le attività promosse dall’associazione. La partecipazione a eventi sul territorio, come cerimonie e sagre, rappresenta un’occasione per confrontarsi con contesti operativi reali. Allo stesso modo, le uscite organizzate utilizzando treno e autobus diventano strumenti per sviluppare autonomia negli spostamenti, oltre che momenti di socialità e scoperta.

Le collaborazioni con le realtà locali hanno contribuito a sostenere queste esperienze. In questo ambito si è inserita anche la partecipazione al Vinitaly, dove sono state proposte bottiglie di Raboso dell’Azienda Agricola Cecchetto Giorgio, caratterizzate da etichette decorate a mano dai ragazzi coinvolti nei progetti.

Tra le attività più significative rientrano anche i periodi trascorsi nella cosiddetta “casa del cuore” a Ponte della Priula, uno spazio dedicato alla sperimentazione della vita autonoma, così come i weekend e le settimane al mare nel mese di giugno, pensati per consolidare competenze personali e relazionali.

Tra scuola, associazione e territorio, l’inclusione prende forma nella continuità delle esperienze quotidiane, attraverso percorsi che si costruiscono nel tempo, senza enfasi ma con concretezza.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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