Domenica a Chiampo la Santa messa di dedicazione della nuova chiesa del Beato fra’ Claudio con il patriarca latino di Gerusalemme


“Aprite le porte della giustizia, entreremo a rendere Grazie al signore”.

Con questa frase si è aperta domenica 12 settembre la Santa messa di dedicazione alla nuova chiesa del beato Fra’ Claudio alla grotta di Chiampo, il luogo in cui si conclude il lungo pellegrinaggio che ripercorre le tappe delle testimonianze del Beato e che partendo da Santa Lucia di Piave si snoda per ben 189 chilometri (vedi articolo).

Il rettore del santuario di Chiampo ha dato a nome di tutta la comunità il benvenuto al vescovo di Vicenza monsignor Beniamino Pizziol e a monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, titolare di Emmaus e attuale vescovo ausiliare di Gerusalemme, nativo proprio della terra del beato, Santa Lucia di Piave.

I saluti sono andati anche a numerosi altri parroci e alle religiose presenti, per poi passare alle associazioni e alle autorità provinciali, regionali e civili, con il sindaco di Chiampo Matteo Macilotti e Luca Castellaz a rappresentare Santa Lucia di Piave.

Un pensiero è andato anche a colui che ha reso possibile il progetto e la creazione della chiesa: l’architetto francescano Padre Angelo Polesello morto nel ‘99, e che non ha potuto vedere il lavoro completato.

L’ingegner Ferruccio Facchin ha poi raccontato ai presenti la conformazione della nuova chiesa: si tratta di un santuario diocesano che dal 1867, con i frati minori, divenne un punto di riferimento per l’intera provincia francescana. L’idea di costruire una nuova chiesa nacque dall’idea di celebrare l’imminente beatificazione di fra’ Claudio.

Considerando i problemi estetici, liturgici e funzionali, il progetto dell’architetto Polesello prese pian piano forma e venne deciso di creare un luogo accogliente e semplice, in grado di trasmettere facilmente il messaggio evangelico capace di arrivare facilmente al cuore dei pellegrini così com’era l’animo del Beato.

La conchiglia parve fin da subito interessante: una forma conosciuta dalla gente per la grande presenza di fossili nell’area, e da tempo associata come simbolo al pellegrino.

Al centro del presbiterio appare il Cristo risorto che va incontro al visitatore. È un effetto ingigantito dal mosaico che fa risaltare una figura maestosa e imponente che cammina verso il pellegrino. Il dito puntato in alto indica la casa del Padre verso la quale noi, umanità nuova, siamo diretti. Vicino al volto di Cristo che la Veronica tiene in mano è collocato fra’ Claudio. Il Beato viene raffigurato in un profondo inchino che significa: rinuncio a me stesso e do la precedenza all’Altro.

Il tabernacolo è stato realizzato a forma di torre eucaristica per dire che il corpo di Cristo è la Chiesa. La struttura ottagonale richiama l’ottavo giorno e accanto alla torre c’è un angelo testimone della presenza di Dio, porta la stola da diacono e le mani avvolte da un velo, perché il mistero che brucia non si può toccare.

La chiesa, edificata tra il 2001 e il 2020, fu aperta al culto nel 2007, e la scorsa domenica 12 settembre il tempio e l’altare sono stati dedicati a Dio in onore della Beata Vergine Maria addolorata e del Beato Claudio Granzotto dal patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa.

La lettura tratta dal Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 19, è stata seguita dall’omelia del Patriarca: 

“Carissimi, sono un po’ commosso di essere in questa chiesa così grande e bella, ringrazio ancora monsignor Pizziol che mi ha delegato per questa consacrazione. Gesù è nel suo momento definitivo, sulla croce: mi sembra, guardando i mosaici, di vedere lo stesso momento, quando Maria offre Gesù al mondo”.

“In tutto il Vangelo solo chi rimane e persevera può ottenere il dono della conoscenza del Signore: ecco anche noi dobbiamo perseverare, al Signore non possiamo accedere in modo facile, dobbiamo pazientemente rimanere in attesa. Mi piace pensare che il beato Claudio abbia fatto lo stesso”.

“L’edificio che dedichiamo al tuo nome sia casa di salvezza e di grazia” ha affermato mentre venivano deposte davanti all’altare le reliquie di San Giovanni Antonio Farina, sant’Antonio di Padova, Maria Bertilla Boscardin, Giuseppina Bakhita e dei beati Federico Janssoone e Claudio Granzotto, insieme ai sassi provenienti uno dal giardino del Getsemani e uno da Calvario, offerti dalla custodia di Terra Santa. Le reliquie sono state poi sigillate all’interno dell’altare, in uno spazio dedicato. Come ultimo rito sono stati unti con il Crisma l’altare e le pareti della chiesa, poi sono stati incensati per completare la dedicazione al Beato fra’ Claudio.

L’effetto finale è stata l’accensione delle luci: fino all’ultimo momento, infatti, la chiesa era stata illuminata dalla luce naturale. Solo dopo averla dedicata al Beato è stato possibile accendere i fari e il gioco di luce che ha colpito il grande mosaico ha reso il rito ancora più solenne.

(Foto: TVA).
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