Una celebrazione importante, ricca di emozione e commozione quella di domenica 18 dicembre per la comunità di Sarmede. L’area adiacente alla chiesa e al cimitero di Montaner è stata infatti dedicata a monsignor Giuseppe Faè, e sul marciapiede antistante il cancello della Canonica è stata inaugurata una pietra d’inciampo dedicata alla sorella Giovanna Faè.
Le Pietre d’Inciampo nascono da un progetto dell’artista berlinese Gunter Demnig, a memoria diffusa di tutte le vittime della deportazione nei campi di sterminio nazisti. Il nome originario, in tedesco, è “Stolpersteine”, un sostantivo composto dal verbo “Stolpern” e dalla parola “Steine”: il primo ha il doppio significato di “inciampare” e “attivare la memoria”, la seconda equivale a pietra. Da ciò, le traduzioni in italiano di “Pietre d’Inciampo” o “Pietre della Memoria”.
Questa piccola installazione intende, infatti, restituire visibilità alle vittime attraverso la memoria di ogni singolo deportato: piccole targhe di ottone della dimensione di un sampietrino (10 cm x 10cm), sulle quali sono incisi nome e cognome, data di nascita, luogo di deportazione e data di morte, vengono poste in opera nella zona prospiciente l’abitazione della vittima.
La peculiarità del progetto è che si tratta di un monumento diffuso, in quanto le oltre 61 mila targhe depositate nel tessuto urbanistico e sociale di quasi 2 mila città europee, dal 1995, “sono come le tessere di un mosaico, come i pezzi di un puzzle che renderà possibile, in un tempo inimmaginabile, visualizzare l’orrore della deportazione e ridare dignità a chi era considerato soltanto un numero”.
Anche Montaner, Paese simbolo della Resistenza nel nostro territorio, è entrata così nel novero delle città che hanno aderito alla proposta di Gunter Demnig che, da un passo del Talmud, ribadisce: “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome“.


“Questi due fratelli hanno dato e fatto moltissimo per gli abitanti di Montaner – afferma il sindaco Larry Pizzol – schierandosi sempre dalla parte dei più deboli, degli indifesi, dei bambini, facendo della povertà e il dono al prossimo il loro abito. L’opera portata avanti con amore, dedizione e altruismo, perseguendo gli ideali di libertà e democrazia, si concretizzò non solo attraverso l’intensa attività pastorale e religiosa ma anche attraverso azioni tese a migliorare la condizione sociale della popolazione trasferendo negli animi e nelle menti delle persone il senso di Comunità, di condivisione e unità”.
“Grazie a Monsignor Faè – continua il primo cittadino – a Montaner si insediarono la Posta e l’ambulatorio medico; iniziarono a transitare i mezzi di trasporto pubblico; costruì pietra su pietra, con l’aiuto dei Montaneresi, la Scuola materna dedicata a San Giovanni Bosco”.
“Se oggi siamo quello che siamo – conclude il primo cittadino -, in parte lo dobbiamo anche a Monsignor Giuseppe e a Giovanna; è per questo che è giusto e doveroso tramandare ai posteri, anche attraverso spazi fisici, luoghi, materiali e simboli, la loro storia e il loro ricordo. Con stima e con affetto li porteremo per sempre nei nostri cuori considerandoli per sempre custodi delle nostre radici e della nostra storia”.


“È un onore per la sezione “Div.ne N. Nannetti” poter affidare a Montaner il ricordo di una donna semplice, coraggiosa e disponibile verso chiunque avesse bisogno di aiuto e di cura – dichiara la sezione Anpi di Vittorio Veneto -. Abbiamo contattato l’ufficio tedesco di Gunter Demnig e fatto preparare la Pietra, convinti dell’importanza che può avere un tassello del monumento diffuso costituito dalle Pietre d’Inciampo, anche nella nostra provincia”.
“La memoria di Giovanna si unisce a quelle dei tanti, troppi, che sono stati tolti alla vita dal nazifascismo – aggiunge -. È fondamentale per la crescita e lo sviluppo del nostro senso civico e di appartenenza ad una comunità sociale riflettere e rammentare che in un tempo relativamente vicino si è creata una situazione della storia europea in cui la disumanità, la parte peggiore dell’uomo, ha preso il potere e ha controllato il vivere di milioni di persone”.
“Ma è altrettanto doveroso – prosegue -, non dimenticare che a quella disumanità si è contrapposta la resistenza, la generosità, il coraggio di tantissime donne e tantissimi uomini che hanno superato l’ignavia e l’indifferenza e hanno contribuito a creare una società democratica”.
“Il senso della Pietra d’Inciampo – conclude – in questo preciso momento è questo: Giovanna non si fermò di fronte alla confusione e alla paura, agì come le dettavano i valori di solidarietà, giustizia e amore per gli altri che costituiscono la nostra “umanità” ma anche ciò che permea la nostra Costituzione. Ora è il nostro tempo per non rendere del tutto vano il suo, il loro sacrificio”.
(Foto: Larry Pizzol).
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