“Coltivare biodiversità”: tradizione, ricerca e futuro per la viticoltura del Veneto con il progetto “Radici d’Uva”

E’ stato presentato nella serata di mercoledì scorso, nella sala polifunzionale del Comune di Sernaglia della Battaglia, il progetto “Radici d’Uva“, finanziato dal Gal Alta Marca.

Al tavolo dei relatori si sono alternati gli interventi di Giuseppe Carlet, presidente del Gal Alta Marca e del direttore, Michele Genovese, della vicesindaca di Sernaglia, Eleonora Antoniazzi, dell’architetto Enrico De Mori (moderatore), delle dottoresse Manna Crespan ed Elisa Angelini, del direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Diego Tomasi, della dirigente scolastica dell’istituto Beltrame di Vittorio Veneto, Letizia Cavallini, e di Debora Donadel per conto del Distretto del Cibo della Marca trevigiana, ente capofila.

Il Veneto custodisce un prezioso patrimonio di antiche varietà viticole, oggi minacciato dalla progressiva perdita della biodiversità agricola e dall’omologazione delle colture. Questo progetto nasce proprio per recuperare, conservare e valorizzare vitigni storici e varietà resilienti del territorio attraverso attività di ricerca, coltivazione sperimentale, formazione ed educazione ambientale.

Tra le iniziative previste: la realizzazione di un orto didattico dedicato alla Vitis Labrusca, la creazione di un vigneto sperimentale con antichi vitigni a rischio di estinzione, laboratori e attività formative con il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Beltrame, la promozione della filiera corta e della cultura del territorio.

Particolare attenzione, nell’ambito del progetto, è dedicata al Manzoni Bianco 6.0.13, storico vitigno creato a Conegliano dal prof. Luigi Manzoni, simbolo dell’eccellenza vitivinicola locale e candidato a un importante percorso di valorizzazione e riconoscimento e alla Vitis Labrusca resistente alle malattie della vite per una agricoltura sostenibile.

Preservare la biodiversità significa tutelare il paesaggio, la cultura e il futuro dell’agricoltura delle nostre colline. I partner de progetto Radici d’Uva sono: Distretto del Cibo della Marca Trevigiana (Capofila), CREA – Centro di Ricerca per la Viticoltura ed Enologia, Consorzio Tutela del Vino Conegliano-Valdobbiadene Prosecco, Cantina Produttori Fregona S.C.A., I.P.S.S.E.O.A. Alfredo Beltrame, AZ. Agricola Col Miotin di Bottega Antonio, AZ. Agricola Giada Traina, Soc. Agricola Cal de Mez S.S., Comune di Sernaglia Della Battaglia.

“Siamo arrivati alla presentazione di uno dei primi progetti finanziati dal Gal Alta Marca – ha spiegato il presidente Giuseppe Carlet – Grazie al nostro finanziamento ne sono nati quattro: oltre a questo di ‘Radici D’Uva’ c’è anche un progetto in Destra Piave con i tesori del Grappa, un altro a Combai, con capofila la cooperativa Agri Combai, che riguarda la coltivazione di marroni, il recupero dei boschi, e infine un progetto che riguarda la filiera della soppressa”.

“Sono tutti progetti importanti che vanno a comprendere tutti i prodotti tipici del territorio – ha proseguito Carlet – Io continuo a ricordare che la promozione e la valorizzazione dei prodotti tipici, anche dal punto di vista economico, sono determinanti affinché le aziende agricole rimangano sul territorio, mantenendo così un territorio salubre, ecosostenibile e fruibile a tutti: non solo ai residenti, ma anche ai turisti che ci vengono a trovare. Quindi ritengo che questi progetti finanziati dal Gal Alta Marca sulle filiere del cibo siano determinanti come molti altri da noi abbiamo realizzati proprio per il territorio, perché uniscono e consentono di creare dei forti partenariati che vanno a comprendere sia scuole che università, passando dalle aziende agricole, per cui io credo che abbiamo fatto un grande lavoro proprio per portare un beneficio al territorio”.

“Una delle novità di questa programmazione leader del Gal Alta Marca è il finanziamento di quattro comunità locali del cibo e della biodiversità – ha specificato il direttore Genovese – Si tratta di gruppi di cooperazione, quindi soggetti di mondi diversi, che collaborano per valorizzare dei prodotti agroalimentari tipici del nostro territorio. Queste quattro comunità riguardano i vitigni storici, e questa sera c’è proprio l’evento di ‘Radici d’Uva‘ che presenta il progetto, poi abbiamo i ‘Tesori del Grappa‘, in particolare i formaggi, poi abbiamo la ‘Sopressa dell’Alta Marca Trevigiana‘ con una comunità promossa con capofila Coldiretti e una comunità con capofila L’Agri Combai, sul tema del castagno e dell’ulivo. Quindi questo è un modo ulteriore, insieme al Distretto del Cibo, per valorizzare queste eccellenze agroalimentari del nostro territorio”.

“Il nostro non poteva altro che essere un contributo legato a quelli che sono gli scopi del Consorzio, quindi in primo luogo un approfondimento su quello che è il vitigno glera, un approfondimento storico su quelle che sono le varietà che fino a 50-60 anni fa erano molto presenti nel nostro territorio – ha sottolineato il diretto del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Docg, Diego Tomasi – Quindi sto parlando degli autoctoni, la realizzazione del famoso e antico vigneto all’interno della nostra villa Brandolini e poi, come ultimo contributo, non dimentichiamo anche il professor Manzoni che, 60-70 anni fa, ha creato questo bellissimo Incrocio Manzoni 6013. E quindi vogliamo ancora dare nuova voce a una varietà che sempre di più si sta dimostrando tra i grandi vitigni internazionali e questo è anche dovuto al fatto che, nonostante il cambio climatico, l’Incrocio Manzoni 6013 sostiene una ottima acidità nonostante l’aumento di temperatura”.

“L’istituto in questo progetto ha il ruolo di valorizzare alcune produzioni, alcuni vitigni non vinifici, in modo particolare cercando di trarre dai frutti dei prodotti molto prelibati, quali potrebbero essere delle gelatine, delle confetture – ha spiegato la dirigente del Beltrame, Letizia Cavallini – Ma non solo dai frutti, abbiamo in essere infatti una sperimentazione che potrebbe portarci alla definizione anche di prodotti utilizzando le foglie delle viti, quale il Clinton o l’Uva Isabella. Faremo questo, ovviamente, con un obiettivo strettamente didattico che è quello di far comprendere come la filiera agroalimentare si integri con quella della ristorazione e per cercare di stimolare i ragazzi a percorsi di sostenibilità nell’ambito della ristorazione e della valorizzazione del proprio territorio”.

“Il progetto prevede appunto una particolare attenzione a quelli che sono i prodotti che non hanno bisogno di trattamenti o di minimi trattamenti e Sernaglia ne fa parte con alcune attività produttive agricole che avranno la creazione di un orto didattico sperimentale per analizzare questa tipologia di piante”, ha concluso la vicesindaca Antoniazzi.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Michela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts