Electrolux taglia: previsti 1.700 esuberi. Sindacati sul piede di guerra, domani sciopero

Electrolux Group ha avviato un nuovo percorso di riorganizzazione industriale in Italia che potrebbe avere pesantissime ricadute occupazionali. L’azienda ha annunciato oggi un piano di ottimizzazione del proprio assetto produttivo e organizzativo che coinvolgerà tutti i cinque stabilimenti italiani e che, secondo le stime attuali, interesserà circa 1.700 posizioni lavorative.

La comunicazione è arrivata nel corso dell’incontro odierno tra azienda e organizzazioni sindacali, durante il quale il gruppo ha illustrato le linee guida del nuovo piano industriale italiano inserito in una strategia globale di ristrutturazione. Obiettivo dichiarato da Electrolux è quello di riportare la redditività operativa del gruppo sopra il 6%, dopo anni di difficoltà del settore degli elettrodomestici in Europa, caratterizzato da domanda debole, aumento della concorrenza asiatica, costi energetici elevati e margini sempre più ridotti.

Nel suo intervento, l’amministratore delegato Italia Ranieri ha spiegato che il piano rientra in una più ampia riorganizzazione mondiale che punta a rendere il gruppo più agile e competitivo. Tra le decisioni già prese a livello internazionale figurano la partnership con Midea in Nord America, la chiusura dello stabilimento di Santiago del Cile e quella di Jászberény, in Ungheria. Una scelta, quest’ultima, che renderà Susegana l’unico stabilimento europeo del gruppo dedicato alla produzione di frigoriferi.

Il quadro del mercato europeo presentato dall’azienda è stato definito estremamente critico. Per quanto riguarda gli stabilimenti italiani, Electrolux ha delineato un nuovo assetto produttivo sito per sito. A Susegana sarà confermato il focus sui frigoriferi da incasso premium con tre linee produttive operative a giornata, senza però aumenti di volumi. A Porcia il focus sarà sulle lavatrici con lo stop alla produzione delle lavasciuga. A Solaro si punterà sulle lavastoviglie di alta gamma, mentre a Forlì continuerà la produzione di forni con l’interruzione di quella dei piani cottura a gas.

La situazione più delicata riguarda però Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove l’azienda ha dichiarato “non più sostenibile” la produzione di cappe in Italia annunciando di fatto la dismissione dello stabilimento.

Durissima la reazione dei sindacati. La comunicazione relativa a Cerreto d’Esi ha provocato una forte contestazione da parte delle organizzazioni sindacali che accusano l’azienda di aver progressivamente svuotato negli anni lo stabilimento di volumi e competenze.

“Il piano è respinto ed è inaccettabile in questa sede”, ha dichiarato Tibaldi della FIOM, chiedendo l’immediato trasferimento del confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La FIOM ha inoltre proclamato lo stato di agitazione permanente in tutti gli stabilimenti del gruppo e annunciato le prime otto ore di sciopero.

Critica anche la UILM, con Ficco che ha definito il piano “penalizzante per le parti sociali e rinunciatario sul piano industriale”. Sulla stessa linea anche Nobis della FIM, che ha ricordato come già nel 2022 i lavoratori avessero affrontato circa 1.500 esuberi e accordi difficili per salvaguardare l’occupazione. “Cerreto non si chiude”, ha ribadito il sindacalista, chiedendo di individuare produzioni alternative per mantenere attivo il sito marchigiano.

“Un piano inaccettabile. Per affrontare le difficoltà del settore servono investimenti, innovazione e una strategia industriale, non il taglio dei posti di lavoro. Contrasteremo senza alcuna esitazione una decisione irricevibile che rischia di impoverire ulteriormente il tessuto produttivo e sociale del Paese e del nostro territorio”: durissima anche la reazione di Alessio Lovisotto, segretario generale della Fim Cisl Belluno Treviso, dopo l’annuncio da parte di Electrolux del nuovo piano di ristrutturazione.

Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e proclamato otto ore di sciopero nazionale, che saranno articolate nei diversi stabilimenti del gruppo. Già domani, martedì, le lavoratrici e i lavoratori della fabbrica di Susegana incroceranno le braccia con un presidio previsto fin dalle prime ore del mattino davanti ai cancelli della fabbrica.

“Sapevamo che il contesto fosse difficile – prosegue Lovisotto – tra rallentamento dei consumi, crisi del mercato europeo degli elettrodomestici e aumento della competizione internazionale. Ma nessuno poteva immaginare un piano di queste dimensioni e con un impatto sociale così devastante. Non si può pensare di affrontare una fase di trasformazione industriale scaricando tutto sui lavoratori. Ridurre drasticamente gli organici significa indebolire il sistema produttivo proprio nel momento in cui servirebbe invece rafforzarlo, puntando su innovazione, sostenibilità, qualità del prodotto e valorizzazione delle competenze”, prosegue Lovisotto, che conclude: “Difendere il lavoro significa difendere il futuro del territorio. Chiediamo che il Governo apra immediatamente un confronto nazionale con l’azienda e le organizzazioni sindacali. Electrolux deve spiegare quali prospettive industriali intende garantire al Paese e ai suoi stabilimenti italiani. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo delle difficoltà siano ancora una volta i lavoratori”.

“La crisi del settore non lasciava presupporre un pesantissimo piano di ristrutturazione come quello che è stato presentato dall’azienda – commenta amaramente Manuel Moretto, segretario generale della FIOM CGIL di Treviso -. L’annunciato taglio occupazionale apre a una forte preoccupazione anche per quello che si potrebbe leggere come un segnale di disinvestimento produttivo di Electrolux, una tra le maggiori realtà produttive in provincia, a Susegana, tradendo il progetto da oltre cento milioni di euro avviato neppure tre anni fa”.

“Rifiutiamo categoricamente una prospettiva di tagli così pesanti e dal fortissimo impatto occupazionale e sociale – aggiunge il segretario generale della FIOM CGIL trevigiana -. Per questo come federazioni dei metalmeccanici abbiamo chiesto con estrema urgenza un incontro al Mimit per affrontare questa fase, anche alla luce della crisi del mercato dell’elettrodomestico, e fin da domani daremo forma alla protesta dei lavoratori e delle lavoratrici con le prime otto ore di sciopero e un presidio dalle prime ore del mattino e fino alle ore 16 ai cancelli dello stabilimento di Susegana”.

“Serve subito un intervento del Governo perché nei territori non vengano falcidiati i posti di lavoro, le professionalità e le prospettive produttive – conclude Manuel Moretto -, perché per affrontare la crisi generale del comparto si prevedano immediatamente investimenti e azioni di rilancio industriale”.

Cgil annuncia “domani martedì 12 maggio sciopero dei dipendenti del Gruppo di 8 ore e presidio organizzato dalle RSU di fronte allo stabilimento di Susegana dalle ore 4.30 del mattino alle ore 16”.

Electrolux ha ribadito che l’Italia “resta un Paese strategico” per il gruppo grazie alla forte presenza industriale e alle competenze nello sviluppo prodotto, assicurando che ogni impatto occupazionale sarà gestito attraverso il confronto con sindacati e istituzioni e con l’obiettivo di limitare il più possibile le ricadute sociali.

“Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy segue con la massima attenzione la situazione relativa a Electrolux, alla luce dell’annuncio degli esuberi e del piano di riorganizzazione industriale che coinvolge diversi stabilimenti sul territorio nazionale – si legge in una nota governativa -. Il Dicastero intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l’azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile e garantire il massimo coordinamento tra le parti coinvolte. Come di consueto, il Mimit seguirà fin da subito la situazione con il massimo impegno, con l’obiettivo di favorire soluzioni condivise tra le parti, in un quadro che assicuri la tutela dell’occupazione e la continuità produttiva”.

(Autore: Simone Masetto)
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