“Mai avere paura di avere coraggio”: inaugurata la mostra in ricordo di don Giuseppe Faè

La sala scelta di Villa Altan (sede della biblioteca comunale di Gaiarine), nella frazione di Campomolino, ha contenuto a stento il numeroso pubblico accorso per l’inaugurazione della mostra fotografica “Mai avere paura di avere coraggio” (aperta fino al 28 marzo), dedicata alla figura di don Giuseppe Faè (4 marzo 1885 – 1° dicembre 1966), originario proprio di Campomolino.

Don Giuseppe Faè

L’iniziativa è stata pensata a 60 anni dalla morte del sacerdote e ha unito le diverse comunità di Gaiarine e Sarmede, dove ha operato, senza dimenticare i 12 anni da parroco condotti anche a Corbanese (dal 1912 al 1924), frazione del Comune di Tarzo.

L’iniziativa è inserita all’interno della rassegna “Oltre”, prevista a Gaiarine fino al prossimo 27 marzo, organizzata dall’Unità pastorale e dall’associazione La Corrente. Tutto con il patrocinio di Comune, Provincia di Treviso e Regione Veneto.

La mostra prende il nome da uno dei detti tipici del sacerdote e ha visto la presenza del sindaco di Gaiarine Diego Zanchetta, del primo cittadino di Sarmede Larry Pizzol, del consigliere regionale Sonia Brescacin, del parroco di Montaner don Mauro Cettolin don Fabrizio Casagrande dell’Unità Pastorale di Gaiarine.

“Questa è l’occasione che sta cementificando la relazione tra due comunità – il commento del primo cittadino di Gaiarine Diego Zanchetta – Più avanti ci sarà l’inaugurazione di un momento di ricordo: sono orgoglioso del fatto che ci siano delle persone che portano avanti delle idee”.

“La mostra è legata a una figura importantissima: don Giuseppe fu fondamentale a Montaner, perché molto vicino alla comunità – ha affermato il sindaco di Sarmede Larry Pizzol – Lo spartiacque fu quel marzo 1944 in cui venne incarcerato con la sorella Giovanna. Ha donato la sua vita per la crescita della comunità”.

A presentare l’inaugurazione è stato Michele Gottardi, presidente del Comitato Biblioteca di Gaiarine (promotore della mostra con la parrocchia di Montaner), che conta al suo interno Erika Buso, Fortunata Carlet, l’assessore alla Cultura Valentina Pezzin e Lara Corsini, la quale si è occupata da vicino di tutta la rassegna Oltre.

Non sono mancati in platea Alpini, Bersaglieri e rappresentanti di varie associazioni locali.

A ricostruire le tappe della biografia di don Faè è stato don Alessio Magoga, direttore dell’Azione.

Nato a Campomolino, all’interno di una famiglia di quattro fratelli, don Giuseppe Faè venne ordinato sacerdote nel 1909 e partecipò alla Prima guerra mondiale come cappellano militare degli Alpini, rifiutando di ricevere i gradi.

Sensibile verso le persone più umili e fragili, nel primo dopoguerra divenne direttore del settimanale diocesano “L’Azione” dal 1922 al 1926. Nel 1922 divenne anche segretario della giunta delle associazioni cattoliche, realtà di cui andò a ricoprire anche la posizione di presidente nel 1924.

Gli anni da direttore dell’Azione coincisero con il periodo complesso segnato dall’ascesa al potere del Fascismo: se da un lato era difficile poter fare degli interventi politici sulla stampa, dall’altra don Faè invitò Benito Mussolini proprio da quelle pagine a prendere le distanze dalle parole pronunciate dall’onorevole Roberto Farinacci, il quale sosteneva l’operato degli squadristi fascisti.

Questo lo portò verso uno spiacevole episodio: il 1° novembre 1926 don Faè, assieme ad altri sacerdoti e laici, venne portato in piazza a Vittorio Veneto, dove il gruppo fu oggetto di insulti e di sputi da parte degli squadristi.

Da lì non fu più il direttore dell’Azione e nel 1927 venne inviato “in confino ecclesiastico” (una sorta di confino cautelativo, al riparo da critiche e altri episodi del genere) a Montaner.

In quel luogo il sacerdote si spese totalmente per le esigenze della comunità, sia a livello sociale che pastorale, occupandosi della costruzione dell’asilo “San Giovanni” (inaugurato nel 1942 e poi ampliato con la costruzione di un teatro e di un orfanotrofio attivo fino ai primi anni Cinquanta) e della realizzazione dei servizi essenziali.

Al suo fianco c’era la sorella maggiore Giovanna, quest’ultima impegnata nell’attività di catechismo ed educazione delle ragazze.

Secondo quanto emerso durante la serata d’inaugurazione, don Giuseppe Faè era molto attivo, con fitte corrispondenze tese a far arrivare i servizi necessari a Montaner. Era impegnato nell’elargire benedizioni e nei riti di esorcismo, nonché conosciuto per il suo linguaggio verbale e paraverbale.

“Avere coraggio è una questione di scelta, senza farsi schiacciare dalla paura” erano le sue parole. E lui di coraggio ne ebbe molto, specialmente nel corso della Seconda guerra mondiale: dopo l’8 settembre 1943 intensificò la sua attività nella Resistenza, collaborando con Giovanbattista Bitto “Pagnoca”, nella creazione del primo nucleo partigiano nella zona del Vittoriese, il Gruppo Brigata Vittorio Veneto, poi confluito nella futura divisione Nannetti.

Purtroppo, il 27 marzo del 1944 don Faè venne arrestato insieme alla sorella per attività antifascista ed entrambi condotti a Udine, dove vennero processati e condannati a morte dai nazifascisti. Il sacerdote riuscì a salvarsi, per intercessione dei vertici ecclesiastici: fu infatti graziato e confinato nel seminario di Vittorio Veneto.

Quella brutta esperienza gli valse il soprannome di “don Galera”: furono oltre 400 giorni di prigionia, che si conclusero con il suo ritorno in parrocchia il 3 maggio 1945.

La stessa sorte non toccò, però, alla sorella Giovanna: deportata ad Auschwitz e in seguito a Ravensbrück, morì nel tragitto tra quest’ultimo lager e il campo di concentramento di Dachau.

A ricordarla c’è una pietra d’inciampo (la prima posta in provincia di Treviso) collocata all’esterno della canonica di Montaner, luogo di residenza della stessa Giovanna e di don Faè, dove entrambi vennero arrestati.

Nel 2005 è stato realizzato il monumento ai fratelli Faè, opera di Antonio Bottegal.

Don Giuseppe Faè morì il 1° dicembre 1966 a Montaner, dove è stato sepolto.

La mostra a lui dedicata sarà aperta fino al 28 marzo, il martedì e giovedì dalle 15 alle 19, il venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e sabato 28 marzo dalle 15.30 alle 18.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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