Più turisti nella Marca, ma gli alberghi cercano personale. Cher: “L’ospitalità è il lavoro più bello del mondo”

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Il turismo nella Marca trevigiana continua a crescere e il territorio si sta affermando come destinazione, non più soltanto come tappa intermedia verso Venezia o le Dolomiti. A trainare il settore sono soprattutto il passaparola, i collegamenti più efficienti e l’interesse per le Colline del Prosecco, l’enogastronomia, gli eventi culturali e i nuovi mercati internazionali. Restano però aperte alcune criticità, a partire dalla carenza di personale qualificato e dal peso delle bollette energetiche.

A tracciare il quadro è Giovanni Cher, presidente di Federalberghi Treviso, che individua nella soddisfazione dei visitatori uno dei principali motori della crescita. “Il principale punto di forza è il passaparola – spiega Cher –. La gente che viene, che è venuta, ne parla bene, è contenta e quindi o ritorna oppure lo consiglia agli amici. Dice: vai, perché è un bel posto, una bella città, una bella provincia, con tanti luoghi da vedere”.

Alla promozione spontanea si aggiungono gli investimenti realizzati negli ultimi anni sul fronte dei collegamenti. La crescita dell’aeroporto di Treviso, con voli diretti verso numerose città europee, ha ampliato le possibilità di raggiungere la Marca. Sul fronte stradale, invece, la Pedemontana Veneta ha reso più agevoli gli spostamenti all’interno del territorio e verso le province vicine.

A cambiare sono state anche le abitudini dei viaggiatori. Secondo Cher, la pandemia ha segnato uno spartiacque: alla ricerca delle destinazioni più note si è affiancato un interesse crescente verso luoghi meno affollati e territori ancora da scoprire.

“Prima del Covid era importante andare tutti a vedere le stesse cose – osserva –. Dopo si è cominciato a cercare posti nuovi, meno frequentati, dove poter conoscere una destinazione interessante senza essere in mezzo a tantissima gente”. In questo scenario Treviso sta riuscendo a trattenere una quota maggiore dei viaggiatori che arrivano attraverso il suo aeroporto. “Una volta si atterrava a Treviso e si prendeva il pullman diretto a Venezia – racconta Cher –. Oggi una buona parte di chi arriva ama fermarsi qualche giorno, se non addirittura trascorrere tutta la vacanza nel nostro territorio”.

Tra le principali attrazioni ci sono le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Il riconoscimento Unesco è arrivato poco prima della pandemia, ma le restrizioni hanno rallentato le ricadute turistiche iniziali. Con la ripresa dei viaggi, però, l’interesse internazionale si è tradotto in nuovi arrivi. “Quando il turismo è ripartito tutti volevano vedere queste colline così nominate e conosciute – sottolinea Cher –. È la parte della nostra provincia che sta registrando la crescita maggiore dei flussi turistici”.

A rafforzare la visibilità della Marca contribuiscono anche i grandi appuntamenti e gli eventi culturali. Cher cita l’attenzione generata dalle Olimpiadi di Milano – Cortina e il ruolo che il territorio trevigiano può svolgere lungo la direttrice verso le Dolomiti.

Un richiamo importante arriva inoltre dalle mostre ospitate a Treviso, in particolare quelle curate da Marco Goldin. Un altro elemento decisivo è l’enogastronomia: Prosecco, tiramisù e radicchio sono diventati ambasciatori del territorio. “Il tiramisù è un brand mondiale – ricorda Cher – e poi ci sono il radicchio, tutte le specialità del nostro territorio e naturalmente il Prosecco, che ormai è un marchio assolutamente internazionale”.

Gli italiani rappresentano la componente principale delle presenze complessive, anche per il peso del business travel. La provincia ospita infatti un tessuto imprenditoriale particolarmente sviluppato, capace di generare un significativo movimento di persone legato al lavoro.

Guardando invece al turismo straniero, la Germania resta uno dei mercati storicamente più importanti. “Probabilmente il primo turista straniero che viene nella nostra provincia è il tedesco. Ama le nostre colline, le nostre città e l’enogastronomia”.

Seguono gli austriaci, mentre sono in aumento i visitatori provenienti dai Paesi collegati direttamente con Treviso, tra cui Regno Unito e Francia. Anche l’Europa orientale sta diventando un mercato interessante.

Particolare attenzione viene riservata alla Cina. I collegamenti intercontinentali con Venezia stanno contribuendo, secondo Cher, alla crescita di questo segmento. “Il cliente cinese è molto curioso, è destinato a crescere nei prossimi anni e sicuramente sarà uno dei mercati che si svilupperanno maggiormente nel nostro territorio”.

La permanenza media dei turisti, spiega il presidente, si aggira attorno alle 2-3 notti. Diverso è il caso di chi raggiunge la Marca per motivi professionali, con soggiorni che possono essere più lunghi.

Alla crescita dei flussi si accompagna la trasformazione dell’offerta ricettiva: il comparto alberghiero è stato tra quelli più colpiti dalla pandemia, con lunghi periodi di chiusura e la perdita di una parte del personale. Molte strutture hanno però utilizzato quella fase per rinnovarsi. “Molti colleghi hanno approfittato della pausa per ristrutturare le proprie strutture, renderle più efficienti, attuali e moderne” spiega Cher.

Gli investimenti sono serviti anche a rispondere alla crescita delle locazioni turistiche brevi, che negli ultimi anni hanno rappresentato una concorrenza significativa per gli alberghi. Per Federalberghi resta fondamentale che tutti gli operatori attivi nello stesso mercato siano sottoposti a regole comparabili, anche sul piano fiscale.

La difficoltà principale rimane però quella legata al personale. Durante gli anni della pandemia molti lavoratori hanno lasciato il comparto per scegliere professioni diverse, e oggi recuperarli non è semplice. “Nel mondo dei servizi il personale è tutto – sottolinea Cher –. Una buona parte l’abbiamo persa durante quei due anni e mezzo senza lavoro. Molti hanno preferito fare altre scelte e oggi spiegare a un giovane che deve lavorare il sabato o la domenica non è così facile”.

Per il presidente di Federalberghi Treviso pesa anche la carenza, in Italia, di percorsi formativi di alto livello dedicati all’ospitalità, soprattutto per le figure manageriali. Cher guarda al modello svizzero e chiede maggiori investimenti nella preparazione professionale, in un Paese che considera il turismo uno dei propri settori strategici.

Gli albergatori chiedono inoltre maggiore flessibilità nella gestione del lavoro per affrontare la stagionalità. In provincia di Treviso, durante l’estate, la necessità di personale aumenta, mentre tende a diminuire nei mesi autunnali e invernali.

Accanto al lavoro c’è poi il problema dell’energia: gli alberghi sono strutture caratterizzate da consumi elevati, dovendo garantire climatizzazione, riscaldamento e numerosi altri servizi. Dopo il personale, l’energia rappresenta una delle principali voci di costo.

Molti operatori hanno investito nell’efficientamento e nelle fonti rinnovabili, ma non sempre gli interventi sono realizzabili, soprattutto negli edifici situati nei centri storici, dove vincoli e autorizzazioni possono limitare le possibilità di modifica.

Guardando al futuro, Cher mette le persone prima della tecnologia: “La digitalizzazione è un mezzo, ma il futuro è la formazione e la preparazione del personale. La forza di un albergo o di chi svolge un’attività ricettiva è avere personale professionale, preparato e capace di accogliere nel migliore dei modi l’ospite”.

Da qui l’invito rivolto alle nuove generazioni che stanno valutando una carriera nel settore dell’ospitalità: “Venite a farlo, perché è il lavoro più bello del mondo”.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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