Il dissing sulla chat WhatsApp, con qualche commento probabilmente non gradito. Poi l’appuntamento per “chiarirsi”, o meglio regolare i conti.
Ci sarebbero futili motivi, in sostanza, all’origine della violenta lite finita nel sangue di ieri pomeriggio, martedì, a Treviso. Un alterco sfociato in una brutale aggressione con il coltello, che ha portato all’arresto di un 16enne trevigiano, incensurato, per il reato di lesioni personali aggravate.
E’ successo tutto intorno alle 17.30 all’incrocio tra via Manzato e via Terraglio, nel quartiere San Zeno, a ridosso del cavalcavia ferroviario. Due ragazzi, un 16enne e un 18enne trevigiano, avrebbero iniziato a litigare in strada, fino a quando non è spuntato un coltello.
A quel punto il minorenne ha aggredito il rivale, colpendolo con quattro fendenti e ferendolo all’altezza del polmone, del fegato e di entrambi gli avambracci. Quest’ultimo avrebbe anche tentato una disperata difesa, brandendo una bottiglia di birra di cui sono stati trovati a terra numerosi cocci.
Poi la fuga, il sangue a terra e il ferito che si accascia. E che, con le ultime forze, riesce a richiamare l’attenzione di una Volante della Polizia di passaggio, riferendo di essere stato accoltellato da un conoscente. Gli agenti si fermano e danno l’allarme.
Sul posto si sono portati i sanitari del Suem 118 con un’ambulanza, una pattuglia dei Carabinieri e altre Volanti dalla Questura. Il ferito è stato soccorso e portato d’urgenza al Pronto soccorso del Ca’ Foncello, in condizioni di media gravità, e successivamente sottoposto a un intervento chirurgico (la prognosi per lui è di 45 giorni). Non è in pericolo di vita.
La vittima è riuscita a fornire agli agenti il nome e una descrizione dell’aggressore, che è stato rintracciato poco dopo vicino l’istituto Duca degli Abbruzzi in compagnia di altri quattro coetanei che avevano assistito al fatto. Grazie anche alle loro testimonianze, gli agenti si sono messi sulle tracce dell’aggressore riuscendo a fermarlo e ad arrestarlo.
Nel frattempo il trambusto ha attirato l’attenzione di residenti e turisti. La strada è stata chiusa e transennata, con una pattuglia dell’Esercito impegnata nel servizio “Strade Sicure” a fare servizio d’ordine.
Sul posto sono poi intervenuti anche gli investigatori della Squadra mobile e i tecnici della Scientifica per i rilievi del caso, tra lo sconcerto e la paura dei presenti.
Su disposizione della Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni di Venezia, il 16enne arrestato è stato portato in un Centro di Prima Accoglienza.
Il commento del sindaco Mario Conte
“La cosa che dispiace di più è legata all’età dei protagonisti, questo è preoccupante nel senso che se utilizzano questi modi per dirimere delle questioni nate, mi pare di aver capito in un gruppo WhatsApp, la cosa francamente è molto inquietante – le parole del sindaco di Treviso, Mario Conte -. Erano giovani, giovani del quartiere, quindi è un episodio che esce anche dalle dinamiche dell’insicurezza creata dagli extracomunitari. In questo caso sono proprio giovani nella nostra città, nel quartiere di San Zeno, che hanno deciso di farsi giustizia da soli per questioni futili nati all’interno di un gruppo WhatsApp”.
“Questo deve far riflettere tutti, a partire dal sindaco, fino alle famiglie. Innanzitutto auguro buona guarigione alla vittima e spero che i responsabili di questa aggressione paghino per quello che hanno commesso. Dopodiché dobbiamo anche capire come mai i giovani manifestano il loro disagio con questa violenza, con questi atti che sono atti criminosi”.
“Quindi è una riflessione che dobbiamo fare come comunità, dobbiamo tutti quanti chiedere, chiederci il perché di queste situazioni e soprattutto non dobbiamo pensare che i nostri figli siano esenti da questo tipo di situazione. Ognuno di noi deve far di più, a partire dal sottoscritto”.
Una riflessione poi, alla luce di quanto accaduto, sulle “zone rosse“.
“Sì, possiamo continuare a parlare di zona rossa. Poi questo episodio non c’entra assolutamente nulla con il tema, ma se volete parliamo di zona rossa. Io sono favorevole ad alzare il livello di sicurezza di tutta la città, dei quadranti, quelli un po’ più problematici – proseguito il primo cittadino – Però è vero che è successo con dei ragazzi di San Zeno, potevano essere ragazzi di San Paolo, di San Pelajo, di Fiera e quindi cosa chiediamo? Una zona rossa in ogni luogo dove succede un episodio. Ecco, io lascio ovviamente al dibattito politico queste richieste. Io invece sono molto più preoccupato degli aspetti sociali di questo episodio”.
“Ovviamente sulla sicurezza ci lavoriamo, lavoriamo con le Forze dell’ordine, con le telecamere, con i presidi, però dobbiamo lavorare anche da un punto di vista culturale e sociale perché evidentemente c’è qualcosa che manca e qualcosa che sfugge nelle dinamiche psicologiche dei nostri ragazzi”.
“Come Comune possiamo intervenire rafforzando il senso di responsabilità, i percorsi educativi e dobbiamo responsabilizzare anche i genitori. Non voglio ovviamente puntare il dito, non voglio scaricare la responsabilità, però evidentemente i contenuti che passano nelle serie tv, nei social network, nei videogiochi portano a questo tipo di situazioni”.
“Io sono fortemente convinto che l’emulazione sia un aspetto e che quindi ci sia una carenza educativa non solo da parte dei genitori ma proprio di tutta la società che deve essere arginata – ha concluso il sindaco – Dispiace perché parliamo di ragazzi davvero appena maggiorenni o addirittura minorenni che hanno davanti una vita e che avrebbero tutti gli strumenti per poter discutere, far crescere amicizie, anche non essere d’accordo ma certamente non affrontarsi in questi modi e su questo io voglio insistere. Ricordo che abbiamo la stragrande maggioranza di nostri giovani che sono assolutamente bravi, impegnati nel mondo dello sport, della cultura, del volontariato, però non dobbiamo dimenticare anche questa minoranza di giovani che manifesta un disagio abbastanza evidente con questi modi”.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Qdpnews.it. Video: Alessandro Lanza)
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