L’arte e la cultura trevigiana tornano a splendere: dalla Pala di Capriolo alla Chiesa di San Francesco

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Ieri martedì si è tenuta la cerimonia di restituzione della pala “Assunzione della Vergine”, al Duomo di Treviso. L’opera di Domenico Capriolo, noto pittore del Cinquecento, era esposta nella chiesa fino al 2019, anno in cui è stata rimossa per essere sottoposta a un delicato e necessario intervento di restauro per motivi di conservazione.

All’evento erano presenti il Vescovo monsignor Michele Tomasi, il parroco del Duomo monsignor Mario Salviato e il direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Arte sacra don Paolo Barbisan. La cerimonia è stata accompagnata dai violinisti Federico Lorenzon e Teresa Storer, che hanno allietato i numerosi presenti eseguendo alcuni brani tra i vari interventi dei relatori.

Il restauro della pala è stato interamente finanziato da Daniela Chinaglia e Giorgio De Conti in ricordo dei propri genitori. Ad occuparsi materialmente del ripristino sono stati i restauratori Roberto Saccuman e Marta Schiavinato, che si sono presi cura dell’opera a 360 gradi: dalla cornice al supporto ligneo, fino alla realizzazione della nuova parchettatura di sostegno. Da oggi, il capolavoro potrà continuare a essere ammirato in tutto il suo splendore.

La storia del pittore

Domenico Capriolo, nato nel 1494 probabilmente in area lombarda, dopo un periodo di permanenza a Venezia si trasferisce stabilmente a Treviso dal 1517, convolando a nozze con Camilla, figlia del pittore Pier Maria Pennacchi. Qui la sua attività artistica è limitata ad appena un decennio, interrotta tragicamente dalla morte prematura dell’artista, assassinato il 3 ottobre 1528 con un colpo di archibugio dal secondo marito della suocera, per dissidi legati alla dote della moglie Camilla.

La formazione artistica del Capriolo risente della tradizione veneziana derivata da Giovanni Bellini, con qualche sentore di giorgionismo, tuttavia l’influsso più evidente nella sua produzione spetta a Palma il Vecchio, mentre a Treviso riceve inizialmente qualche suggestione dalle opere del suocero Pier Maria Pennacchi. Nella pala dell’Assunzione della Vergine, commissionata nel 1520 per l’altare della prebenda dei Baldacchini nella cattedrale di Treviso, l’artista raggiunge uno dei suoi risultati più alti.

Trae spirazione dall’Assunta di Tiziano dipinta per la chiesa dei Frari a Venezia e, per l’iconografia della Madonna a mani giunte, prende a modello un’incisione di Domenico Campagnola del 1517, non mancando comunque di cogliere lo spunto di modernità espresso dal Pordenone negli affreschi della cappella Malchiostro, inserendolo in un suo carattere stilistico del tutto personale per arrivare ad un esito di “rustica monumentalità”.

Gli elementi in comune (e le differenze) con Tiziano

Oltre ai dettagli artistici che accomunano i due pittori – come la Madonna con le mani giunte, la ripresa dei colori rosso e verde nelle vesti degli apostoli e la figura con la mano sul petto – emerge una grande differenza emotiva tra i personaggi. Capriolo racconta, anche attraverso la disposizione delle figure, i sentimenti in maniera più spontanea e profonda, parlando al cuore piuttosto che alla mente. Gli apostoli di Tiziano sono rappresentati come eroi antichi che si ergono sotto la Vergine ascendente; quelli di Capriolo sono invece credenti, persone semplici, umili e devote.

Valorizzazione artistica e culturale non solo in Duomo…

Ad essere oggetto di restauro è stata anche la chiesa  di San Francesco, uno dei luoghi di maggior valore storico, artistico e spirituale di Treviso. L’intervento, promosso nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), ha interessato alcuni elementi di particolare pregio del complesso francescano, restituendoli alla comunità dopo un importante lavoro di conservazione e valorizzazione.

In particolare, i lavori hanno riguardato l’ingresso laterale della chiesa e la lunetta con la raffigurazione di San Francesco che riceve le stimmate, la porzione affrescata interna a lato della bussola d’ingresso e il portale principale, caratterizzato dalla rappresentazione della Madonna col Bambino fra i santi Francesco e Ambrogio e gli arcangeli Gabriele e Michele.

La lunetta dell’ingresso laterale custodisce una raffigurazione di San Francesco che riceve le stimmate, attribuita a un pittore anonimo della seconda metà del XVI secolo. Prima dell’intervento l’opera risultava difficilmente leggibile nei dettagli a causa dei residui di scialbo e dell’accumulo di sporco; il restauro ha rappresentato quindi anche un’importante occasione di approfondimento e studio dell’opera.

Di particolare interesse è inoltre la porzione affrescata interna a lato della bussola, testimonianza della configurazione più antica della chiesa: l’andamento della muratura e i residui della decorazione conservano infatti traccia dell’originaria abside dell’ambiente che oggi corrisponde alla cappella di Santa Rita e permettono di ricostruire idealmente l’aspetto dell’esterno della chiesa nella seconda metà del XIII secolo.

Il portale principale presenta invece un prezioso dipinto murale di gusto bizantineggiante, la cui datazione è collocata dagli studiosi tra la fine del Duecento e la fine del Trecento. L’opera raffigura la Madonna col Bambino con i santi Francesco e Ambrogio e gli arcangeli Gabriele e Michele e costituisce una significativa testimonianza delle influenze veneziane nella Treviso medievale e all’interno dell’ordine francescano.

“San Francesco è uno dei luoghi sacri più cari ai trevigiani ma soprattutto uno scrigno ricco di storia”, dichiara il sindaco di Treviso Mario Conte. “Restaurare queste opere significa prenderci cura di una parte preziosa della nostra identità e consegnarla alle generazioni future. C’è poi un significato ancora più forte nel farlo nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Il legame fra la nostra città e la presenza francescana attraversa otto secoli di storia e continua ancora oggi. Ringrazio fra’ Oliviero, la comunità dei Frati Minori Conventuali, tutti i professionisti che hanno lavorato ai restauri e quanti hanno contribuito a renderli possibili. Prendersi cura della bellezza significa prendersi cura della memoria di una comunità”.

La presenza francescana a Treviso affonda infatti le proprie radici nel XIII secolo. Nel 1231 il Comune di Treviso destinò mille lire alla costruzione della chiesa e del convento, riconoscendo ai francescani un importante ruolo nella vita religiosa e sociale della città. La chiesa venne completata nel corso del Duecento e nei secoli successivi si arricchì di affreschi, pale d’altare e monumenti funerari legati ad alcune delle più importanti famiglie trevigiane.

Dopo la soppressione napoleonica del 1806 e la dispersione di gran parte del patrimonio artistico, nel Novecento iniziò una lunga stagione di recupero. Nel 1925 la chiesa passò dal Demanio Militare al Comune di Treviso e venne sottoposta a un importante restauro; il 4 ottobre 1928 fu riconsacrata, riaperta al culto e affidata nuovamente ai Frati Minori Conventuali.

“Questi interventi sono importanti per la conservazione del patrimonio artistico della nostra chiesa e per questo va il nostro ringraziamento al Comune di Treviso e alla Banca Pordenonese e Monsile, che li hanno resi possibili”, afferma fra’ Oliviero Svanera, rettore del Convento dei Frati Minori Conventuali di Treviso.”La bellezza che oggi possiamo tornare ad ammirare porta con sé un messaggio che va oltre il valore artistico delle opere. Le immagini di Cristo, della Madonna e di San Francesco ci ricordano il cuore stesso dell’esperienza francescana. Guardare Francesco significa, in fondo, volgere lo sguardo a Cristo e riscoprire quel Vangelo della letizia e della carità fraterna verso ogni creatura che continua a parlare anche all’uomo di oggi”.

(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto: Francesca Battilana e Comune di Treviso; Video: Francesca Battilana)
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