Il ricordo più intenso non è solamente quello delle macerie, né dei palazzi distrutti, dei morti o delle interminabili giornate trascorse a verificare la stabilità degli edifici. A rimanere impresso nella memoria dell’ingegner Lorenzo Labrocco, funzionario tecnico del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Treviso, è il volto di una donna che aveva appena perso la propria casa e che, nonostante tutto, trovò la forza di offrire ai soccorritori del cibo, più precisamente delle merendine, appena acquistato. “Ti prego, accettalo”, gli ha detto con le lacrime agli occhi quando il team provò a rifiutare. Un gesto semplice che, come racconta Labrocco, “racchiude tutta la dignità di un popolo che, pur avendo perso tutto, non ha perso la capacità di essere riconoscente”.
È questo il lato più umano della missione internazionale che ha portato il vigile del fuoco trevigiano in Venezuela dal 27 giugno al 6 luglio scorsi, come componente del Team europeo di Protezione Civile (EUCPT), impegnato a supportare le autorità locali dopo il violentissimo terremoto che ha devastato circa 210 chilometri di costa, con due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5. “Il nostro compito non era sostituirci ai soccorritori venezuelani – ha spiegato – ma aiutarli a coordinare le attività e a organizzare una risposta efficace all’emergenza”.
Ogni giornata iniziava alle 6 del mattino e terminava spesso oltre le 22, dopo l’invio dei report all’ERCC di Bruxelles, il Centro europeo di coordinamento delle emergenze. In mezzo, sopralluoghi, riunioni con ministeri e autorità locali, verifiche strutturali e incontri con famiglie che aspettavano una risposta fondamentale: poter rientrare oppure no nella propria abitazione. “Classificavamo gli edifici in base a un colore: Rosso inagibile, giallo agibile con delle limitazioni e verde totalmente agibile. Se prendiamo il 100% le percentuali erano 70 percento rosso, 20 giallo e 10 verde”
Da tecnico strutturista ha lavorato insieme a un collega spagnolo valutando centinaia di edifici, compresa l’ambasciata italiana a Caracas. “Ogni casa che riuscivamo a restituire ai proprietari significava una famiglia in meno costretta a vivere nei campi di accoglienza”, ha raccontato. Nel periodo della missione sono stati controllati circa mille edifici: il 70 per cento è risultato inagibile, il 20 per cento utilizzabile con limitazioni e solo il 10 per cento completamente fruibile.


Accanto all’aspetto tecnico è emersa soprattutto la dimensione umana della tragedia. Durante ogni sopralluogo le persone cercavano qualcuno disposto ad ascoltarle. Raccontavano ciò che avevano perso, mostravano le stanze distrutte, cercavano conforto oltre a una semplice valutazione tecnica. “Ci siamo resi conto che avevano un grande bisogno di parlare. Per questo abbiamo proposto di affiancare agli strutturisti anche personale dedicato al supporto psicologico”. Una proposta che il Ministero delle Opere Pubbliche venezuelano ha accolto positivamente.
Il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Treviso, Silvio Pagano, ha sottolineato il valore di quell’esperienza: “Noi entriamo nelle case delle persone nel momento più difficile della loro vita. Vediamo letti, fotografie, oggetti personali lasciati all’improvviso. È inevitabile essere coinvolti umanamente”. E proprio ricordando l’episodio della donna che offrì il cibo ai soccorritori ha aggiunto: “Chi ha perso quasi tutto trova ancora la forza di offrire qualcosa agli altri. È un gesto che vale più di qualsiasi riconoscimento ufficiale”.
La missione si è svolta in un contesto logistico estremamente complesso. Il team europeo è atterrato con un Boeing 767 dell’Aeronautica Militare all’aeroporto militare Simón Bolívar di La Guaira, poiché gli scali civili erano stati danneggiati dal sisma. Sul territorio operavano quindici squadre USAR provenienti da Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Repubblica Ceca, oltre a tre ospedali da campo.


Durante la permanenza in Venezuela, Labrocco ha incontrato anche diversi cittadini di origine italiana, tra cui un uomo originario della zona di Conegliano trasferitosi molti anni fa nel Paese sudamericano. Un incontro che ha rafforzato ulteriormente il legame con il Veneto, rappresentato nella missione anche da personale della direzione interregionale dei Vigili del Fuoco.
Il 3 luglio, allo stadio di La Guaira, la presidente Rodríguez ha ringraziato ufficialmente i soccorritori internazionali conferendo loro il titolo di “eroi del Venezuela”. Un riconoscimento importante che certifica il lavoro svolto sul campo, ma per Lorenzo Labrocco il premio più grande resterà sempre un altro. “Quella donna non aveva più una casa, eppure ha sentito il bisogno di condividere con noi quel poco che aveva. È un’immagine che porterò con me per tutta la vita”.
(Autore: Simone Masetto)
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