Miti e leggende: Δαίμων – La forza invisibile che ci guida

Sono sicura che questa parola, pur simile nella derivazione italiana come suono, risulterà una scoperta per molte persone…

https://youtu.be/L-Dznl20LWk

…Capita, nella vita, di avere la sensazione che qualcosa ci stia guidando, oppure di avere un’intuizione improvvisa: è difficile da tradurre a parole. Forse è più semplice immaginare di avere una voce silenziosa che talvolta ci trattiene dall’agire in un determinato modo, anche se non esiste una spiegazione razionale a tutto questo. I Greci avevano una parola per definire tale situazione: Δαίμων (dàimon).

Oggi, invece, “demone” richiama quasi immediatamente qualcosa di oscuro, maligno, infernale: pensiamo a creature ostili, a presenze negative, a qualcosa che corrompe o trascina verso il male. Invece il greco δαίμων non aveva originariamente questo significato.

La parola deriva probabilmente da una radice collegata ai verbi δαίομαι o δαίνυμι, che rimandano all’idea di “distribuire”, “assegnare”, “spartire”. Il δαίμων, quindi, è originariamente ciò che assegna una parte, una sorte, una direzione nella vita degli uomini. Non si tratta di una creatura malvagia, ma di una presenza invisibile, una forza intermedia tra umano e divino, che accompagna l’esistenza e ne orienta il percorso. 

Per i Greci, il mondo era abitato da presenze invisibili che attraversavano continuamente la vita umana, e il δαίμων era una di queste: una forza che inclina e orienta.

È interessantissimo osservare come il significato della parola cambi radicalmente con il passaggio al mondo cristiano: quando il greco δαίμων viene tradotto in latino come daemon, il termine comincia infatti lentamente a perdere la sua ambivalenza originaria. Nel Cristianesimo, infatti, tutto ciò che si colloca tra uomo e divino diventa problematico: non esistono più forze intermedie neutre; così il δαίμων greco si trasforma progressivamente nel “demone” moderno, ovvero una presenza esclusivamente negativa, legata al male, alla tentazione, alla caduta.

Vorrei richiamare alla memoria una delle figure più straordinarie del pensiero antico: Socrate.

Egli parlava continuamente del proprio δαιμόνιον (lo sappiamo attraverso le testimonianze pervenuteci con gli scritti di Platone): era una voce interiore che lo accompagnava costantemente. Questo “daimon” non gli diceva mai cosa fare, ma sembrava quasi anticipare l’idea di coscienza, di intuizione morale, di quella parte di noi che avverte un pericolo ancora prima che la ragione riesca a formularlo chiaramente.

Il δαίμων greco è una forza che mette continuamente in discussione l’idea che l’essere umano sia totalmente padrone di se stesso, cosa difficile da accettare, soprattutto al giorno d’oggi.

Sorge spontanea una domanda: quanto di ciò che siamo dipende davvero dalla nostra volontà?

Viviamo in un’epoca che esalta continuamente il controllo, la pianificazione, la razionalità: ci viene detto che possiamo costruire qualsiasi versione di noi stessi, purché ci impegniamo abbastanza; eppure, sotto questa idea di controllo assoluto, continua a esistere qualcosa di più difficile da afferrare.

Forse è proprio questo il nostro δαίμων: non necessariamente una voce misteriosa nel senso antico del termine, ma quella parte invisibile della nostra esistenza che non si lascia ridurre completamente alla logica o al calcolo.

Oggi tendiamo spesso a diffidare di ciò che non controlliamo pienamente. Vogliamo spiegare tutto, razionalizzare, rendere ogni scelta trasparente; Greci, invece, avevano intuito che esiste sempre una zona più profonda, una forza silenziosa che accompagna la nostra vita senza mostrarsi del tutto.

Maturare, a questo punto, significa forse imparare proprio ad ascoltare questa voce senza diventarne schiavi.

(Autrice: Giulia Zandonadi)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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