Domenica sera, tra i frutteti di Nonno Andrea, davanti a una platea che secondo le stime della serata avrebbe superato le tremila persone, Enzo Iacchetti ha presentato il suo nuovo libro, 25 minuti di felicità (Bompiani), in dialogo con Mauro Corona. A moderare l’incontro Antonella Della Giustina, in una serata di riflessione a toni goliardici tra battute, bicchieri di vino e un lampione a sfera che, complice il buio e qualche brindisi di troppo, per un attimo è stato scambiato scherzosamente dai due autori per la luna.
Iacchetti ha raccontato di non riuscire a scrivere nulla senza prima avere un titolo in testa, e per mesi quel titolo non arrivava. La svolta è arrivata leggendo La brevità della vita di Seneca, e poco dopo ritrovando lo stesso tema in una puntata di Piero Angela: l’idea che l’intera esistenza umana, paragonata ai tempi geologici del pianeta, si riduca a mezz’ora. Applicando quella proporzione alla propria età – 85 anni come aspettativa media di vita fatta corrispondere a 30 minuti – è arrivato a calcolare che, dei suoi 72 anni, ne aveva già “vissuti” 25 in termini di reale felicità. Da qui il titolo del libro, e la sua tesi di fondo: la felicità non esiste come stato permanente, esistono solo dei momenti; se si è fortunati quei momenti si trasformano in serenità, altrimenti si torna alla malinconia, che per l’autore non è un male in sé, ma un compagno di vita da imparare a maneggiare senza scivolare nella depressione.


Il racconto si è spostato sugli anni della formazione: la scoperta del talento musicale a undici anni, un padre scettico verso quel mestiere e capace di una battuta tagliente quando un’insegnante suggerì di mandarlo in conservatorio, equivocando il nome della scuola con quello di una fabbrica di conserve. Iacchetti ha ricordato gli anni dei piccoli cabaret, quando veniva colpito dai clienti con avanzi di pizza durante le esibizioni, e il primo provino mancato per il Costanzo Show, seguito poco dopo da una chiamata inattesa che gli ha aperto le porte della trasmissione, proprio nei giorni della prima Guerra del Golfo. In un programma dominato dalla cronaca bellica, il suo contributo erano canzoncine surreali dedicate ad animali “minori” e non tutelati, come le mucche, con l’idea – ha scherzato – che nessuno pensasse a difendere loro come si fa con specie più celebri.
Da lì il racconto arriva, per accenni, ai decenni passati come volto storico di Striscia la notizia, e a un rapporto con il padre rimasto irrisolto fino alla sua morte, un nodo che nel libro l’autore ha scelto di sciogliere immaginando un dialogo tardivo, fatto delle domande e delle risposte che nella vita reale non si sono mai scambiati.
Mauro Corona ha spostato la riflessione su un piano più ampio, quello del perché si scriva. Richiamando Brodskij ha proposto di non chiamare libri come questo “autobiografie”, ma testimonianze: racconti che, per quanto personali, finiscono per appartenere a chi li legge, perché parlano di paure, fragilità e malinconie che riguardano tutti. Ha invitato il pubblico a non leggere 25 minuti di felicità per gli aneddoti in sé, quanto per ciò che tra le righe l’autore lascia intuire: una dolcezza malinconica che convive con l’ironia più tagliente, la cifra che secondo Corona rende Iacchetti scrittore oltre che comico. Per descrivere la malinconia che, a suo dire, ci aspetta tutti in un futuro sempre più solitario, Corona ha coniato al volo un neologismo – la “malintetudine”, crasi tra malinconia e solitudine – anche le riflessioni più cupe, nella sua bocca, diventano un piccolo numero comico.


A tenere insieme i toni più seri e quelli da avanspettacolo è stato il continuo botta e risposta tra i due protagonisti. La serata si è conclusa tra canzoni, firme di copie e riflessioni affidate a un sorriso capace di stemperare anche le sfumature più malinconiche.
(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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