I compatroni Sant’Osvaldo e San Sisto portano il nuovo parroco a Musano e Signoressa: arriva don Daniele Giacomin. Grande partecipazione alla sagra

Sembra proprio che i due compatroni di Signoressa e Musano, Sant’Osvaldo e San Sisto, abbiano fatto il “miracolo” nei giorni in cui vengono festeggiati, il 5 e il 6 agosto: nelle due parrocchie, infatti, è stato annunciato l’arrivo del nuovo parroco.

Non solo arriverà un nuovo parroco – e già questa è una notizia visto il periodo di carenza di vocazioni – ma anche un prete giovane: don Daniele Giacomin, sacerdote 40enne originario di Roncade.

Attualmente don Daniele è educatore nella Comunità Giovanile del Seminario di Treviso, dove svolge questo incarico dal 2015.

“A fine mese decideremo i giorni dell’ingresso nelle comunità di Musano e Signoressa – spiega don Silvio Caterino, parroco delle parrocchie di Trevignano e Falzè. È davvero una notizia positiva perché era assolutamente necessario che arrivasse un nuovo sacerdote, visto che da solo dovevo gestire quattro parrocchie. Con due parrocchie a testa potremo fare sicuramente un bel lavoro per i fedeli”.

“Don Daniele è stato ordinato il 24 maggio del 2008 – aggiunge – Avere un prete di 40 anni è un dono perché non ce ne sono tanti di questa età. Ora nelle rispettive parrocchie si attende il giorno del suo arrivo. Intanto a Musano sono giorni di festa per la Sagra di San Sisto. Sabato 6 agosto abbiamo celebrato la Santa messa alle ore 7.30 e alle 10 nell’Oratorio dedicato al santo: è stato molto bello e c’era tanta gente”.

“In molti mi hanno ringraziato perché, durante l’omelia, ho raccontato la storia del santo – continua – Un uomo di pace che, nel tempo in cui ha vissuto, ha aiutato la Chiesa di Roma e le chiese d’Oriente che erano in contrasto. All’epoca c’erano molte tensioni ed è stato naturale pensare alle liti che ci sono anche oggi. Lui ha saputo mettere ordine in un periodo turbolento”.

Fino a poco tempo fa c’era l’usanza di appendere un sacchetto al collo contro le infezioni alla gola – conclude – Si andava a prendere la terra, che veniva considerata sacra, nel campo dietro la chiesa e la si metteva dentro un sacchettino da appendere al collo (per ricordare il martirio del santo che fu decapitato). Fino a 15 anni fa c’era qualcuno che lo faceva ancora e poi, per fermare alcuni abusi – visto che in troppi andavano a prendere la terra – è stato condannato come gesto di superstizione ed è scomparso”.

Oltre all’aspetto religioso non è mancato quello culinario: dopo la messa di sabato mattina c’è stata la consueta e tradizionale “trippa fumante” che ha permesso ai presenti di trascorrere qualche ora in spensieratezza.

(Foto: Facebook e web).
#Qdpnews.it

Total
10
Shares
Articoli correlati