Mario Conte apre alla possibilità di un terzo mandato da sindaco di Treviso (se qualcuno cambia la la legge), ma rilancia anche il tema della fedeltà al partito e ai militanti che negli anni lo hanno sostenuto. Il primo cittadino, intervenendo nel dibattito che sta animando il centrodestra veneto e la Lega, non nasconde la disponibilità a proseguire la propria esperienza amministrativa qualora il Parlamento modificasse la normativa attuale. Il tutto in vista delle prossime elezioni politiche del 2027 con i rumors che vogliono conte candidato al parlamento lasciando la città un anno prima della naturale scadenza.
“Sono a disposizione del partito e se mi verrà data la possibilità da un punto di vista normativo di fare il sindaco per un altro mandato io sono pronto a farlo, perché questa è l’esperienza più bella che mi sia capitata: servire la mia comunità”, afferma Conte, ricordando come il tema del terzo mandato sia stato sostenuto a lungo anche dal presidente della regione Veneto Luca Zaia. “I parlamentari devono darci la possibilità di fare il terzo mandato, perché la legge è stata cambiata soltanto per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti”.
Il sindaco rivendica il proprio percorso politico e il legame con il partito. “Sono diventato sindaco grazie alla Lega, grazie ai militanti, grazie ai sostenitori e grazie ai cittadini che non vanno mai traditi”. Una dichiarazione che si intreccia con le recenti tensioni interne al Carroccio e con le indiscrezioni che riguardano possibili addii eccellenti dopo quello del parlamentare e Sindaco di Tarzo Gianangelo Bof passato al partito del generale Roberto Vannacci.
Conte, tuttavia, non esclude un futuro diverso dal municipio qualora il partito glielo chiedesse. “Nel 2028 finirò la mia esperienza perché la norma oggi mi impedisce di ricandidarmi. Se la Lega pensa che io possa essere una persona valida per portare la mia esperienza a un altro livello, sono a disposizione. Ma il mio obiettivo è garantire un futuro importante alla città di Treviso”.
Nell’analisi del momento politico, il sindaco riconosce le difficoltà attraversate dal partito. “Certamente la Lega sta vivendo una crisi. Al di là di chi va e chi viene, è fondamentale che chi resta metta a fuoco un’agenda politica che riconquisti l’interesse, la credibilità e la fiducia della gente”. Per questo, spiega, la sua scelta è quella di restare. “La Lega ha dato tanto a me e io voglio, in questo momento di difficoltà, cercare di dare tanto a questo partito con la presenza, con le idee, con la visione e con l’esperienza da sindaco”. Secondo Conte il movimento dovrebbe tornare alle proprie radici. “Forse dobbiamo stringere il nostro raggio d’azione, tornare a parlare della questione settentrionale, di federalismo, di partite Iva e di piccole e medie imprese. Dobbiamo tornare a parlare di anziani, disabilità e giovani che troppo spesso sono costretti a lasciare il Veneto”.
Nel ragionamento sul futuro del Carroccio emerge anche il ruolo di Luca Zaia. “È una persona molto credibile, lo dimostrano le percentuali con cui ha sempre vinto. È un punto di riferimento per il territorio e certamente potrebbe essere l’interprete di una sensibilità veneta e settentrionale importante”. Pur riconoscendo il valore del governatore, Conte sottolinea però come la ripartenza debba coinvolgere tutti gli amministratori locali. “Credo che ripartire dalla sensibilità, dalla capacità e dalla visione di sindaci e presidenti di Regione sia la strada giusta”.
Infine un passaggio sui cambi di partito e sui consiglieri vicini all’area vannacciana. “Non dimentichiamoci che siamo stati eletti con un simbolo e la gente ci ha votato anche perché appartenenti a quel partito. I cambi di casacca li ho sempre mal digeriti”. Da qui l’invito conclusivo alla riflessione: “Se qualcuno non si riconosce più in questo partito è anche giusto che cambi strada, però non facciamo la morale sugli ideali se poi il cambio di casacca è soltanto legato a una candidatura”.
(Autore: Simone Masetto)
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