Parte dall’arresto di un cittadino albanese il maxi sequestro di droga effettuato ieri a Mantova dalla Squadra Mobile della Questura di Treviso. Il primo tassello dell’operazione DayHospital25 (proprio perché parte dello spaccio della droga avveniva nei parcheggi dell’ospedale Ca’ Foncello) risale ai primi giorni di aprile, quando gli agenti avevano fermato un cittadino albanese trovato in possesso di oltre 7 chili di cocaina.
Un arresto che si è rivelato decisivo per lo sviluppo delle indagini, con la Squadra Mobile che è riuscita ad arrivare ai livelli superiori della catena dello spaccio, sferrando un duro colpo all’organizzazione sia dal punto di vista economico sia per il quantitativo di droga sequestrata. L’uomo, infatti, è ritenuto il referente dell’organizzazione sul territorio trevigiano, incaricato di rifornire le piazze di spaccio della Marca dopo aver acquistato ingenti quantitativi di stupefacente da fornitori attivi tra la provincia di Mantova e altre aree del Nord Italia.
Proprio dal suo arresto è partita un’articolata attività investigativa, con gli agenti che sono risaliti anche al nascondiglio in cui l’uomo teneva la droga: una buca nelle vicinanze della fermata ferroviaria di San Trovaso. L’indagine si è conclusa ieri, a Mantova, con l’arresto di altri tre cittadini albanesi e con il maxi sequestro di 176 chilogrammi di cocaina, quantitativo che si aggiunge ai 7 chili già intercettati a inizio mese.


Gli agenti hanno fermato nel territorio di Roverbella, nel Mantovano, un 48enne di origine albanese, mentre riceveva alcune borse da un connazionale e le caricava in auto. L’uomo, apparso subito agitato durante il controllo, è stato accompagnato in questura. La perquisizione ha portato alla scoperta del sofisticato doppiofondo: all’interno circa 20 chili di cocaina e oltre mezzo chilo di hashish.
Le indagini sono proseguite immediatamente con portando gli investigatori a Porto Mantovano, nell’abitazione di un secondo cittadino albanese di 30 anni. All’interno dell’appartamento – dove vivevano anche un 33enne, anche lui della stessa nazionalità, la moglie e i due figli minori – sono stati trovati 122 panetti per un totale di circa 150 chili di cocaina, oltre a 56mila euro in contanti e materiale per il confezionamento. Secondo quanto ricostruito, l’abitazione fungeva da base logistica per lo smistamento della droga destinata al mercato del Nord Italia.
Secondo le stime degli investigatori, la droga complessivamente sequestrata avrebbe potuto fruttare oltre 40 milioni di euro sul mercato dello spaccio al dettaglio.


“L’indagine della Squadra Mobile di Treviso, che ringrazio per la dedizione e la professionalità dimostrate – ha dichiarato il questore Alessandra Simone – dimostra l’importanza strategica delle indagini di lungo respiro nel contrasto al traffico degli stupefacenti. La Polizia di Stato non si accontenta di combattere lo spaccio di strada, ma utilizza il lavoro di prevenzione svolto quotidianamente dagli operatori del controllo del territorio per risalire ai vertici delle organizzazioni criminali, assestando colpi importanti contro il business legato al traffico internazionale delle sostanze stupefacenti”.
Anche il governatore della Regione Veneto Alberto Stefani ha voluto complimentarsi con la Questura e la Procura trevigiana per il risultato ottenuto. “Hanno messo a segno il classico colpo grosso nella loro lotta quotidiana al crimine e al mercato dello spaccio di sostanze stupefacenti – ha commentato in una nota –. Gli inquirenti hanno operato con grande tenacia e capacità investigativa, arrivando fino a Mantova, dove la droga veniva custodita, e hanno mandato due messaggi chiari: ai delinquenti, che devono sapere di non poter agire impunemente di fronte alla lotta senza quartiere delle Forze dell’Ordine; e alle famiglie di tanti giovani che rischiano di cadere nella trappola degli stupefacenti e che possono sempre contare sulla forza della legalità”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto e Questura di Treviso)
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