Dopo l’aggressione riapre la mensa della Caritas: cena da asporto e presidio delle Forze dell’ordine

Ha riaperto oggi martedì, dopo una settimana di stop forzato in seguito all’aggressione subita da un volontario, la mensa della Caritas Tarvisina. Un ritorno graduale alla normalità, con l’adozione di misure straordinarie per garantire la sicurezza di operatori, volontari e ospiti.

Sono state circa 70 le persone che questa sera hanno usufruito del servizio mensa lungo il Put. Nessuno però ha potuto mangiare all’interno della struttura: almeno per i prossimi giorni i pasti verranno distribuiti esclusivamente da asporto, confezionati in sacchetti e consegnati a chi la mattina ha fatto richiesta. Pasta, carne, pane, frutta e acqua quanto consegnato questa sera, secondo un sistema pensato per evitare assembramenti e tensioni dopo quanto accaduto nei giorni scorsi.

Davanti alla sede è rimasto fisso il presidio delle forze dell’ordine, così come disposto dal Prefetto di Treviso Angelo Sidoti: presente una pattuglia della Polizia locale, oltre ai continui passaggi dei Carabinieri e delle Volanti della Polizia di Stato.

“Oggi era la prima apertura e abbiamo accolto anche chi non aveva prenotato, ma tutti hanno capito che da domani bisognerà prenotarsi – spiega il direttore don Bruno Baratto -. Il servizio secondo questa modalità durerà per un paio di giorni, il presidio otto”.

Restano invece ancora sospesi gli altri servizi della Caritas, comprese le docce. “Per il momento questo riusciamo a fare, non molto di più, perché dobbiamo tutelare la sicurezza degli operatori, dei volontari e anche degli stessi ospiti che non c’entrano assolutamente nulla con quello che è successo”.

L’aggressione dei giorni scorsi ha inevitabilmente aperto una riflessione interna sul futuro del servizio, unico punto cittadino che garantisce un pasto caldo serale. “Da una sessantina di ospiti a cena un anno fa siamo arrivati ad oltre cento fino a un mese e mezzo fa – ha spiegato don Bruno – e questo già richiede una riflessione dal punto di vista logistico. Crescendo i numeri crescono anche le difficoltà, e possono aumentare le tensioni”.

“Il caso che è successo riguarda una persona precisa – ha concluso –, ma le tensioni ci sono. Stiamo cercando di capire come continuare a fare quello che facciamo, mantenendo però la sicurezza di chi lavora e di chi usufruisce del servizio”.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
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