Caso migranti, per una settimana saranno “ospiti” in albergo: paga un anonimo imprenditore

Svolta positiva, anche se temporanea, questa mattina per gli 11 migranti pakistani che hanno trascorso le ultime due notti sotto i portici di via Municipio, a Treviso.

Da questa sera, e fino a martedì prossimo, 28 aprile, gli stessi potranno infatti dormire in un albergo della zona pagato da un imprenditore trevigiano, che ha così raccolto l’invito rivolto ieri anche al settore produttivo dal sindaco, Mario Conte.

L’industriale, che non è il datore di lavoro dei giovani stranieri e che ha preferito restare nell’anonimato, ha contattato l’amica Mirella Tuzzato, persona di sua fiducia, per offrire un tetto ai migranti e provare a risolvere così – anche solo per una settimana – l’emergenza scoppiata dopo lo sgombero del Park Dal Negro, con conseguenti polemiche e proteste.

“Ora sono al sicuro, sono stati rifocillati e hanno potuto cambiarsi con vestiti nuovi – conferma Tuzzato – Alcuni di loro, che sono agricoltori, saldatori e muratori attualmente disoccupati, chiedono solo di poter lavorare in uno di questi settori”. Un gesto di grande generosità e umanità che, seppur in maniera temporanea, offre ora a tutti i soggetti coinvolti nella vicenda l’opportunità di trovare una soluzione più idonea e stabile.

La nota del vicario generale della diocesi di Treviso

Sull’intera vicenda, incluso l’ultimo aggiornamento positivo, arriva anche il commento di monsignor Mauro Motterlini, vicario generale, che ricorda quanto messo in campo dalla diocesi di Treviso, e invita ad abbassare i toni, da tutte le parti, per tornare a lavorare insieme per il bene delle persone, nel rispetto reciproco e nella chiarezza dei ruoli.

“Gli ambienti della Casa della Carità, con i loro 18 posti stabili di accoglienza notturna (oltre al centro di ascolto diocesano e ai servizi docce, lavanderia e mensa); durante questo inverno, l’accoglienza di 9 persone nella Casa degli Oblati; l’ospitalità temporanea, sempre durante l’ultima stagione invernale, nelle strutture della parrocchia di Monigo, che ha accolto fino a 30 persone per notte; l’accoglienza curata da Sant’Egidio nell’oratorio di San Martino; senza contare, due anni fa, l’apertura straordinaria di un’ala del Seminario; e si potrebbero citare i pasti caldi offerti, nei giri serali, da Sant’Egidio e quelli preparati dalle suore Figlie della Chiesa, nella parrocchia di Santo Stefano: sono solo gli ultimi esempi di un impegno che diocesi, singole parrocchie e altre realtà ecclesiali, insieme a tanti volontari e ad associazioni di cittadini, mettono in campo a Treviso, e in altre zone del territorio diocesano, per l’accoglienza e l’accompagnamento di persone che arrivano nel nostro territorio, da altri Paesi, per lavorare o per chiedere una protezione, in fuga da situazioni difficili. Ma anche per italiani che, per le vicende della vita o pur lavorando, non riescono a trovare neppure una stanza da affittare.

Sono iniziative prese, da sempre, con generosità e risorse proprie, guidati unicamente dalla fedeltà al Vangelo. E a dare questo aiuto, spesso nel silenzio, sono molte comunità, come quelle dei due parroci di cui si parla in questi giorni.

Da alcuni anni questo impegno viene svolto in collaborazione stretta, e in rete, con le Pubbliche amministrazioni, in particolare con i Comuni, che certamente hanno aumentato e qualificato nel tempo i loro interventi. Tutti sappiamo, infatti, che la competenza e la responsabilità, per legge, di istituire e gestire strutture e servizi di accoglienza e assistenza per le persone senza dimora spetta allo Stato e alle Amministrazioni locali, che esercitano questa funzione sia in forma diretta, sia mediante delega agli enti gestori dei servizi sociali o ad enti privati appositamente convenzionati. E tutti sappiamo, anche, che nel tempo queste presenze e le relative esigenze sono cresciute esponenzialmente, a causa soprattutto dei molti conflitti in corso, con un aggravio importante per gli enti locali. Ma sappiamo anche che tali presenze contribuiscono a dare risposta alla sempre più acuta mancanza di manodopera delle nostre aziende locali.

Gli ultimi episodi di cronaca, a partire dall’occupazione e dallo sgombero del parcheggio Dal Negro, a Treviso, hanno riportato al centro dell’attenzione non solo la “questione”, ma le persone stesse, che non hanno un’abitazione dove tornare la sera e che in più di qualche caso lavorano sul territorio. Persone in situazione di fragilità e disagio, ma con una dignità che va rispettata.

Ritengo, quindi, sia necessario riconoscere che, se la situazione in sé supera le responsabilità e le forze di ogni singolo attore sociale, proprio per questo è necessario tornare a ragionare insieme sul modo per ridurre la sofferenza delle persone, ma anche di tutta la società. Per poterlo fare, è necessario abbassare i toni, togliendo dal tavolo aggressività e pretese, da qualunque parte nascano. Riconoscere quanto già viene fatto dovrebbe diventare premessa necessaria a cercare soluzioni che possano favorire il bene delle persone e quello di comunità e territorio intero. Un aspetto, questo, che il Vescovo sottolineava sabato scorso, a margine di un convegno, ricordando che ci sono leggi che tutelano l’ordine pubblico e altre che vogliono il rispetto della dignità dei migranti. “Questa non è un’emergenza, è una questione strutturale del nostro mondo, facciamo in modo che la dignità delle persone sia sempre tutelata” ha ribadito.

Il gesto di un imprenditore anonimo, di offrire da oggi un tempo in albergo per chi, sgomberato dal parcheggio Dal Negro, non ha trovato altre soluzioni che la strada, può aiutare a stemperare la tensione. Facciamo in modo che non rimanga inutile, ma permetta, piuttosto, di tornare a pacatezza e a rispetto reciproco: è il solo modo per riprendere un lavoro comune che era già in atto, e che iniziative estemporanee, da qualunque parte vengano, certo non favoriscono.

Ricordando oggi papa Francesco, a un anno dalla morte, il vescovo Michele Tomasi sottolinea, tra i vari aspetti della sua preziosa “eredità”, il fatto che ci ha spronati a “non considerare mai nessuno, per nessun motivo, come uno scarto (…). Ci ha impegnato – e il Vangelo ci impegna ancora – ad “accogliere, proteggere, promuovere ed integrare” i migranti e i profughi, e a fare, certo, la nostra parte come Chiesa, ma anche come società tutta, assieme alle istituzioni, affinché la dignità di ciascuno venga protetta e custodita”. Siano migranti, siano italiani: in quanto esseri umani”.

Conte: “L’accoglienza deve essere sostenibile”. Il sostegno di Donadel: “Sindaci con le mani legate”

Proprio questa mattina, martedì, il sindaco Conte (non ancora al corrente della svolta positiva, ndr.), dopo lo sfogo di ieri, è tornato nuovamente sulle polemiche legate all’iniziativa di un gruppo di attivisti sociali, politici e sacerdoti che ha scelto di dormire in via del Municipio per solidarietà con i ragazzi di origine straniera che non sono entrati nei centri di accoglienza dopo lo sgombero dal park Dal Negro. Confermando peraltro di non aver ancora sentito su questo il vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, ma di aver invece avuto un contatto con il vicario, monsignor Mauro Motterlini.

“Continuo a non comprendere l’iniziativa dei sacerdoti, con alcuni esponenti dell’opposizione, di dormire sotto il Municipio. Lo dico e lo ribadisco: i parcheggi devono essere pienamente fruibili dalla collettività, non trasformarsi in discariche o in luoghi di degrado”.

“L’Amministrazione comunale, anche se qualcuno non vuole riconoscerlo, sta facendo la sua parte – prosegue Conte – Da tempo siamo impegnati sul tema dell’accoglienza e del sostegno alle persone bisognose, con un lavoro quotidiano e strutturato. Lo facciamo in rete con Caritas — quindi con la Diocesi di cui anche questi sacerdoti fanno parte — con Sant’Egidio e con altre realtà del territorio”.

“Per questo, tali prese di posizione, peraltro amplificate da alcuni partiti, risultano difficili da comprendere, perché finiscono anche per danneggiare la stessa rete che ogni giorno lavora con grande responsabilità – sottolinea il primo cittadino – Sgombriamo poi il campo da facilitazioni che rischiano di essere controproducenti: aiutare e accogliere non significa illudere o strumentalizzare. Oggi più che mai, nel 2026, l’accoglienza deve essere sostenibile. Altre realtà che hanno provato percorsi diversi hanno constatato quanto questo sia un tema complesso, che rischia di travolgere”.

“Ci vuole carità, certo, ma anche testa, spazi, organizzazione, risorse e un controllo dei flussi a monte – conclude il sindaco – Altrimenti il rischio è quello di creare vere e proprie bombe sociali”.

E sulla delicata situazione legata all’accoglienza creatasi nel capoluogo della Marca, lo stesso Conte incassa il sostegno del presidente della Provincia, Marco Donadel: “Da parte mia massima solidarietà a Mario Conte. Essendo sindaco anch’io (di Roncade, ndr.) posso capire quella che è la difficoltà nel gestire, nel trovare una soluzione a questo disagio. Quello che dico è che questa delicata situazione non deve sfociare in una diatriba politica, ma bisogna cercare di trovare delle soluzioni assieme perché molte volte, anzi nella maggior parte delle volte, i sindaci hanno le mani legate, oltre che risorse limitate. Ci sono sempre più famiglie che sono in difficoltà e trovarsi in queste situazioni, magari anche con delle polemiche politiche strumentali non aiuta sicuramente né il sindaco né i migranti stessi”.

“Tante volte i sindaci sono impotenti di fronte a questo fenomeno migratorio, proprio perché non ci sono le strutture né le risorse, ed è un problema che non coinvolge certo solo Treviso – prosegue Donadel – I sindaci in questo caso vanno aiutati, supportati, perché la maggior parte di loro vuole davvero arrivare alla soluzione del problema”.

Emergenza abitativa e migranti, Cisl e Anolf: “Serve politica strutturale di accoglienza e integrazione”

Più critica, sul tema dell’emergenza abitativa e dei migranti, la posizione di Cisl Belluno Treviso e Anolf (associazione della Cisl che si occupa di migranti): “La vicenda dei lavoratori pakistani che si trovano a dormire all’addiaccio è l’effetto evidente di una mancanza di programmazione nella gestione dell’accoglienza e nella gestione dei flussi migratori che la Cisl denuncia da anni”.

Per il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Francesco Orrù, “serve una vera politica di accoglienza e integrazione dei migranti, offrendo sia percorsi di formazione e strumenti adatti a favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro e nella società, che alloggi accessibili e risposte ai bisogni primari, come quello di avere un tetto dignitoso sopra la testa”.

Il tema dell’abitare, troppo a lungo rimasto ai margini del dibattito pubblico, rappresenta oggi una questione cruciale. “Il diritto alla casa – sostiene Orrù – è un elemento essenziale per la qualità della vita delle persone e per lo sviluppo economico e sociale dei territori: l’emergenza abitativa oggi è una realtà concreta e colpisce non solo i migranti, ma anche i giovani, con canoni di affitto inaccessibili, un’offerta di alloggi pubblici insufficiente, la precarietà lavorativa che rende difficile ottenere un’abitazione, un patrimonio immobiliare sottoutilizzato e tante abitazioni sfitte. È necessario affrontare questa sfida con interventi strutturali e azioni concrete, evitando di disperdere energie in dibattiti e mantenendo un confronto serio e responsabile”.

“Una recente ricerca dell’Ufficio studi della Cisl evidenzia come dagli anni Settanta ad oggi le case non occupate in provincia di Treviso siano passate da 12.784 a 68.804. In un territorio come quello trevigiano, segnato dalla denatalità, dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’espatrio di migliaia di giovani, dove si stima che entro il 2040 mancheranno circa 80.000 lavoratori e lavoratrici, affrontare in modo strutturale e lungimirante l’accoglienza e la gestione dei flussi migratori non è solo una scelta umanitaria, ma una necessità economica e sociale. Alcuni dei migranti sgomberati dal Dal Negro lavorano in fabbriche della Marca“.

“Ma la permanenza nei Centri di accoglienza non è più possibile – sottolinea Antonio Bianchin responsabile di Anolf, l’associazione della Cisl che si occupa di migranti – se si superano i 6.000 euro di reddito annuale: un controsenso, perché con uno stipendio del genere non ci si mantiene e soprattutto non si riesce a pagare un affitto di un alloggio, peraltro introvabile perché i canoni sono inaccessibili e i proprietari diffidenti. Il risultato è che questi ragazzi, pur lavorando, finiscono a dormire per strada, come gli irregolari, quelli a cui è scaduto il permesso di soggiorno e quelli che hanno sfruttato il decreto flussi per ottenere – pagando – un permesso di lavoro ma che una volta arrivati in Italia non sono stati assunti dall’azienda”. 

Il segretario generale della Cisl territoriale Francesco Orrù interpella il mondo imprenditoriale, le istituzioni e l’insieme degli attori del territorio, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa. Le aziende, in particolare, dovrebbero farsi parte attiva nel garantire soluzioni abitative ai propri lavoratori.

“Queste persone non sono solo forza lavoro, non spariscono una volta lasciato il posto di lavoro: hanno diritto, come chiunque altro, a un alloggio dignitoso e a condizioni di vita adeguate. L’emergenza dei senza fissa dimora può essere affrontata solo mettendo insieme le forze, coinvolgendo istituzioni, associazioni di categoria e terzo settore, rivalutando il patrimonio edilizio pubblico anche attraverso investimenti privati, con l’obiettivo comune di individuare risposte strutturali, durature e rispettose della dignità delle persone”.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Simone Masetto. Video: Francesco Bruni e Alessandro Lanza)
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