In mille per l’addio a Pietro: “Avevi incontrato Cristo e i tuoi occhi brillavano, eri cambiato”

“Caro Pietro, siamo qui per te. Siamo qui per salutarti, ma facciamo fatica a lasciarti andare. Grazie Pietro perché sei entrato nei nostri cuori, grazie perché con te si stava bene perché sapevi mettere tutti a proprio agio. Grazie soprattutto per il tuo sorriso che non mancava mai. Il tuo sogno era diventare Vigile del fuoco, lo sappiamo: aiutare, salvare, metterti a servizio degli altri. Ora ti affidiamo a Dio, certi che il bene che hai desiderato continua a vivere”.

Uno dei più toccanti passaggi dell’omelia di don Oscar Pastro, parroco di Casier, durante la sua lunga e commovente omelia per l’addio a Pietro Monici, morto tragicamente giovedì scorso a Treviso, a soli 38 anni, dopo essere stato travolto da un albero mentre si trovava a pesca lungo il canale Botteniga.

Nato a Milano il 27 giugno 1987, Pietro era iscritto all’albo dei Vigili del Fuoco discontinui dal 2011. Dal 2015 aveva prestato servizio nel Comando di Treviso, partecipando a numerosi richiami operativi nella sede centrale di via Santa Barbara e nei distaccamenti di Motta di Livenza e Conegliano, distinguendosi per dedizione, professionalità e spirito di squadra.

Ed erano in tantissimi, almeno un migliaio tra Vigili del fuoco (in servizio e in pensione) del comando di Treviso, con in testa i vicecomandanti Francesco Cicirello e Lorenzo Lambrocco, amici, parenti e semplici conoscenti, oggi pomeriggio, venerdì, a dirgli addio nel Tempio di San Nicolò, a Treviso, gremito in ogni ordine di posto. Presenti anche il sindaco, Mario Conte, il vice Alessandro Manera e il presidente del Consiglio comunale, Antonio Dotto.

“Stiamo sperimentando quanto le parole umane, le spiegazioni, i tanti tentativi di comprendere, non riescano a contenere né a tenere insieme ciò che stiamo vivendo, ciò che stiamo provando – ha proseguito don Oscar nella sua omelia -. Ci appaiono troppe coincidenze incomprensibili ai nostri occhi. I nostri cuori sono pesanti. Quanti perché, quante domande, quanti se. Lasciamoli risuonare. Non dobbiamo avere paura di queste domande. Anche la fede oggi passa da qui”.

“A Pasqua mi avevi scritto: ‘Don Oscar, un augurio felice di buona Pasqua, di questa Resurrezione di Nostro Signore. Un abbraccio’ – ha continuato il sacerdote, che ha concelebrato la cerimonia funebre con padre Marco Cauli, superiore dei Carmelitani Scalzi della chiesa San Giovanni della Croce -. Pietro, avevi colto il cuore della fede. Non era un messaggio qualsiasi, non un augurio formale. Avevi indicato l’essenziale, il centro di tutto. E oggi proprio quella parola, Resurrezione, è l’unica che può stare in piedi davanti a ciò che stiamo vivendo”.

“Ecco il punto, la fede non ci toglie il dolore, ma impedisce che il dolore diventi disperazione. Pietro, avevi incontrato Cristo e la tua vita stava cambiando, era già cambiata. Il tuo volto era diventato più sereno e senza che ce ne rendessimo conto avevi iniziato anche a cambiare noi. Negli ultimi tempi eri come rinato, soprattutto da quando avevi iniziato a frequentare i carmelitani. I tuoi occhi brillavano e questo era vero. In un giorno qualunque te ne sei andato, eri sereno, in un certo senso eri rinato e proprio lì nel luogo in cui hai vissuto l’ultimo istante della tua vita c’era un capitello con due statue, come se fossero due presenze: la Madonna e Santa Teresina. Non è un dettaglio che lascia indifferenti”.

“Per noi tutto appare assurdo, il modo, i tempi, quello che è accaduto. Dal nostro punto di vista umano sembra una coincidenza inspiegabile. Eppure, eppure nella fede possiamo almeno intuire che anche dentro questa grande disgrazia non siamo soli. Come se un filo misterioso attraversasse questa storia, questa vicenda. Resta in noi un vuoto, la tua assenza si fa sentire, ma resta anche tutto ciò che sei stato, quanti sogni, quante relazioni, quanta vita hai condiviso. Ti abbiamo voluto bene perché eri così, eri vero, eri autentico e oggi sentiamo che la tua morte ha portato via una parte di noi, ma proprio per questo una parte di te rimane in noi”.

Al termine della celebrazione, durante l’uscita dalla chiesa, uno scrosciante e commosso applauso ha accompagnato il feretro lungo il tragitto. Poi lacrime, abbracci e un dolore che, proprio come un incendio, sarà difficile spegnere, per una vita spezzata in modo così prematuro e assurdo. Ma, come giustamente detto da don Oscar: “La fede non ci toglie il dolore, ma impedisce che il dolore diventi disperazione“.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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