Tutte le grandi storie iniziano con un viaggio, ma le storie che ricordiamo non parlano solo di partenze: parlano di ritorni.
I Greci utilizzavano una parola specifica per indicare questo momento decisivo: νόστος (nóstos), il ritorno a casa. Non si trattava di un semplice rientro geografico, ma il recupero della propria identità dopo essere cambiati lungo il cammino. Da questa parola nasce anche il termine moderno “nostalgia”, formato da nostos e álgos (“dolore”): il dolore del ritorno impossibile, il desiderio struggente di un luogo o di un tempo a cui non possiamo tornare completamente.
Nell’immaginario antico, il nostos è il destino di molti eroi della guerra di Troia. Non solo Odisseo: anche Agamennone, Menelao, Aiace, Diomede affrontano il difficile viaggio di ritorno, spesso pieno di tragedie. Esisteva perfino un ciclo epico oggi perduto, chiamato Nostoi, che raccontava proprio i ritorni degli eroi. Perché per i Greci la vera prova non era soltanto combattere in guerra, ma riuscire a tornare e reintegrarsi nella propria vita.
Il caso più famoso resta naturalmente quello di Odisseo, il cui viaggio rappresenta un vero e proprio percorso di trasformazione. Quando finalmente egli arriva a Itaca, nessuno lo riconosce subito, e in un certo senso è giusto così, perché il viaggio lo ha cambiato. Il nostos, infatti, non vuol dire tornare come si era prima, ma ritrovare se stessi dopo essere diventati diversi.
Questo tema richiama una citazione di un poeta antico, Pindaro, che suona così: “diventa ciò che sei, avendolo imparato” ed è anche incredibilmente attuale e attraversa molta narrativa contemporanea. Pensiamo a storie come Il Signore degli Anelli, dove il ritorno alla Contea segna la consapevolezza che il viaggio ha trasformato per sempre i protagonisti. Anche molti romanzi di formazione, dalle storie adolescenziali fino alla narrativa contemporanea più complessa, raccontano sempre la stessa dinamica: partire, per capire chi si è davvero. Ma il nostos non riguarda solo i grandi viaggi epici. Oggi lo viviamo anche in forme più quotidiane: quando cambiamo città, lavoro, relazioni, quando attraversiamo periodi difficili e dobbiamo ridefinire chi siamo. Ogni passaggio importante della vita è, in qualche modo, un piccolo viaggio senza mappe, e ogni volta che riusciamo a ritrovare un equilibrio, a riconoscere una direzione, compiamo il nostro personale nostos. E forse è proprio questo il motivo per cui i Greci consideravano il ritorno importante quanto la partenza. Partire è spesso necessario, ma è il ritorno che dà senso al viaggio, un ritorno incerto e pieno di incognite… Non perché ci riporta esattamente al punto di partenza — quello è impossibile — ma perché ci permette di capire cosa abbiamo imparato e chi siamo diventati lungo la strada. Il nostos, allora, non è solo una parola antica: è una domanda che accompagna ogni esistenza. Dopo tutto ciò che attraversiamo — cambiamenti, successi, perdite, scoperte — sappiamo ancora dove si trova la nostra Itaca?
Forse, una citazione dello scrittore Ernest Hemingway ci può far riflettere: “dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della nostra vita non c’è segnaletica”.
(Autrice: Giulia Zandonadi)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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