Opere che “ritrovano la luce”: presentati gli ultimi restauri su dipinti e sculture del Museo Bailo

Dipinti e sculture dell’800 e ‘900 che “ritrovano finalmente la luce“, restituite alla fruizione dei visitatori. Con interventi resi possibili grazie al contributo del Rotary Club Treviso Nord, ma anche al sostegno di European Forensic Institute e Treviso Antitrust Conference.

Sono stati presentati nel pomeriggio di ieri, venerdì, alla presenza di Maria Teresa De Gregorio, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Treviso, Fabrizio Malachin, direttore dei Musei Civici ed Eleonora Drago,  Conservatrice Musei Civici, gli ultimi restauri compiuti sulle opere del Museo Bailo.

“Restituzioni che dimostrano come il Museo sia un luogo vivo, non solo di conservazione ma anche di produzione culturale“, le parole dell’assessore De Gregorio.

Quattro in particolare le opere restaurate:

  • Francesco Coghetti, Bruto mostra al popolo di Roma il cadavere di Lucrezia, 1865 (inv. P 316), olio su tela, 160 x 260 cm à restaurato da Sara Grinzato. Restauro finanziato da European Forensic Institute

Un grande telero ottocentesco, non esposto al pubblico da diversi anni; giunto nelle raccolte museali grazie al lascito di Sante Giacomelli nel 1874: questo grande mecenate e patrono delle arti, che a Treviso aveva casa a Palazzo Giacomelli, aveva raccolto una grande collezione di dipinti di autori a lui contemporanei (della prima metà dell’Ottocento) che lasciò al Comune di Treviso – e che è andato a costituire uno dei primissimi nuclei della nostra pinacoteca. Grazie al suo dono, abbiamo esposta al Museo Bailo, al primo piano, una rassegna della storia dell’arte ottocentesca veneta unica e pressoché completa, che di fatto non ha eguali con altri musei.

Francesco Podesti, Il primo giorno del Decamerone (i novellatori del Decamerone), XIX sec (inv. P 306), olio su tela, 175 x 250 cm

Quest’opera non è stata restaurata, ma essendo stata sempre considerata un pendant della precedente, è finalmente tornata esposta al Museo dopo diversi anni in cui non era visibile. I due pittori, Francesco Podesti e Francesco Coghetti, spesso sono presenti insieme; nativi rispettivamente di Ancona e Bergamo, si conobbero e lavorarono poi a fianco uno con l’altro a Roma, ma anche per i Savoia in Piemonte; ottenendo successi e fama in tutta Europa. Sono considerati esponenti della “pittura di storia”, tra accademismo e romanticismo, come anche i soggetti di questi nostri dipinti ci dimostrano. Non sono presenti loro opere in altri musei del Veneto; ecco che è molto importante pertanto ritrovarli qui.

  • Giovanni Apollonio, Dopo pranzo alla Moncia, 1908-10 (inv. AM 293), olio su carta incollata su supporto cartaceo, 44,5 x 39,5 cm. Restaurato da Lucia Tarantola (supporto cartaceo), Pietro Toso Diemmeci (parte dipinta). Restauro finanziato dal Rotary Club Treviso Nord

In quest’opera Apollonio ritrae l’amica Sofia Felissent, sorella del sindaco di Treviso Gian Giacomo Felissent, esponenti di una delle maggiori famiglie in vista della città. Si tratta di un’opera caratteristica per i significati di emancipazione femminile tra i due secoli, per le sue caratteristiche di freschezza e modernità, non solo stilistica (lo stile della pennellata è veloce e tipicamente impressionista) ma anche di soggetto: la posa, libera e spontanea della figura ritratta, Sofia Félissent, è un’istantanea della donna moderna di inizio ‘900. Per questo motivo, l’immagine dell’opera è stata utilizzata anche per le campagne di attività museali dedicate alla Giornata Internazionale della donna.

Il dipinto è considerato uno dei capisaldi delle collezioni permanenti del Museo Bailo. Proprio per questo, si tratta di una delle opere selezionate per gli approfondimenti pensati per il percorso museale dedicato all’accessibilità cognitiva, fisica e multisensoriale, finanziato con un progetto europeo (fondi PNRR). In particolare, è inserita in 7 percorsi distinti per fruizioni diverse (visibili nel sito web dedicato, e attraverso una app raggiungibile in museo tramite QR Code); in sede, la sua fruizione è arricchita da due riproduzioni tattili dell’opera per un pubblico non vedente; da riproduzioni tecnologiche pensate per la didattica e per i bambini; da apposite didascalie in Braille.
Il dipinto è giunto nelle collezioni comunali nel 1944 grazie al lascito testamentario della ritratta, Contessa Sofia Félissent, insieme ad altri 16 dipinti realizzati dall’artista Giovanni Apollonio (Treviso 1879-1930).

Ma l’importanza del dipinto non si esaurisce nell’opera in sé, bensì essa riveste anche un legame con la storia del territorio di riferimento del Rotary Club Treviso Nord: basti pensare che i Félissent da metà ‘800 erano divenuti proprietari di due ville suburbane, una a Sant’Artemio e una a Fontane di Villorba; edifici ancora oggi punto di riferimento urbanistico per le comunità locali. Il tema della valorizzazione del patrimonio culturale locale, inoltre, rientra nei principali obiettivi d’azione del Rotary Club.

  • Umberto Feltrin, Il primo giornalista trevigiano, 1907 (inv. AMS 47), gesso patinato. Restaurato da Elisa Galante con Edda Zonta

Un’opera presente nelle nostre raccolte da tempi immemori, acquisita probabilmente ancora da Luigi Bailo. Una scultura fragile, per il materiale utilizzato in gesso, e che necessitava di un intervento di messa in sicurezza e consolidamento a causa di alcune fratture che avevano coinvolto le caviglie – ovvero le parti più sottili. Con l’occasione, si è svolta anche una pulitura, e durante il lavoro è infine emersa una sorpresa!: come ci illustreranno le restauratrici.

  • Arturo Martini, Adamo ed Eva, 1931 (inv. AMS 87), pietra di Finale, gruppo scultoreo in chiostro à restaurato da Dario Bianco – Diemmeci. Restauro finanziato da Treviso Antitrust Conference.

Quest’opera, collocata nel chiostro grande e così iconica per le collezioni del Museo Bailo, essendo situata all’esterno è costantemente esposta alle intemperie. Per questo motivo, merita particolare attenzione e una pulitura della superficie periodica, ogni 4 anni circa. La grande opera monumentale è infatti realizzata in pietra di Finale ligure, roccia molto porosa e che assorbe quindi in maniera molto sensibile i depositi di polvere e particolato.

Il gruppo scultoreo venne realizzato da Arturo Martini per i coniugi Ottolenghi, per il parco della loro villa ad Acqui Terme, e dal 1993 giunse alla città di Treviso grazie all’acquisto per merito di sottoscrizione pubblica: un episodio celebre e virtuoso della nostra storia trevigiana, quando centinaia di cittadini ed esercenti contribuirono economicamente in maniera collettiva e condivisa a raggiungere la cifra per l’acquisto, dimostrando grande senso civico e sensibilità verso la storia della nostra cultura.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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