Il silenzio in piazza dei Signori, rotto solo dai rintocchi della campana della Torre Civica, dagli intermezzi musicali della scuola di musica Francesco Manzato e dalle testimonianze lette dai ragazzi del Consiglio comunale. Treviso, nonostante la scarsa partecipazione dei cittadini – “mi piacerebbe ce ne fosse di più, come voleva anche Giancarlo (Gentilini ndr)” ha detto il sindaco Mario Conte -, non vuole dimenticare i fatti drammatici del bombardamento del 7 aprile 1944, costato la vita a oltre 1600 persone.
Sotto lo scalone di Palazzo dei Trecento, anch’esso colpito durante quel drammatico Venerdì Santo, è stata deposta una corona davanti alla lapide che ricorda le vittime civili di guerra.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco Conte, il presidente della Provincia Marco Donadel, la deputata Rachele Scarpa, il consigliere regionale Nicolò Rocco, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine e alle autorità cittadine.


Nel suo intervento, Conte, dopo i rintocchi della Torre, ha sottolineato il valore della memoria, collegandolo al presente segnato dai conflitti: “Ricordiamo il giorno più duro della nostra storia in un contesto storico in cui assistiamo a una preoccupante normalizzazione della guerra. Dobbiamo pensare ai giovani per costruire la pace, non affidarci ai grandi della Terra”.
Un messaggio ribadito anche a margine della cerimonia, con parole che richiamano la responsabilità individuale: “Se pensiamo che i potenti del mondo ci portino la pace, evidentemente non abbiamo capito nulla. Dobbiamo costruire una comunità di pace attraverso i comportamenti quotidiani di ognuno di noi – aggiunge -. È sempre un grande onore indossare questa fascia in una giornata in cui si ricordano tante vite spezzate, ma è giusto ricordare anche che Treviso ha avuto il coraggio di rialzarsi: non è stato solo dolore, ma anche ricostruzione”.


Nel corso della giornata è arrivato anche il messaggio del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha evidenziato come “le immagini della città devastata” parlino “ancora oggi” e rappresentino “un potente monito di pace in un momento storico segnato dal dilagare dei conflitti”.
E sempre oggi, nel Tempio della Madonnetta, alle risorgive dello Storga, è stata svelata una nuova lapide che restituisce nome e memoria a dieci bambini vittime del bombardamento del 7 aprile 1944: piccole vite spezzate – Amedeo, Carla, Renzo, Pompilio, Pietro, Giuseppe, Anita, Giuseppina, Ivana, Adele – che per troppo tempo sono rimaste ai margini della storia.
Questo segno, voluto dall’amministrazione comunale, è stato reso possibile grazie al lavoro di Antonello Hrelia e Dino Daniotti. Accanto ai 123 bambini già ricordati, questa terza targa rinnova l’impegno a custodire la memoria.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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