Un cielo plumbeo, grigio. E una pioggia che, fin dalle prime ore del mattino, è caduta fitta, incessante. Come un pianto silenzioso e dolente, ad accompagnare l’ultimo viaggio del piccolo Carlo Panizzo, 6 anni appena compiuti, morto tragicamente in mare a Cavallino Treporti.
Poi una schiarita proprio durante le esequie perché, come hanno sottolineato i suoi affetti più cari, “lui non avrebbe voluto vederci tristi e in lacrime, lui che nelle nostre vite aveva portato così tanta gioia e amore in così poco tempo”.
La chiesa arcipretale di Roncade non ha potuto contenere le tante persone, oltre 400, che questa mattina, mercoledì, hanno voluto dare l’estremo saluto al piccolo andato via troppo presto. Tra queste anche il sindaco, Marco Donadel, che ha proclamato per l’occasione il lutto cittadino, e la collega di Cavallino Treporti, Roberta Nesto, oltre a una nutrita rappresentanza di Forze dell’ordine, tra cui alcuni ufficiali della Capitaneria di Porto del veneziano, gli stessi che fino all’ultimo hanno provato a salvare la vita a Carlo in quella drammatica notte tra l’11 e il 12 agosto.
“Senza di te tutta la nostra comunità ha perso un po’ del suo splendore – ha esordito nell’omelia il parroco di Roncade, don Marcello Miele – Ci stringiamo a mamma e papà, purtroppo per questi rischi non esistono assicurazioni. Viene da chiedersi: ‘Signore, perché muoiono i bambini?’. Difficile rispondere, ci accompagna solo un silenzio di rispetto per la sofferenza. Ora caro Carlo, sei un angelo in cielo. Vola su questo mondo e riferisci a chi di dovere cosa succede qui a tanti bimbi come te, a causa di guerre, carestie e altre disgrazie. Tienici d’occhio, ne abbiamo bisogno”.


Anche il tradizionale “scambio di un segno di pace”, durante la cerimonia funebre, non si è limitato alla solita stretta di mano. In memoria di Carlo, che sapeva sempre darne tanti e calorosi, il parroco ha chiesto ai presenti di scambiarsi un abbraccio.
Poi ha preso la parola papà Fabio, che ha letto una lunga e toccante lettera: “Carletto, sapremo fare di tutto l’amore che hai saputo trasmetterci un esempio, trasformando il dolore in un insegnamento. Tu, appena sei andato via, hai già fatto tanto, abbattendo muri che pensavamo invalicabili e avvicinando le persone. Eri come una marea, che partiva piano ma poi ti travolgeva. Sapevi amare come sa amare Dio, di un amore che guarisce. Eri contagioso e ci rendevi persone migliori”.
Un applauso fragoroso e commosso è salito dai banchi della chiesa dopo queste toccanti parole. A cui sono seguite quelle di mamma Dana, straziata dal dolore: “Lui era così piccolo eppure così grande. Vi invito davvero ad aprire gli occhi per vedere e non solo per guardare. E le orecchie per ascoltare e non solo per sentire. Fermatevi e ascoltate, guardate”.
Di certo non sono rimaste a guardare, dopo la tragedia, le amiche di mamma Dana, che hanno subito avviato una raccolta fondi per sostenerla. Un’iniziativa che, in pochi giorni, ha visto oltre 1.300 donazione per più di 30mila euro raccolti.
Un sentito ricordo è stato lasciato anche da maestre, compagni e dirigente della Scuola d’Infanzia di San Cipriano, che il piccolo aveva frequentato negli ultimi tre anni (sarebbe andato in prima elementare a settembre). Finita la cerimonia funebre, nel piazzale della chiesa sono stati fatti volare in cielo dei palloncini bianchi. Lassù, dove ora Carlo guarda e protegge i suoi cari.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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