Miti e leggende. Πίστις – fedeltà: restare quando tutto cambia

Nella cultura greca antica, che cosa rappresentava il termine Πίστις (pìstis)? Prima di tutto una divinità, la personificazione della buona fede, della fiducia e dell’affidabilità, corrispondente alla dea romana Fides. Se qualcuno veniva definito “degno di pistis” era considerato una persona su cui si poteva contare: qualcuno la cui parola aveva valore, qualcuno che restava saldo anche quando le circostanze cambiavano.

Il termine deriva dal verbo πιστεύω (pisteúo), “credere”, e affonda le sue radici nel verbo πείθω (peitho) “persuadere”, “convincere”. Πίστις rappresentava quindi una convinzione profonda, una fiducia che nasce dalla credibilità e dalla coerenza. Non è un sentimento vago, ma una qualità concreta, la capacità di mantenere la parola data e di creare legami affidabili tra le persone. 

Per questo nel mondo greco la πίστις riguardava sia la fede religiosa sia la fiducia reciproca nei rapporti quotidiani, nei patti politici, nei contratti commerciali, nelle amicizie. La divinità associata a questo concetto era talvolta rappresentata accanto ad altre figure simboliche come la Speranza, perché la fiducia rende possibile immaginare il futuro insieme agli altri. Senza fiducia, nessuna comunità può esistere davvero. 

Il mondo antico ci offre molti esempi di questa virtù: pensiamo a Penelope, che rimane fedele a Odisseo per vent’anni, nonostante l’assenza e le pressioni dei pretendenti…La sua non è solo fedeltà coniugale, ma fiducia incrollabile nel ritorno di chi ama. 

Oppure pensiamo ai rapporti di ξενία, l’ospitalità sacra tra stranieri: infatti, offrire accoglienza significava stabilire un legame di fiducia destinato a durare nel tempo, che veniva addirittura trasmesso anche alle generazioni successive. Anche oggi compare questo concetto:  ogni volta che firmiamo un contratto, che affidiamo un progetto a qualcuno, che confidiamo un segreto a un amico, stiamo esercitando πίστις. Persino il funzionamento delle società moderne — dalle istituzioni alle economie — dipende da un elemento invisibile ma fondamentale: la fiducia reciproca. 

Senza fiducia, infatti, le relazioni si spezzano, le collaborazioni si fermano, la convivenza diventa impossibile: allora forse è proprio per questo che i Greci trasformarono la fiducia in una divinità, perché avevano capito che la forza tiene insieme le persone solo per poco tempo, mentre la fiducia permette loro di restare unite davvero. 

La domanda che il mito ci lascia è sorprendentemente attuale: nelle relazioni, nel lavoro, nelle amicizie, siamo persone di cui gli altri possono fidarsi? 

Dobbiamo ricordare che le civiltà si costruiscono con le leggi e con la forza, ma continuano a esistere soltanto grazie a qualcosa di più fragile e più potente allo stesso tempo: la fiducia.

(Autrice: Giulia Zandonadi)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà Dplay Srl)
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