Cei, preghiera e digiuno per la pace: il vescovo Tomasi ha presieduto la Via Crucis

Una Via Crucis in preghiera per la pace: la diocesi di Treviso si è unita così alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana per ieri venerdì. Il vescovo delladiocesi di Treviso monsignor Michele Tomasi ha presieduto la celebrazione nella chiesa di San Martino urbano, nel capoluogo.

Di fronte all’escalation di violenza in Medio Oriente, la Presidenza della Cei aveva ribadito “che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune”.

“La Giornata del 13 marzo – avevano aggiunto i vescovi italiani – vuole essere un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”.

Nella sua omelia, il presule trevigiano ha ripreso le parole dei papi nella storia per chiedere la concordia tra i popoli, citando, in questo ordine, Benedetto XV, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV: “Quante volte i papi hanno elevato il loro appello, il loro invito, il loro grido per la pace in un mondo lacerato da guerre, lotte e discordie”.

“A partire dal messaggio di papa Benedetto XV – ha esordito – durante la prima guerra mondiale, subìta tragicamente anche dalla nostra terra e dal nostro popolo, che aveva invitato i governanti affinché ‘sottentri alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto’. Appello questo inascoltato, come molti, accorati e convincenti che si sono purtroppo susseguiti, in occasione della Seconda guerra mondiale e poi nell’epoca successiva della minaccia nucleare”.

Tomasi ha poi ripreso “l’enciclica Pacem in Terris pubblicata da san Giovanni XXIII nel 1963, ancora attuale, profetica e capace di orientamento anche alla politica. Era stata pubblicata in un periodo di acutissime crisi internazionali, in quel tempo tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione sovietica. Il papa la considerava “la sua enciclica di Pasqua”, e per questo la aveva pubblicata proprio il giorno del Giovedì santo”.

“Siamo ancora oggi esortati a costruire i nostri sforzi per la pace su quattro solidi pilastri”, quelli indicati da Giovanni Paolo II nel 2003: “verità, giustizia, amore e libertà. Potremmo ricordare anche appelli accorati e decisi di papa san Paolo VI, di Giovanni Paolo I, di papa Benedetto XVI e riallacciarci al fermo e deciso magistero di papa Francesco. Anche se possiamo riconoscere con amarezza che troppo spesso sono rimasti inascoltati, continuiamo però a coglierne il valore e la verità, e a non perdere il coraggio di seguire il loro insegnamento”.

Rievocando il discorso di Leone XIV ai vescovi italiani a giugno dell’anno scorso, il presule ha infine aggiunto: “Oggi stiamo pregando, e stiamo offrendo la nostra penitenza. Siamo in cammino assieme al Signore Gesù, che ha portato per noi la Croce fino alla morte. Solo da qui proviene la vita nuova della Risurrezione. Continuiamo, fratelli e sorelle, a pregare e lasciamoci trasformare dalla forza dello Spirito in artigiani di pace, in costruttori di pace. Chiediamo dal Signore il dono della sua pace, il coraggio della conversione, la fortezza della testimonianza del suo Vangelo”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Diocesi di Treviso)
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