Contagi e ricoveri crescono nella Marca e ciò potrebbe essere collegato al fatto che, anche in Veneto, il virus è mutato: «L’istituto zooprofilattico ha individuato la subvariante Delta Y4.2, che è del 10% più infettiva rispetto alla precedente – ha spiegato oggi il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi -. Per questo raccomandiamo a tutti la vaccinazione, efficace per ridurre i rischi per la salute, e suggeriamo la terza dose a chi ha più di 60 anni: è un’opportunità per non correre il pericolo di finire in terapia intensiva. A seguito di questa nuova variante l’immunità di gregge in senso stretto potrebbe non bastare più, dovremo vaccinare un maggior numero di persone».
Il primario di medicina del Ca’ Foncello Carlo Agostini, docente all’Università di Padova, ha specificato che chi è protetto con ciclo vaccinale è al sicuro anche dalla variante, ma sottolinea anche che il decadimento degli anticorpi è più rapido nelle persone con fragilità e sopra gli 80 anni.
«Le regole base non devono mai essere dimenticate, e mi riferisco a utilizzo della mascherina e distanziamento – spiega Agostini -. I virus mutano, questa variante non sarà l’ultima e questo vaccino potrebbe diventare come quello anti-influenzale, che andrà rinnovato anno per anno. Ci potrebbero essere, col tempo, modifiche dei vaccini che tengono in considerazione le mutazioni dei virus, perché siano sempre più efficaci. La terza dose è fortemente raccomandata per chi può subire il decadimento anticorpale».
Il Covid alza quotidianamente il numero di contagi e ricoveri. I ricoveri attuali nella Marca sono 43, dei quali tre in terapia intensiva: due uomini stranieri di 37 e 41 anni non vaccinati e un italiano di 66 anni, con pluripatologie pregresse e vaccinato con due dosi. I ricoveri totali di vaccinati sono 4. Il primario Agostini ha spiegato che soprattutto sulla fascia di popolazione sopra gli 80 anni e con fragilità il decadimento degli anticorpi (e quindi della protezione) è più veloce.
Il 3 novembre 2020 i ricoveri nell’Ulss 2 erano 295, quasi sei volte quelli attuali. «Il vaccino ha ridotto notevolmente il numero di accessi ospedalieri. Se consideriamo gli ultimi 25 giorni, le persone vaccinate ricoverate sono state 13 su 643 mila trevigiani con ciclo completo, quindi 0,26 ogni 10 mila. Le non vaccinate sono state 38, quindi 2,5 ogni 10 mila trevigiani non vaccinati. Chi non è protetto rischia sette volte di più di un vaccinato. Il Suem ha trasportato mediamente, in questo periodo, due persone al giorno. Un anno fa erano 15 al giorno». Il picco epidemico era stato toccato il 10 novembre, quando gli ospedali trevigiani ricoveravano 387 persone: sono numeri lontani grazie ai vaccini.
I sanitari ad oggi sospesi negli ospedali trevigiani sono 95, dei quali 89 fra infermieri, oss, tecnici e amministrativi e 6 medici: non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale. Mancano 33 persone nel distretto di Treviso e Oderzo, 19 in quello di Asolo e 17 in quello di Pieve di Soligo. A seguito di queste carenze, l’Ulss 2 ha dovuto ricalibrare i servizi nelle strutture sul territorio. Saranno momentaneamente sospesi alcuni posti letto nei reparti, ridotti orari di accesso ad alcuni servizi e riorganizzati i turni interni. Al personale attualmente in servizio è stato chiesto di rinunciare alle ferie per poter garantire l’attività.
L’azienda sanitaria entro la fine di dicembre pubblicherà avvisi per assunzioni a tempo determinato di infermieri, oss, ostetriche, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio ed educatori professionisti che consentiranno di coprire le assenze dovute alla mancata vaccinazione dei colleghi. «Ringrazio i sindacati Cisl, Fias e Uil che hanno collaborato attivamente a questa riorganizzazione garantendoci supporto – chiude Benazzi -. Hanno capito che stiamo lavorando con impegno per garantire i servizi ai cittadini».
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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