Il nuovo “Inno alla Città di Treviso” debutta domenica nel Tempio di San Nicolò. Fedalto: “Ho composto la sintesi sonora del nostro passato e futuro”

“L’inno di Treviso è la sintesi sonora di un senso di appartenenza. Nel senso che vi sono diverse parole chiave che sono state inserite nel testo, cioè Sile, Venezia, artisti, 7 aprile 1944. Sono tutte parole che evocano dei paesaggi, delle emozioni, ma anche dei ricordi. E anche, nel caso di artisti, un futuro. Quello che la città di Treviso, secondo me, deve essere, cioè sempre più puntare sull’arte e sugli artisti, come tutto ciò che ha reso grandi le altre città del passato quali Firenze e Venezia, o altre città in giro per il mondo e sono le stesse basi su cui si fonda la nostra civiltà”.

Così Marco Fedalto, 43 anni, compositore e pianista, traccia la genesi della sua opera “Inno alla Città di Treviso”, con cui ha vinto il contest lanciato nel 2020 dall’amministrazione comunale trevigiana.

“Scrivere un inno per una città e per i suoi cittadini significa pensarla a 360 gradi. Significa che, oltre ad averla conosciuta e averla vissuta, bisogna vederla in quello che sarà il suo futuro. Anche dal punto di vista politico, perché tutto sommato la politica è un modo di gestire la politica. E anche la musica è politica, se vogliamo” continua.

La presentazione ufficiale della composizione avverrà all’interno del concerto che si terrà domenica 31 ottobre alle 15.30, nel Tempio di San Nicolò, la più imponente architettura sacra del centro storico.

La musica sarà eseguita dai Giovani Musicisti Veneti (che da adesso assume il nome “Orchestra Città di Treviso”), guidati dal maestro Francesco Pavan, con la partecipazione del coro Academia Ars Canendi diretto dalla professoressa Manuela Meneghello.

L’inno di Marco Fedalto è stato scritto per orchestra sinfonica e coro misto; sarà l’ultimo brano ad essere eseguito, dopo l’ascolto di una impegnativa carta di sala che contempla l’Agnus Dei di Barber con l’arrangiamento per orchestra sinfonica a cura di Andrea Mascherin, l’Agnus Dei di Allauca per coro a quattro voci miste, l’Ave Verum Corpus di Elgar arrangiato da Pavan, il concerto per due trombe di Vivaldi, il Palladio di Jenkins nell’arrangiamento di Ambrogio De Palma e quattro composizioni di Beethoven con l’orchestrazione di Fedalto e il violino solista di Giovanni Melchiori nella Romanza op. 50. Il concerto è a ingresso libero, nel rispetto delle normative anti Covid, accesso con Green pass.

“Tecnicamente parlando, l’inno è diviso in tre parti perché vuole ripercorrere le tre sillabe che compongono la parola Treviso e comprende anche il fatto che derivi da tre visi, appunto. Il numero tre ricorre nella macro forma del pezzo – racconta il musicista di Quinto – Anche le versioni sono tre. Quella orchestrale, la più pomposa, la ascolteremo domenica.

“Poi ce n’è un’altra più giovanile e “smart”, che può essere suonata invece da ragazzi ed è quella per band, contenuta nel cd che abbiamo inciso ancora l’anno scorso. Quindi c’è una versione corale, proprio perché abbiamo pensato di coinvolgere al massimo i cori, che purtroppo hanno subìto uno stop mai visto a causa della pandemia”.

“Pertanto avere un canto comune, attorno a cui ritrovarsi, sorridere e condividere l’emozione della musica, è una cosa a cui io personalmente tengo molto. Vorrei che i cori possano adottarlo e cantarlo appena ci sarà la possibilità di riprovare insieme. Perché poi, se ci pensiamo il vero tessuto musicale di una città si trova nel coro. E’ lì che le persone fanno della musica un elemento sociale” prosegue.

Per quanto riguarda l’orchestra in scena a San Nicolò, domenica 31 ottobre ufficializzerà il nome “Città di Treviso”, con cui è stata ribattezzata da poco. Fedalto sottolinea che ha avuto un ruolo molto importante nella creazione dell’Inno: “Senza questa orchestra di giovani, pieni di energie e di entusiasmo, non si sarebbe potuta fare questa avventura. I Giovani Musicisti Veneti compiono quest’anno vent’anni di attività e stanno già gettando le basi per i prossimi venti. Parliamo di una grande iniziativa culturale e musicale, a cui tanti ragazzi che suonano uno strumento possono accedere, per studiare e formarsi. Stanno sotto la bacchetta disciplinata di un direttore ad imparare la musica, a stare insieme e ad ascoltare gli altri. Questa è una grande lezione di civiltà e di tutti i valori che l’arte porta con sé”.

(Foto: Facebook).
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