Treviso ricorda il tragico bombardamento del 7 aprile 1944: l’Ave Maria di Gounod e i rintocchi della campana civica in diretta Facebook

Treviso commemora oggi il 77° anniversario del bombardamento del tragico Venerdì Santo del 1944 nel corso di una cerimonia che si svolgerà in forma ridotta, alla presenza del sindaco Mario Conte, del consiglio comunale e dei rappresentanti delle autorità militari e delle forze dell’ordine del territorio.

Alle 10 si terrà la santa messa nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, celebrata dal vescovo Michele Tomasi. 

Quindi in Piazza dei Signori, alle 12.50, il tenore Francesco Grollo, accompagnato al pianoforte dal maestro Antonio Camponogara, introdurrà il momento di raccoglimento eseguendo l’Ave Maria di Gounod, prima dei solenni rintocchi che risuoneranno dalla campana della Torre Civica alle 13.05, l’ora in cui sulla città si scatenò la pioggia di bombe angloamericane.

La cerimonia sarà chiusa dall’esecuzione dell’Agnus Dei di Bizet, sempre con la voce di  Francesco Grollo. L’evento verrà trasmesso in streaming, sulla pagina istituzionale Facebook del Comune di Treviso.

Il 7 aprile 1944 i “Liberators” americani scaricarono sul capoluogo della Marca il loro carico di morte, senza apparente motivo e senza un almeno evidente piano di puntamento, sostengono gli storici trevigiani Ernesto Brunetta e Livio Vanzetto.

Dalle 13.05, in poco più di sette minuti le bombe colpirono la  stazione ferroviaria, i quartieri circostanti, il centro storico, la Borsa del Commercio, i giardini di via Toniolo (dove era stato ricavato un rifugio antiaereo), via Fiumicelli, il borgo di San Nicolò, Palazzo dei Trecento, Piazza della Vittoria, il tempio di San Francesco e tanti altri edifici storici.

Il raid provocò circa 1600 vittime tra i civili e la distruzione quasi totale del patrimonio edilizio della città.

Quello del 7 aprile 1944 fu l’evento bellico più tragico del secondo conflitto mondiale. Va però ricordato che Treviso venne ancora pesantemente bombardata il 14 maggio (in questa data fu danneggiata gravemente la basilica di Santa Maria Maggiore), il 10 ottobre fu colpita la zona delle Corti fuori mura, poi ripetutamente furono bersagliati dalle bombe, nella settimana di Natale del 1944, San Teonisto, San Nicolò e il seminario,mentre il 13 marzo 1945 si verificò l’unico bombardamento notturno. 

Alla fine di questi eventi, si registrò l’82% dei fabbricati distrutti o danneggiati e si aprì, per timore o per effettive necessità, il capitolo dello sfollamento di notevoli masse di cittadini nelle campagne circostanti.

Ad esempio 516 furono gli sfollati a Villorba, 230 famiglie trovarono ospitalità a Pezzan di Carbonera. Roncade ospitò da 1300 a 1900 sfollati. Insorsero problemi  di alloggi da reperire e approvvigionamenti. “Non c’erano generi alimentari senza tessera, né generi di prima necessità senza buoni, che difficilmente si potevano avere. E povera gente affamata che veniva da Treviso! E anche ladri notturni che lasciavano un camion ai confini e venivano a razziare”, scrivono Vanzetto e Brunetta nel volume “Storia di Treviso”. 

Altri paesi furono colpiti dai bombardamenti del 1944 come Conegliano, Vittorio Veneto, San Fior, Pianzano e Orsago. In tutta la provincia, il problema centrale restava la penuria dei generi di prima necessità e quindi l’aumento dei prezzi al mercato nero, mentre l’estate vide l’espansione del movimento partigiano, in connessione con l’offensiva alleata.

Sembrò a tutti che la guerra si sarebbe conclusa prima dell’inverno. Invece, l’inverno 1944-1945 fu la stagione delle rappresaglie, delle crudeltà, dei tradimenti (i partigiani che passarono nella Brigata Nera), della fame, del freddo in una città devastata, come la descrisse lo scrittore moglianese Giuseppe Berto nel suo romanzo d’esordio “Il cielo è rosso”. 

Scriveva il parroco di Visnadello, nel suo diario, nel 1944: “In campagna, in qualche modo si vive, ma nelle città si patisce la fame e tutti invocano la cessazione di questa lunga guerra”.

Invocazione  troverà il suo compimento il 28 aprile 1945,  giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale di Treviso assunse tutti i poteri di amministrazione e di governo per transitare la provincia verso la normalizzazione e la ricostruzione postbellica.

(Foto: Archivio storico trevigiano).
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