Confraternita, cerimonia di investitura per quattro nuovi “cavalieri”

L’investitura dei nuovi confratelli è uno dei momenti più importanti per la Confraternita di Valdobbiadene, che ogni anno a fine gennaio ripete l’antico rituale della presentazione dei neofiti al consesso, che culmina con il loro giuramento e l’imposizione dell’antica spada cerimoniale in tralcio di vite da parte del Gran Maestro.

Un momento solenne, una cerimonia che si ripete da ottant’anni nella cella vinaria di San Pietro di Barbozza e che quest’anno ha visto protagonisti quattro giovani enologi, tutti laureati in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche e tutti con ruoli di responsabilità in ambito agricolo. Si tratta di Giovanni Lisi, di origini tarantine ma residente a Valdobbiadene; Marco Lucchetta, di Conegliano; Francesco Merotto di Farra di Soligo e Simone Poloniato di Pederobba.

La scelta dei nuovi cavalieri segue una attenta valutazione che tiene conto del lavoro di ogni singolo candidato e dell’impegno dimostrato nella tutela del Valdobbiadene DOCG, in linea con le finalità dello Statuto e con lo spirito dei fondatori della Confraternita, per i quali rivestiva fondamentale importanza il rispetto della tradizione e la salvaguardia dell’identità territoriale. Valori rimasti immutati.

A precedere la cerimonia di investitura, l‘Assemblea d’Inverno, l’occasione per tracciare il bilancio dell’anno appena passato e per rinsaldare ideali e senso di appartenenza in seno alla Confraternita di Valdobbiadene, attore autorevole e attivo sul territorio.

Nella sua relazione, il Gran Maestro Enrico Bortolomiol ha ricordato l’importante traguardo degli ottant’anni dalla fondazione della Confraternita di Valdobbiadene anticipando alcuni eventi che caratterizzeranno le celebrazioni.

Bortolomiol si è poi soffermato – anche in riferimento a quanto accaduto di recente con il passaggio del tedoforo olimpico della Denominazione DOC a Valdobbiadene – sulla necessità e la difficoltà di mantenere e, giocoforza, proteggere l’identità del territorio e della Denominazione DOCG: “L’identità è la nostra cifra distintiva, la nostra forza… non solo commerciale. La Confraternita di Valdobbiadene si è impegnata in passato, e continuerà a farlo, nella tutela, oltre che nella promozione del territorio in cui si produce il Conegliano Valdobbiadene DOCG. Un prodotto unico che, proprio per questo, deve trovare identificazione nei luoghi dove affonda le sue radici, senza se e senza ma. Superando le insidie, sempre più insistenti e nocive, di una comunicazione superficiale – forse volutamente superficiale e qualunquista. Non possiamo nasconderci che esiste un mondo che vive di imitazioni e che si appropria, senza vergogna, del bello altrui. Credo sia importante continuare a insistere sulla necessità di intersecare prodotto e territorio in modo chiaro e netto, mettendo in campo tutte le opportune azioni, anche per consolidare il rapporto con il consumatore. Insomma è necessario perseverare, ponendoci obiettivi che prescindono dal ritorno economico e che viaggiano sul solco di una strada segnata da chi è venuto prima di noi e che ha disegnato queste colline, oggi Patrimonio dell’Umanità. La nostra deve essere una visione lunga, focalizzata sul futuro. Lo dobbiamo alle prossime generazioni e ai nostri padri”.

Il Gran Maestro ha inoltre ricordato, tra le attività svolte nel 2025, la campagna di promozione dedicata alla ‘Bottiglia della Confraternita’, il sostegno alla Cooperativa sociale ALI Onlus di Valdobbiadene per l’acquisto di un pulmino, il “Premio di Studio” conferito a Stella Ceolin, per la sua tesi di laurea sulla flavescenza dorata e ancora il patrocinio alla mostra fotografica “Il passo del viandante. Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nell’occhio di Arcangelo Piai”, allestita nell’ex Opificio di Villa dei Cedri.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Pietro Chiodero)
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