Dieci anni di eccellenza: gli Istituti San Gregorio festeggiano il traguardo dell’URT guardando al futuro

Una giornata di celebrazione che trae origine da un’importante storia di programmazione e visione territoriale: gli Istituti San Gregorio hanno festeggiato questa mattina i dieci anni di attività dell’Unità Riabilitativa Territoriale (URT), la prima nata in Veneto il 4 aprile 2016. Un traguardo che ben si inserisce nel più ampio e ambizioso percorso di trasformazione dell’ex ospedale di Valdobbiadene, nel quadro di una sanità che si sta progressivamente riorganizzando per restare vicina ai bisogni del cittadino.

Il racconto inizia nel 2012, quando il polo di Valdobbiadene era ancora una scommessa da vincere. Alberto Prandin, oggi presidente del CdA ma allora direttore generale dell’ospedale di Motta di Livenza, ricorda con un sorriso il momento in cui fu coinvolto dall’allora presidente Antonio Raia: “Mi telefonò a casa dicendomi: ‘Guarda, è passata la delibera e ho detto che abbiamo ingaggiato il Maradona della riabilitazione’ “.

Quella sfida portò alla nascita, il 4 aprile 2016, della prima URT del Veneto, una struttura allora talmente innovativa da non avere nemmeno uno schema contrattuale predefinito. “L’abbiamo scritto noi a quattro mani con l’Azienda ULSS”, ha spiegato Prandin, ricordando le iniziali resistenze dei medici nel mandare i pazienti “fin quassù” a Valdobbiadene. Una scommessa vinta grazie a un modello organizzativo che oggi attira pazienti anche da molto lontano.

A dare il “la” sul piano normativo fu Luca Coletto, allora assessore regionale alla Sanità, che firmò la delibera di autorizzazione. Nel ricordare la genesi del progetto, Coletto ha evidenziato la necessità di colmare un vuoto assistenziale tra il domicilio e l’ospedale: “Mancava un anello di congiunzione tra la casa e l’ospedale. I pazienti fragili spesso non sapevano dove andare e le famiglie si trovavano in difficoltà”, ha ricordato l’ex assessore regionale.

Questa visione di una sanità di prossimità è stata raccolta da Manuela Lanzarin, attuale assessore regionale alla Sanità, che ha sottolineato come la lungimiranza, nel tempo, paghi sempre. “Quando c’è una nuova programmazione sanitaria e si chiudono strutture ospedaliere, il territorio percepisce spesso un depotenziamento. La vera sfida, invece, è riconvertire questi spazi in strutture sociosanitarie extra-ospedaliere a 360 gradi”, ha affermato Lanzarin. “Come Regione Veneto dobbiamo pensare a strutture polifunzionali come queste, essenziali nel rapporto con gli ospedali per acuti, che devono rimanere il punto di riferimento per le emergenze”. L’assessore ha quindi indicato gli Istituti San Gregorio come un esempio concreto di come la chiusura di un ospedale per acuti possa trasformarsi in un rafforzamento dei servizi territoriali essenziali.


La forza del progetto risiede anche nella sua capacità di attraversare generazioni diverse di amministratori, mantenendo una visione condivisa nel tempo. A rappresentare la memoria storica della comunità è stato Bernardino Zambon, già sindaco di Valdobbiadene, che ha parlato a nome di chi ha guidato il Comune negli anni. “Parlo interpretando il sentimento dei sindaci che mi hanno preceduto e seguito. Questa è stata un’esperienza che ha coinvolto molte generazioni e amministrazioni, segno di un progetto radicato e fondamentale per il territorio”, ha affermato Zambon.

Anche Anna Spinnato, prima donna ad aver indossato la fascia tricolore nella storia del Comune, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di guardare avanti, accelerando il completamento delle opere strutturali previste. “Un compleanno è un momento importante per fare memoria, ma anche per guardare al futuro. Io sollecito sempre il presidente affinché il progetto del nuovo edificio, destinato ad accogliere le istituzioni della sanità territoriale, venga concluso. Le preoccupazioni per i ritardi legati all’adeguamento idrogeologico ci sono, ma il messaggio è chiaro: dobbiamo andare avanti e portare a termine l’accordo di programma nel suo complesso”. Spinnato ha quindi ribadito il ruolo condiviso degli enti coinvolti: “Comune, Istituti, Regione e ULSS devono continuare a lavorare insieme per raggiungere questo risultato”.

La consigliera regionale Sonia Brescacin ha invece posto l’accento sulla qualità percepita del servizio offerto dall’URT e sul rapporto di fiducia costruito con i cittadini. “Questa cittadella continua a stupirci in positivo per le opportunità che offre. Dobbiamo ringraziare il presidente, il CdA, il direttore e tutti i collaboratori per la sinergia con l’azienda sanitaria e il dottor Gugelmetto. Questa realtà è un gioiello a livello provinciale e regionale”.

A conferma della qualità del servizio, Brescacin ha raccontato un episodio avvenuto poco prima della cerimonia: “Entrando ho incontrato una persona che non conoscevo e che ha tessuto le lodi del percorso riabilitativo ricevuto. Credo sia questo il miglior biglietto da visita per celebrare questi dieci anni”.

Il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese, ha invece ricordato la capacità di risposta della struttura nei momenti più complessi, soffermandosi in particolare sull’emergenza pandemica. “C’ero anch’io dieci anni fa, anzi qualche mese prima, quando un contenzioso teneva tutto bloccato. Quando i risultati arrivano dopo grandi difficoltà, sono ancora più gratificanti”, ha ricordato il sindaco.

Fregonese ha poi richiamato il ruolo svolto durante il COVID: “In soli cinque giorni, con l’aiuto di 150 volontari al giorno, qui è stato riaperto l’ex direzionale per realizzare uno dei cinque ospedali COVID della Regione Veneto. Ha salvato vite e dimostrato la fiducia che si può riporre in chi opera in queste realtà”.

A chiudere gli interventi è stato il dottor Marco Gugelmetto, capo Dipartimento della funzione riabilitativa dell’ULSS, che ha evidenziato il ruolo strategico dell’URT nel sistema sanitario locale. “Quando sono arrivato nel 2018 ho trovato una struttura intermedia già perfettamente organizzata, un vero fiore all’occhiello”, ha spiegato. “La seconda fortuna è avere collaboratori splendidi, come la dottoressa Colle e il dottor Misi”.

Gugelmetto ha quindi ribadito il valore della struttura: “Questa realtà è un’eccellenza e il Dipartimento non potrebbe fare a meno di questo servizio, che rappresenta il vero anello di collegamento tra ospedale e domicilio. Quando qualcosa funziona, bisogna farla crescere, sfruttando l’economia di scala e mantenendo il modello organizzativo”.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni)
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