A Valdobbiadene, negli spazi dell’Opificio di Villa dei Cedri, la mattina scorre lenta tra luce naturale e silenzi pieni. Le linee pulite dell’architettura accompagnano il visitatore in un percorso che non è solo espositivo, ma profondamente umano. Qui il corpo diventa racconto, memoria, resistenza.
La mostra dedicata al lavoro di Gilberta ed Emilia Bianchin restituisce il senso di un’arte costruita nel tempo, con pazienza e determinazione. Non nasce da un’intuizione improvvisa, ma da una necessità più profonda. “A un certo punto della mia vita ho sentito il bisogno di trasformare una difficoltà in qualcosa che potesse sostenermi”, racconta Gilberta Bianchi. “Quello che oggi è arte, all’inizio è stato un modo per restare in piedi, per alleggerire il peso dei giorni”.
Da lì prende forma un percorso condiviso, che negli anni si è consolidato attraverso studio, sacrificio e una continua ricerca espressiva. Le opere esposte – tutte realizzate interamente a mano – sono frammenti di questo cammino: immagini che raccontano esperienze, concorsi, incontri, ma soprattutto trasformazioni interiori.




Nel body painting, il corpo femminile non è mai superficie passiva. Diventa presenza, voce, energia. “Non è il colore a dare valore al corpo, ma il contrario”, spiega l’artista. “È la persona che rende vivo ciò che dipingiamo”. Le modelle sono interpreti, partecipano attivamente alla creazione, portando nell’opera la propria sensibilità, la propria storia, la propria forza.
Lavorare dal vivo aggiunge un ulteriore livello di complessità. Ogni performance è esposta allo sguardo del pubblico, alle emozioni del momento, alla stanchezza, all’imprevedibilità. Eppure è proprio in questa dimensione che il lavoro trova la sua autenticità. “È un’arte che non si può nascondere”, lascia intendere Bianchi. “Chiede presenza totale, fisica e mentale”.






Accanto alla dimensione estetica emerge anche una riflessione più ampia sul presente. Alcuni lavori affrontano il tema della comunicazione contemporanea e del rischio di semplificazione del linguaggio. L’uso sempre più diffuso di simboli immediati, come le emoticon, viene osservato con attenzione: strumenti efficaci, ma che possono ridurre la profondità dell’espressione.
Il percorso delle artiste si è sviluppato anche attraverso il confronto nei concorsi, in Italia e all’estero. Non come semplice competizione, ma come occasione di crescita. Negli anni sono arrivati riconoscimenti importanti, fino al risultato più significativo: il primo posto al World Bodypainting Festival di Klagenfurt.
L’opera premiata, “Welcome to Wonderland”, nasce da un’immagine intima e universale allo stesso tempo: il ricordo dell’infanzia e della scoperta delle storie. “Ho ritrovato i miei libri di quando ero bambina e mi sono resa conto di quanto spazio lasciassero all’immaginazione”, racconta Bianchi. Da quella suggestione prende forma una composizione complessa, dove il corpo si trasforma in libro, le pagine si aprono e i personaggi prendono vita, come se il confine tra realtà e fantasia si dissolvesse.






Il progetto si arricchisce grazie alla collaborazione con interpreti come Grazia Lanaia, che porta sulla scena il movimento e l’emozione. “Il mio compito è dare vita a quello che nasce sulla pelle”, spiega. “Quando il corpo entra nell’opera, tutto cambia: diventa esperienza, relazione, qualcosa che arriva direttamente alle persone”.
Nel suo racconto emerge con forza il valore del corpo femminile come strumento espressivo, lontano da qualsiasi riduzione estetica. “Non si tratta di mostrarsi, ma di essere”, sottolinea. “C’è una forza che passa attraverso il corpo, anche quando è esposto, e che riesce a toccare chi guarda”.










Il momento più intenso resta quello dell’incontro con il pubblico. “Quando vedi qualcuno emozionarsi, capisci che l’arte ha fatto il suo lavoro”, aggiunge. “È lì che succede qualcosa di autentico, qualcosa che avvicina”.
La mostra diventa così un’esperienza da attraversare con lentezza, dove ogni opera – costruita interamente a mano – invita a fermarsi, osservare e sentire. Un percorso che parla di donne, di corpi e di possibilità, restituendo all’arte la sua dimensione più profonda.
L’esposizione è visitabile presso l’Opificio di Villa dei Cedri con orari indicativi: mattina 9.30–12.30 e pomeriggio 15.30–18.30.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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