“Ci lascia un uomo semplice, benvoluto da tutti”: con queste parole la numerosa famiglia saluta Michele Curto (Micel), 90 anni, originario di Bigolino di Valdobbiadene, dove domani alle 15.00 sarà celebrato il funerale nell’arcipretale e dove oggi alle 20 ci sarà il santo rosario.
Con infinita tristezza ne annunciano la scomparsa la moglie Enrica, i figli Giancarlo, Enrico e Raffaela, il genero, la nuora, i nipoti, i pronipoti, parenti e amici tutti.
Un amore per i monti nato fin da piccolo: Michele infatti raccontava di essere nato giù in paese, a Bigolino a settembre, il giorno di San Michele Arcangelo (motivo del suo nome), e nella successiva primavera era già in alpeggio nella malga Fossazza con la famiglia.
Aveva seguito fin da subito l’attività del padre Carlo con l’allevamento e il commercio di bestiame. Ricordava sempre con stima che, nel secondo dopoguerra, la sua famiglia aveva avuto l’incarico dalla Curia di risollevare l’economia di Bigolino acquistando più bestiame, per allevarlo, rivenderlo e poi produrre formaggio per sfamare le famiglie in difficoltà.
In seguito aveva continuato a frequentare casa per casa le famiglie di tutti i paesini della valle feltrina, facendosi sempre voler bene.
Con la famiglia aveva gestito le prime malghe (40 anni in Fosazza, poi nel Cesen e infine 50 anni a Budui), anche quando si raggiungevano soltanto a piedi. Lavoro seguito con il solido sostegno della moglie e dei figli e grazie al riconoscente e numeroso personale d’alpeggio.
In quegli anni le vacche si portavano in quota con la transumanza, non per rievocazione ma proprio per necessità perché non c’erano le strade, impiegandoci anche due giorni con la sosta a metà montagna. Un centinaio di vacche in viaggio dal paese alla montagna, perché Micel portava in alpeggio anche quelle di altri allevatori. Portavano in malga anche i maiali (a piedi dal piazzale di Pianezze), che, finito l’alpeggio, rivendeva alle famiglie del paese.
Fu il primo a salire in malga con l’auto, una Willy, al posto dei cavalli. Raggiungeva le cime dove nessun altro era ancora arrivato. Aveva inoltre aperto la baita in piazza a Pianezze per dare la possibilità ai clienti di comprare il formaggio senza dover raggiungere la malga. Fu il primo infatti ad aprire un punto vendita in un luogo diverso dalla malga. Portava giù le forme di formaggio a cavallo.
“Dalle nostre montagne bele, il formaggio di Curto Michele” era lo slogan per cominciare la vendita che insieme alla moglie Enrica hanno contribuito al successo di Pianezze in quegli anni.
Per primo ha fatto costruire un pozzo in malga a 1200 metri trovando una falda d’acqua potabile a 90 metri di profondità, utile per i lavori in malga. Indimenticabile la grande gioia al momento dell’arrivo dell’acqua. Ha sempre avuto, quindi, la mentalità da pioniere.
Da Bigolino trasferì in seguito la famiglia a Follina acquistando l’azienda agricola “La Dolza”, ampliando così l’attività.


Un futuro familiare roseo grazie a solide radici
Negli anni di onorata passione per la montagna, Micel e la sua famiglia hanno vinto premi importanti per le Brune Alpine allevate e per i formaggi prodotti in occasione di numerosi concorsi (in particolare una medaglia d’oro al prestigioso Caseus Veneti).
Micel ha avviato la vendita anche di tanti mercati rionali, e i frutti del suo lavoro continuano a splendere grazie alle attività dei figli: una stalla robotizzata, una nuova latteria, la baita, i pascoli in montagna e un bell’agriturismo.
Negli ultimi anni ha potuto passare la vita tranquillo e sereno insieme alla moglie Enrica in Castela, a Valdobbiadene, e nella sua amata casa, Pianezze.
(Autore: Luca Nardi)
(Foto: per gentile concessione della famiglia)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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