

Una serata speciale, un regalo prezioso alla sua Valdobbiadene, che ha risposto con un auditorium “Celestino Piva” molto affollato sabato 4 maggio all’incontro con Italo Gerlin: 99 anni il prossimo novembre, uno degli ultimi 650 mila internati militari italiani nei campi di prigionia nazisti.
“Ho sempre rifiutato ogni proposta nazifascista dopo l’8 settembre 1943, quando ero in prigionia avrei potuto tornare a casa nel giro di una settimana, mio padre si era già accordato con i tedeschi a Valdobbiadene, bastava firmare il duplice giuramento alla Repubblica di Salò e al Terzo Reich. Con tre mitra puntati ho detto “no” a quel comandante delle SS, tra gli insulti ho risposto a gran voce che preferivo il lager alla guerra coi nazifascisti. Avevo fatto giuramento all’Esercito Italiano e non mi sarei schierato nemmeno con i partigiani, anche perché, quando sono arrivato a casa nell’agosto 1945 e ho saputo cos’era accaduto a Valdobbiadene dopo l’8 settembre 1943, le violenze tra compaesani avvenute da entrambe le parti, mi sono convinto ancora di più che sia stato meglio trascorrere due anni nei lager”.
Gerlin si è lasciato andare come un vero fiume in piena di racconti carichi di emozioni, drammi e rapporti umani indimenticabili, vissuti in Germania e Polonia tra il 1943 e il 1945. Fino alla serata organizzata dal Comune di Valdobbiadene e dal comitato biblioteca, questa drammatica esperienza di vita era stata raccontata da Gerlin soltanto con l’arte: disegni inediti, realizzati con le tecniche dell’acquerello e con un pennino ad inchiostro, scatti fotografici di vita quotidiana realizzati su pagine di libri propagandistici fascisti e su fogli di fortuna procurati all’interno dei campi di prigionia.
La serata di sabato 4 maggio, perciò, è stato un evento unico nel suo genere, una prima volta anche per lo stesso Gerlin, un’idea della biblioteca comunale nata con l’obiettivo di tenere viva la memoria di un passato atroce da tramandare soprattutto alle giovani generazioni, presenti numerose in sala insieme al dirigente scolastico dell’Isiss “Giuseppe Verdi”, Giuliana Barazzuol, e ad alcuni insegnanti.
Italo Gerlin nasce a Valdobbiadene nel novembre 1920, dopo il diploma all’Istituto tecnico industriale “Alessandro Rossi” di Vicenza, nel settembre 1940 frequenta la scuola ufficiali a Salerno e nel 1941 viene arruolato nel 55esimo reggimento fanteria della Brigata Marche di Treviso, dove presta servizio insieme a Toni Adami, tra i più noti futuri partigiani trevigiani. Di lì a poco la partenza per il fronte balcanico e gli innumerevoli drammi della Seconda guerra mondiale tra l’impreparazione generale dell’Esercito Italiano e di molti comandanti.
L’evento che cambierà radicalmente la sua vita è l’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio dell’armistizio italiano con gli Alleati a Cassabile. Arrestato dai tedeschi nella città croata di Ragusa, oggi Dubrovnik, e costretto alla consegna delle armi, viene subito internato a Sarajevo, quindi il lungo ed estenuante trasferimento in Germania.


Prima tappa a Wietzendorf, nella bassa Sassonia tedesca, poi Beniaminowo in Polonia, quindi Sandbostel in Germania; infine, dal febbraio 1945, Gerlin viene traferito nuovamente a Wietzerndorf e poi va a lavorare in una fattoria tedesca, dove trascorre serenamente la Pasqua. Liberato di lì a poco dagli inglesi, ritorna a Valdobbiadene soltanto nell’agosto 1945, precedendo di due mesi il sacco a pelo inviato due anni prima dal padre Mario, grazie al quale egli era sopravvissuto sul monte Grappa durante la Grande Guerra.
“Non sono un eroe ma una persona semplice con dei sani principi – ha precisato più volte Gerlin -, ho sempre creduto nei valori dell’onestà e della giustizia insegnati dai miei genitori, così ho resistito in quegli anni di fame e freddo in Germania e Polonia, assistendo anche agli orrori commessi dai prigionieri russi e dagli inglesi dopo la liberazione. In prigionia ho conosciuto pittori e uomini di cultura di primo livello, come Guareschi e Novello, mi hanno aiutato a perfezionare la mia tecnica pittorica. Ho sempre dipinto momenti di vita quotidiana per non dimenticare nulla una volta tornato a casa, non li ho mai pubblicati perché sono un ricordo personale. Quando guardo i miei disegni, rivivo quei due anni di prigionia, rivivo gli incontri con le persone che hanno trascorso quella drammatica esperienza con me, la maggior parte dei quali non ci sono più”.


La vita ha poi sorriso ad Italo Gerlin, sposato e padre di tre figli, ha fondato una nota azienda familiare. Oggi, con una salute e una memoria di ferro, vive serenamente a Valdobbiadene, a due passi da quell’auditorium che mai avrebbe pensato di riempire fino all’esaurimento dei posti a sedere.
(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
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