“Io e l’Intelligenza Artificiale: chi esiste davvero?”. Maria Bernardi, la regista segusinese che ha stregato Barcellona

Dalla propria camera da letto al palco di Barcellona, passando per un dialogo intimo – e insieme filosofico – con un’intelligenza artificiale. È il percorso di Maria Bernardi, classe 2003, giovane regista originaria di Segusino, che con il suo documentario “Room 174” ha conquistato la menzione speciale della giuria alla IV edizione del Rain Film Festival, la rassegna catalana dedicata al rapporto tra cinema e intelligenza artificiale.

«È stato un bellissimo traguardo – racconta Maria – soprattutto perché questo festival si concentra proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, centrale anche nel mio film, e sulla questione filosofica che per me è fondamentale quando si usano nuove tecnologie».

Cresciuta a Segusino, dove ha frequentato le elementari, ha proseguito gli studi al liceo delle scienze umane di Montebelluna, un passaggio che definisce importante per l’avvicinamento all’antropologia e alla sociologia. Determinante, racconta, anche l’esempio della madre, pittrice: un contatto quotidiano con l’immagine che, insieme a una passione coltivata per la fotografia già negli anni del liceo, l’ha portata quasi naturalmente a unire il suo interesse per l’antropologia con il linguaggio del documentario. Un percorso poi approfondito nel triennio in regia documentaria al Centro Sperimentale di Cinematografia, sede di Palermo, dove – spiega – ha sviluppato non solo le competenze tecniche ma anche il gusto per la sperimentazione che oggi caratterizza il suo lavoro. Alla CSC porta già la firma di due cortometraggi, “Cacofonia” e “La cosa giusta”.

“Room 174” nasce durante la residenza artistica Nouvelle Bug, un programma che invita gli artisti a confrontarsi con le nuove tecnologie – dal cinema ai videogiochi fino, appunto, all’intelligenza artificiale. Il punto di partenza è un archivio personalissimo: notti trascorse dalla regista a dialogare con la propria webcam. «Ho iniziato a riguardarmi dall’esterno – spiega – è stata una sorta di pratica terapeutica, guardarmi come se fossi un’altra persona. Avevo bisogno di dialogare con un’altra creatura». Da qui nasce la struttura del film: un confronto tra due entità, una fisica e biologica, l’altra virtuale, che alla fine si scoprono ugualmente attraversate dalla stessa crisi esistenziale. «Ho scelto l’intelligenza artificiale sia per la residenza, sia perché rappresenta uno sguardo esterno che rielabora le mie memorie – e allo stesso tempo un’interlocutrice nuova e interessante per me».

Nel film, l’IA non si limita a osservare le immagini che elabora: sembra quasi desiderare un’esistenza propria, arrivando a interrogarsi sul proprio statuto. Una domanda che, per la regista, riguarda in fondo entrambe le “creature” in scena. «Questo archivio nasce dal bisogno di trattenere le memorie, per ricordarmi che esisto. La rielaborazione che ne fa l’intelligenza artificiale la rende, in un certo senso, ancora più vicina alla mia memoria emotiva di quei momenti». E se il film si interroga su quando davvero esistiamo, la risposta, dice Maria, non è necessaria: «Esistiamo in molte forme, e non esistiamo in altre forme. Non importa dare una risposta a questa domanda».

Sul rapporto, spesso conflittuale, tra intelligenza artificiale e mondo dell’arte, la giovane regista ha le idee chiare. «Soprattutto nel campo visivo e dell’animazione viene vista come il grande nemico, ma io penso che esistano due modi per usarla a livello creativo». Il primo, spiega, è quello dello strumento veloce ed economico, che porta con sé però problemi etici legati alla provenienza dei dati, raccolti sul web e gestiti da altri, senza un vero controllo. Il secondo – quello che lei stessa predilige – è la sperimentazione consapevole: «Per usarla come strumento è fondamentale capire come funziona e ragionare sul mezzo. In un momento in cui l’intelligenza artificiale sta esplodendo in tutti i campi, penso sia anche un buon modo per educare e non avere paura di questo grande cambiamento storico».

Un riconoscimento che porta il nome di Segusino sul palco di Barcellona, in un festival dedicato al dialogo tra cinema e nuove tecnologie, e che rappresenta il primo, meritato traguardo oltre i confini nazionali per la giovane regista. Tra provocazione filosofica e sperimentazione visiva, la sensazione è che il meglio debba ancora venire.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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