Tagliare il traguardo del secolo di vita non è da tutti, tagliarlo con una grinta e uno voglia di vivere che ti fanno dimostrare vent’anni in meno di quelli che hai realmente è un dono per pochi. Valdobbiadene ieri, mercoledì 18 novembre, ha festeggiato lo speciale traguardo di Italo Gerlin (nella foto): arzillo, saggio e brillante cittadino d’altri tempi capace di trovare la sua giusta dimensione anche nel mondo sempre più digitale di oggi.
Italo Gerlin nasce a Valdobbiadene il 18 novembre 1920 e, dopo il diploma all’Istituto tecnico industriale “Alessandro Rossi” di Vicenza, nel settembre 1940 frequenta la scuola ufficiali a Salerno. Nel 1941 viene arruolato nel 55esimo reggimento fanteria della Brigata Marche di Treviso, dove presta servizio insieme a Toni Adami, tra i più noti partigiani trevigiani. Di lì a poco la partenza per il fronte balcanico e gli innumerevoli drammi della Seconda guerra mondiale, tra l’impreparazione generale dell’Esercito Italiano e di molti comandanti.
Gerlin non è solo l’unico reduce di guerra vivente a Valdobbiadene ma è anche uno dei pochi Imi, internati militari italiani, della Regione Veneto. Dopo l’8 settembre 1943 fu arrestato dai tedeschi nella città croata di Ragusa, oggi Dubrovnik, e costretto alla consegna delle armi. Subito internato a Sarajevo, fu trasferito in Germania, poi in Polonia e di nuovo in Germania.
“Ho sempre rifiutato ogni proposta nazi-fascista dopo l’8 settembre 1943 – raccontava Gerlin in un’intervista a Qdpnews.it nel maggio 2019 -, quando ero in prigionia avrei potuto tornare a casa nel giro di una settimana, bastava firmare il duplice giuramento alla Repubblica di Salò e al Terzo Reich. Con tre mitra puntati ho detto “no” a quel comandante delle SS e, tra gli insulti, ho risposto a gran voce che preferivo il lager alla guerra coi nazifascisti”.
“Non sono un eroe ma una persona semplice con dei sani principi – dice spesso Gerlin a chi glielo chiede -, ho sempre creduto nei valori dell’onestà e della giustizia insegnati dai miei genitori, così ho resistito in quegli anni di fame e freddo in Germania e Polonia, assistendo anche agli orrori commessi dai prigionieri russi e dagli inglesi dopo la liberazione”.
Italo Gerlin è anche un eccellente artista, un grande amore per la pittura che ha coltivato proprio durante la prigionia nei lager nazisti a contatto con noti artisti del Novecento italiano come Guareschi e Novello.
Gerlin è un maestro di vita e un esempio per molti giovani artisti locali, tra cui Aldo Rebuli, che ieri gli ha voluto dedicare degli auguri speciali: “Oggi una persona che per me è un riferimento nell’arte a Valdobbiadene ha compiuto cent’anni. In realtà non sono cent’anni ma centinaia di migliaia di ore di sogni, perché quando si dipinge non stiamo lì a guardare le ore né tanto meno gli anni. Guardiamo a migliorare giorno per giorno. Al più grande sognatore di questo paese, sei un riferimento. Auguri Italo Gerlin”.
(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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