Clima di tensione nel pomeriggio di oggi venerdì a Venezia, dove centinaia di manifestanti dei centri sociali, molti dei quali arrivati anche dalla provincia di Treviso, con gli esponenti di Django partiti alle 16 dalla stazione del capoluogo della Marca, sono scesi in piazza per protestare contro l’arrivo del mega yacht dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman Fertitta.


L’imbarcazione, dalla lunghezza di 117 metri di lunghezza, 32 di altezza e che vede al proprio interno piscine, elicotteri e mezzi anfibi a bordo per un totale stimato di oltre 450 milioni di dollari, ha fatto il proprio ingresso in laguna proprio alla vigilia della tradizionale Festa del Redentore, facendo scattare la mobilitazione dei collettivi veneziani.
Il ritrovo è stato fissato alle 18 in campo San Zaccaria. Da lì è partito il corteo tra cori, fumogeni e striscioni rivolti contro Fertitta, il presidente americano Donald Trump e il Governo italiano, accusato dai manifestanti di favorire una Venezia sempre più al servizio dei grandi interessi economici e del turismo di lusso.


Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto dalla Questura di Venezia. Nell’area di San Marco sono stati schierati numerosi agenti in assetto antisommossa, mentre diverse imbarcazioni delle forze dell’ordine hanno presidiato i canali attorno al bacino per evitare contatti tra manifestanti e l’area dove si trova ormeggiato il maxi yacht dell’ambasciatore.


Duri i toni utilizzati dal centro sociale Morion, tra i promotori della protesta: “Ancora una volta, come con Jeff Bezos, Venezia si ritrova ostaggio di un multimiliardario che pretende di utilizzare la città come vuole e che questa volta ha scelto proprio la festa cittadina del Redentore per la sua visita” hanno dichiarato gli attivisti. Secondo il collettivo, “è un arrogante schiaffo in faccia a chi in questa città si ritrova privato della possibilità di viverci, tra case introvabili, servizi smantellati e una Venezia sempre più trasformata in vetrina del turismo”.


Nel mirino dei manifestanti non c’è soltanto la presenza del magnate americano, ma anche la politica estera degli USA: “L’arroganza dell’ambasciatore è una diretta emanazione della politica trumpiana. Con questo tour nei porti italiani si vogliono celebrare presunti ‘valori americani’ che, secondo noi, rappresentano guerra, riarmo e il predominio degli interessi economici” hanno aggiunto gli esponenti del Morion.
La manifestazione, regolarmente preavvisata, ha seguito il percorso prescritto fino al Ponte de la veneta marina. I partecipanti hanno lì superato il ponte, violando le prescrizioni impartite. Intimati di non proseguire, i manifestanti hanno tentato di raggiungere l’area interdetta, per dirigersi verso l’imbarcazione dell’ambasciatore americano. Tale prosecuzione è stata impedita mediante una contenuta azione di alleggerimento da parte dei reparti inquadrati della Polizia di Stato.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
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