Nei prossimi giorni l’Istituto Alberghiero “A. Beltrame” presenterà “Cibo e Luce”, un percorso formativo e sperimentale che indaga come l’illuminazione possa influenzare la percezione del cibo e del vino. L’obiettivo è esplorare in che modo la luce incida sulla percezione visiva e sensoriale dei piatti, modificandone colore, texture e appeal. Un tema ancora inedito nella didattica gastronomica, ma sempre più centrale nella ristorazione contemporanea.
Grazie al progetto, gli spazi dell’Istituto sono stati trasformati in un vero laboratorio esperienziale: la Cucina e la Sala Rossa sono ora dotate di sistemi di illuminazione dedicati, affiancati da due apparecchiature mobili che permettono di variare i toni e l’intensità luminosa in base alle pietanze e ai drink.
Le nuove tecnologie dimostrano concretamente come la luce artificiale possa trasformare la percezione e il valore estetico di un piatto o di una bevanda, avvicinando i futuri professionisti della ristorazione alla consapevolezza che anche la luce è un ingrediente fondamentale della preparazione culinaria.
Ideato da Giovanni Antonio Albertin e sviluppato da Albertin & Company di Conegliano insieme a Consuline architetti di Milano, il progetto ha coinvolto attivamente studenti e docenti dell’Istituto e ha trovato il prezioso sostegno della famiglia Da Re.
In memoria del fondatore Giuseppe Da Re, imprenditore veneto che ha “dato al pane una nuova identità” con la creazione dei Bibanesi, la famiglia ha voluto dedicargli l’iniziativa, finanziando l’intero sistema di illuminazione della Cucina e della Sala Rossa, che porterà il suo nome e ospiterà una targa commemorativa.
Il convegno di presentazione, previsto venerdì 10 aprile alle ore 10.30 nella sala polifunzionale dell’Istituto alberghiero, sarà un momento di confronto e condivisione dei risultati della sperimentazione. A seguire verrà eseguita per gli ospiti e la stampa una esperienza del rapporto cibo luce come parte integrante del racconto gastronomico.
«Giuseppe era un uomo illuminato, nel senso più autentico del termine. Un panettiere che non sopportava l’idea di lavorare di notte e cercava un modo nuovo di fare il pane. Da quella intuizione nacquero i Bibanesi e un modo diverso di intendere il lavoro e l’arte della panificazione», afferma la famiglia Da Re. «Sostenere un progetto come Cibo e Luce ci è sembrato il modo più naturale per ricordarlo: la luce diventa qui simbolo della sua visione, della curiosità e dell’attenzione che ha sempre avuto per la qualità, il territorio e la formazione dei giovani».
La dirigente scolastica Letizia Cavallini sottolinea: «Gli studenti hanno vissuto un’esperienza altamente innovativa e formativa, sperimentando in prima persona come differenti spettri luminosi possano trasformare la percezione visiva ed emozionale di cibi e cocktail: un valore aggiunto significativo che integra competenze scientifiche, sensibilità estetica e capacità progettuale, preparando futuri professionisti più consapevoli, creativi e capaci di governare l’esperienza sensoriale nella ristorazione contemporanea. Un grande ringraziamento quindi allo studio Albertin & Company e alla famiglia Da Re in qualità di sponsor, per aver creduto in questo progetto che rappresenta un investimento significativo per lo sviluppo delle competenze dei nostri studenti e studentesse futuri ambasciatori della Cucina Italiana di recente riconosciuta come patrimonio immateriale dall’Unesco».
Con l’assistenza di Albertin & Company, Il progetto “Cibo e Luce” proseguirà nei prossimi anni come laboratorio permanente, con l’obiettivo di diffondere la cultura della luce in cucina e formare professionisti capaci di creare esperienze gastronomiche sempre più immersive e multisensoriali.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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