Il futuro dell’ex Cartiera Galvani di Vittorio Veneto: il complesso all’asta con un progetto di restauro che lo propone come struttura alberghiera e ristorante

Mantiene il proprio fascino l’ex Cartiera Galvani, tra Ceneda e San Giacomo, non l’unico dei compendi in stato di abbandono lungo il fiume Meschio ma potenzialmente tra i più affascinanti. La storia di questa struttura, legata non a uno ma a diverse stratificazioni del passato, la rende ancora oggi un luogo capace di ricordare l’aspetto di una Vittorio Veneto a metà tra l’eleganza di un borgo antico e l’austerità di una città fortemente industrializzata.

Il complesso si è sviluppato a partire da un primo nucleo seicentesco a due livelli, la Villa della Colletta, a cui hanno fatto seguito nella seconda metà dell’Ottocento la costruzione di altri manufatti. Secondo alcuni studi portati avanti da Heritage Italy, sarebbe stato Giovanni Maria Rizzardi, un mercante veneziano, a volerla non solo come cartiera, assieme alle altre in suo possesso, ma anche a pensarla inizialmente come propria abitazione personale.  

Quando, prima del 1838 e dopo varie vicissitudini, l’imprenditore Andrea Galvani l’acquisì, la mantenne fino al 1895, avviando con questo stabile e vari altri nel pordenonese un vero e proprio impero della carta, oltre a contribuire all’evoluzione tecnologica di questo settore.

La struttura ebbe varie modifiche. Risulta ancora curiosa, in particolare, la facciata con andamento curvo dell’edificio, oggi costeggiata da una piacevole pista ciclabile: si presenta con un ponticello, oggi crollato, che condurrebbe al piano terra. Ma anche la sezione più interna, con una sorta di cabina di comando che passa proprio sopra il Meschio, si è ancora mantenuta nella sua forma originale e non è difficile immaginare come fosse nella sua piena operatività, senza il tetto crollato e le edere rampicanti a divorare le pareti. La vegetazione si è rapidamente ripresa la parte più vicina all’acqua, dove alcuni fragili strutture in legno e altri materiali incoerenti tra loro hanno ceduto alle intemperie. All’interno di Villa della Colletta il cortile interno ospita una folta vegetazione e un enorme albero che svetta dal tetto.

Oggi la Villa e i tre opifici sono definitivamente abbandonati, e il complesso è stato messo all’asta: le strutture giacciono in uno stato di profondo degrado e diverse sezioni sono franate o in procinto di crollare. Di positivo c’è, però, che l’intero complesso è stato oggetto di un articolato iter progettuale finalizzato al restauro conservativo e di riconversione urbanistica, che lascia intravedere, per i più ambiziosi, un progetto in grado non solo di ridare dignità alla zona, ma di farne brillare le potenzialità.

Gli stralci del progetto riguardano il recupero e il risanamento conservativo della villa e la riqualificazione delle aree scoperte, la demolizione delle tettoie oggetto di condono edilizio e il recupero della loro volumetria e l’applicazione del “Piano casa” per uno dei tre edifici e per le tettoie collocate al di fuori della fascia di rispetto fluviale, con un conseguente aumento di cubatura.

Il progetto vedrebbe così la nascita di una struttura ricettivo-alberghiera con 76 posti letto, 38 camere doppie, una zona dedicata ai servizi e un’area colazione. In un’altra zona, destinata nel progetto a funzione residenziale, si prevedono 18 unità interne, oltre a una portineria. Nell’edificio 1, il più scenografico per la vicinanza all’acqua, si aprirebbe così la possibilità di realizzare la sala principale del ristorante da 64 posti a sedere, che avrebbe poi i locali della cucina nell’edificio 2. Verrebbe inoltre ripristinato l’ingresso storico, utilizzabile principalmente per i soli pedoni.

Il valore stimato di mercato del compendio, considerando anche questo progetto di restauro, ammonta a circa 860 mila euro, che scendono a 602 considerandolo al valore di liquidazione/realizzo. Una somma che a qualcuno potrebbe sembrare adatta per un investimento che, oltre che al colosso cadente della Galvani, potrebbe portare beneficio a tutta la città.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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