Ritorno alla Luna dopo oltre mezzo secolo: partita la missione Artemis II. Tecnologia “trevigiana” a bordo

È ufficialmente iniziata una nuova era dell’esplorazione spaziale: nella notte è partita la missione Artemis II, segnando il ritorno dell’uomo verso la Luna a 54 anni dalla conclusione del programma Apollo.

Il razzo Space Launch System (Sls) della Nasa è stato lanciato con successo, portando in orbita la capsula Orion diretta verso il nostro satellite naturale. Un decollo atteso e simbolico, che riporta l’umanità a spingersi oltre l’orbita terrestre con un equipaggio a bordo.

A guidare la missione è il comandante Reid Wiseman, affiancato dagli astronauti Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese. Un equipaggio che rappresenta anche un passaggio storico: Glover è il primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, Koch sarà la prima donna a orbitare intorno alla Luna, mentre Hansen è il primo non americano a partecipare a una missione così lontana nello spazio profondo.

Il viaggio durerà complessivamente dieci giorni, durante i quali gli astronauti testeranno i sistemi di bordo della navetta Orion, impegnata in un volo attorno alla Luna senza allunaggio. Un passaggio fondamentale per verificare tecnologie, comunicazioni e sicurezza in vista delle future missioni.

Determinante anche il contributo europeo: la capsula è alimentata da un modulo di servizio realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea, elemento chiave per la propulsione e il supporto vitale dell’equipaggio.

Un contributo europeo ma anche… trevigiano: da Vittorio Veneto arriva una delle tecnologie chiave per la sopravvivenza della missione nello spazio profondo.

A bordo del Modulo di Servizio Europeo (Esm), progettato da Airbus Defence & Space in collaborazione con Thales Alenia Space, sono infatti installati i riscaldatori termici prodotti da IRCA – Zoppas Industries Heating Element Technologies. Un contributo reso possibile anche grazie alla collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana e Nasa, che ha aperto alle aziende italiane la partecipazione al programma Artemis.

Si tratta di “space heaters”, riscaldatori flessibili in poliammide integrati in diversi sistemi critici del modulo: nel sistema di propulsione, nel controllo termico e nei radiatori. Un elemento fondamentale, considerando che nello spazio profondo le temperature possono scendere fino a -270 gradi.

La tecnologia messa a disposizione da Zoppas Industries

“Questo risultato – commenta Gianfranco Zoppas, presidente di Zoppas Industries – conferma l’affidabilità della nostra tecnologia all’interno di sistemi ingegneristici estremamente complessi e nelle condizioni estreme rappresentate dallo spazio. Essere a bordo di Artemis II è la dimostrazione più alta di ciò che la tecnologia italiana può offrire all’esplorazione spaziale mondiale.

Quella di Artemis II rappresenta anche una tappa di un percorso lungo oltre trent’anni per l’azienda trevigiana, fornitore qualificato dell’Agenzia Spaziale Europea dal 1992. Sono più di cento i programmi spaziali internazionali a cui ha contribuito, dalla sonda Rosetta alle missioni ExoMars, fino al telescopio spaziale Euclid e alla missione lunare indiana Chandrayaan-3.

Proprio nel caso di Euclid, nell’aprile 2024, i riscaldatori prodotti a Vittorio Veneto si sono rivelati decisivi: quando uno strato di ghiaccio rischiava di compromettere l’obiettivo del telescopio, sono stati utilizzati per riportare la temperatura da -147 a -113 gradi per 90 minuti, permettendo di salvare la missione e migliorare del 15% la capacità di raccolta della luce.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts