Un viaggio nella storia, alla riscoperta di Ceneda, Serravalle e Vittorio nella seconda metà dell’Ottocento: è quello che è stato proposto ieri nella biblioteca civica della città, con il convegno organizzato dal Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche.
Un appuntamento dal titolo “1866, Ceneda Serravalle Vittorio”, che ha riunito un nutrito pubblico, oltre a un gruppo variegato di relatori, i quali hanno affrontato la tematica secondo diverse angolature e punti di vista.
Tutto ha avuto inizio dopo un’introduzione storica a cura di una rappresentanza del Circolo, un momento in cui sono stati ricordati alcuni momenti cardine della storia della città: l’arrivo degli imprenditori Gentili nel 1811 e del veneziano De Poli, nel 1818, con le sue campane.
Senza scordare la figura del primo sindaco di Vittorio Veneto, Francesco Rossi, e l’avvio della costruzione della ferrovia nel 1889, in un’epoca in cui la città stessa si era collocata tra le 11 più industrializzate del Veneto.


Successivamente, si sono susseguiti i vari relatori, moderati da Fiorella Botteon.
Lo studioso Massimo Gusso ha ricostruito l’epoca della Terza guerra d’indipendenza e le sorti del Veneto visti dal New York Times, giornale che seguì le operazioni militari dell’area.
“L’Italia per il New York Times fu un vero e proprio laboratorio politico – ha affermato Gusso – Spesso venivano citati Treviso, Padova, Belluno, Venezia e Rovigo, mentre Ceneda e Conegliano comparivano come luoghi strategici a livello cartografico”.
Citate anche le figure di George Perkins Marsh e di William Cullen Bryant, rispettivamente un diplomatico statunitense in rapporto con Lorenzo Da Ponte e allievo del celebre librettista di Mozart.
Nominato anche l’impegno dello stesso Da Ponte nell’introdurre negli Stati Uniti la questione italiana, ovvero l’oppressione austriaca sulla penisola.
“Si tratta di una storia giornalistica e di mezzi di produzione dell’informazione e di una fase di sviluppo, in cui si credeva sempre di più al progresso”, ha concluso il relatore.


L’architetto Lorenzo Fattorel ha ricostruito gli “Aspetti urbani dei Comuni di Ceneda e Serravalle”, nel periodo compreso tra il 1797 e il 1866, facendo un focus sulle mappe catastali da cui emerge come il territorio fosse articolato e plasmato in relazione alla forza lavoro richiesta.
“Tutte le grandi trasformazioni del territorio furono imposte da una certa visione generale – ha spiegato l’architetto – Nell’edilizia gli interventi furono legati alla sfera del sacro, quella culturale, dell’istruzione, delle esigenze socio assistenziali”.
L’architetto Moreno Baccichet, docente all’Università Iuav di Venezia, ha esposto la sua relazione dal titolo “Vittorio, anno primo”, soffermandosi sul tema della costruzione della ferrovia (pensata da due progettisti friulani), a opera di un ente privato, considerato che all’epoca non era lo Stato a occuparsene.
“Era la possibilità di modernizzare un territorio bloccato da uno Stato a cui non interessava farlo progredire – ha spiegato il professor Baccichet – Nel 1866 apparvero diversi articoli sulla riorganizzazione amministrativa di Ceneda e Serravalle, questione che ricevette una grande attenzione dal Friuli: la riorganizzazione della struttura era un modo per mostrare quello che era lo Stato nuovo”.
Il relatore ha quindi descritto le fasi che portarono alle scelte urbanistiche in città, a partire dall’idea dello stradone principale, “tipica dell’Ottocento”, un prototipo probabilmente tenuto in considerazione dal primo sindaco di Vittorio Veneto Francesco Rossi.
“L’idea originaria era quella di stare-costruire sulla strada mentre, successivamente, si farà riferimento all’immagine della ‘città giardino’“, ha proseguito il docente, aggiungendo che la città contava il maggior numero di opifici dopo la città di Treviso e, di conseguenza, da questo aspetto nasceva la necessità di una ferrovia.
Tra il 1872 e il 1875 il nuovo sindaco Giuseppe Todesco, a differenza del predecessore Rossi, mostrò una certa disattenzione di fronte al tema della ferrovia. Ci furono anche proteste da parte dei consiglieri di Ceneda (tra cui il futuro primo cittadino Francesco De Poli, il quale sosteneva che la stazione era situata in una posizione sbagliata), i quali volevano che la ferrovia si fermasse nella stessa Ceneda, senza proseguire verso Belluno.
La mattinata si è conclusa con le relazioni di Giampaolo Zagonel (“Testimonianze e scritti di circostanza”) e di Livio Caberlotto (“La Diocesi di Ceneda e il 1866”), per poi concludere con la relazione “La Sinistra Piave. Un territorio alla ricerca di una identità” di Franco Posocco.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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