Sfasciati ombrelloni e tavolini della pasticceria San Francesco. Balliana: “Chi ha sbagliato deve risponderne”

Una pattuglia dei Carabinieri di Vittorio Veneto
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Sfasciati ombrelloni e tavolini della pasticceria San Francesco di Ceneda: è quanto segnalato sui social in queste ore.

Pare che non sia la prima volta che un fatto simile accade, ragion per cui il vicinato sarebbe preoccupato per questa situazione.

Al momento non si conosce l’identità dei responsabili, di conseguenza è stato lanciato un appello sui social, affinché chiunque sappia qualcosa o abbia delle informazioni utili ne parli direttamente con i proprietari della pasticceria.

Intanto, sulla questione, è intervenuta la sindaca Mirella Balliana: “Nel pomeriggio di oggi passerò personalmente alla pasticceria San Francesco per incontrare la titolare, che conosco da molti anni, manifestarle la mia vicinanza e capire direttamente quanto accaduto – la sua premessa -. Questa mattina mi sono subito messa in contatto con il comandante della Stazione dei Carabinieri di Vittorio Veneto”.

“I militari sono intervenuti e hanno acquisito le immagini disponibili e le informazioni utili a ricostruire l’episodio e a identificare i ragazzi coinvolti – ha proseguito -. Una volta individuati, valuteremo naturalmente i provvedimenti conseguenti, tenendo conto anche delle eventuali iniziative che la titolare della pasticceria riterrà di assumere”.

“Credo però che di fronte a episodi di questo genere non ci si possa limitare alla sola risposta repressiva – ha affermato -. È giusto accertare le responsabilità e chi ha sbagliato deve essere chiamato a risponderne ma, soprattutto quando sono coinvolti dei giovani, dobbiamo anche chiederci che cosa ci sia dietro simili comportamenti”.

“Per questo, una volta identificati i responsabili, intendo parlare anche con le loro famiglie. Non per minimizzare quanto è successo, che resta un gesto grave e inaccettabile, ma per comprenderne le ragioni e fare in modo che non si ripeta – ha dichiarato ancora -. Eviterei anche di ricorrere troppo facilmente a definizioni come ‘baby gang’, che rischiano di trasformare ogni episodio che coinvolge dei ragazzi in un fenomeno generalizzato”.

“Occorre certamente garantire sicurezza e rispetto delle regole ma, allo stesso tempo, lavorare sulla prevenzione, sul ruolo delle famiglie, sull’educazione e sulle occasioni di aggregazione e socialità – ha concluso -. La sicurezza di una comunità si costruisce anche così: intervenendo quando è necessario, ma cercando contemporaneamente di evitare che il disagio e i comportamenti sbagliati dei più giovani diventino qualcosa di più grave”.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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