Tra le pagine di Turisti per caso magazine: le colline del Conegliano-Valdobbiadene protagoniste del mensile

In attesa che il cosiddetto "effetto Unesco" si faccia sentire, le colline del Conegliano-Valdobbiadene sono state protagoniste di un servizio nel numero di gennaio della rivista "Turisti per caso magazine", noto mensile omonimo della fortunata trasmissione di successo condotta sulla Rai da Patrizio Roversi e Syusy Blady, un successo durato per un totale di circa 55 puntate messe in onda nel 1991, poi dal 1994 al 2001 e, successivamente, nel 2006.

"Un paesaggio culturale unico" è stato definito quello che dallo scorso luglio è, a tutti gli effetti, divenuto Patrimonio dell'Umanità. Il servizio si concentra sulla descrizione del territorio principalmente da un punto di vista morfologico, esaltandone l'aspetto di un "mosaico a scacchiera" e la presenza delle cosiddette colline "cordonate", ovvero caratterizzate da "lembi" che si estendono paralleli da Vidor fino a Vittorio Veneto, senza dimenticare poi la "rete ecologica di boschi, siepi e prati, unica al mondo".

Un territorio, quindi, mostrato per la sua varietà di forme, vista la presenza, inoltre, di versanti molto ripidi e di solchi profondi creati dall'erosione dei torrenti. Una visione totale dell'ambiente Unesco del Conegliano-Valdobbiadene successivamente approfondito in dieci punti di approfondimento, dove vengono fornite le motivazioni che hanno decretato questo territorio tra i 56 luoghi più belli d'Italia e tra le 1.121 località più spettacolari al mondo.

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Non sono stati dimenticati neppure gli "agricoltori eroici", ovvero tutta quella generazione di lavoratori che hanno consentito con costanza e sacrificio, di fronte agli occhi del mondo, il raggiungimento di un titolo così prestigioso. E, forse, è proprio la componente antropica di questi luoghi ad aver posto l'accento sull'eccezionalità di una paesaggio agrario definito "incamparabile ad altri".

A testimonianza dell'eccezionalità delle colline conegliano-valdobbiadenesi, l'articolo cita il caso di uno studio catastale risalente al periodo napoleonico - del 1810, più precisamente - posto a confronto con l'aspetto territoriale odierno: è emerso come il 63 percento delle aree coltivate a vigneto coincidano con quelle odierne, mentre il restante 37 percento sia stato convertito ad area boschiva.

Dati sicuramente destinati a non passare inosservati, neppure di fronte agli occhi del turismo internazionale che, secondo alcune stime, vedrà un incremento pari al 7 percento, mentre l'enoturismo registrerà un aumento dell'8 percento.


(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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