Traffico internazionale di rifiuti: un coneglianese tra gli arrestati nell'operazione "Black Sun"

C’è anche l’imprenditore coneglianese Maurizio Cecile tra gli arrestati nell’operazione “Black Sun” dei carabinieri del Nucleo Operativo ed Ecologico di Perugia che ha sgominato una banda dedita al traffico internazionale di rifiuti.

Il 67enne, già noto per essere finito a processo e poi assolto con l’accusa di aver preso parte al sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, è stato arrestato ieri dai carabinieri del Noe di Treviso che, dopo averla perquisita, hanno posto sequestro la sede della Ecomix, la sua azienda che commercializza apparecchiature elettriche ed elettroniche con sede in via Martin Luther King a Casale.

In manette è finito anche Abdelkalak Abiach, 41enne marocchino di Crespano del Grappa titolare di una società commerciale, di fatto inesistente, e considerato l’intermediario con l’Africa. Tra i sette arrestati c’è anche il padovano Matteo Massaro, 47 anni, fermato mentre si trovava in Sicilia.

L’inchiesta coordinata dalla procura distrettale antimafia del capoluogo umbro, ha portato i militari del Noe a eseguire ieri sette ordinanze di custodia cautelare (due delle quali ai domiciliari), otto obblighi di dimora e cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, gestione illecita di rifiuti, traffico transfrontaliero illecito di rifiuti, auto-riciclaggio, contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi.

E al sequestro preventivo di immobili per un valore di 40 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Cecile e Abiach: “Erano figure centrali dell’organizzazione”.

E’ infatti dal Veneto e in particolare da Treviso che, secondo l’accusa, arrivavano gran parte dei pannelli. L’indagine è scattata nel 2016, con il sequestro di 300 tonnellate di rifiuti in un'azienda di Gualdo Tadino (Perugia) che si occupava di smaltimento di rifiuti e recupero componenti.

Un’attività che consentiva ai titolari di incassare gli incentivi del Gestore Servizi Elettrici. Secondo quanto scoperto dal Noe però, quei rifiuti e in particolare i pannelli fotovoltaici, non sarebbero stati smaltiti ma sottoposti a una nuova etichettatura e spediti, via mare, in Africa, Siria e Turchia.

Una volta all’estero - spiegano i militari del Noe - venivano presumibilmente venduti per realizzare altri campi fotovoltaici o smaltiti in discariche eludendo, però, legislazione e limiti imposti in Italia, e lasciando sottotraccia una consistente parte della reale attività industriale svolta”.

(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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