Con la vendemmia 2026 ormai conclusa nel Conegliano Valdobbiadene, è tempo di tracciare un primo bilancio di una stagione segnata dall’anticipo della raccolta e da condizioni climatiche che hanno richiesto particolare attenzione nella gestione dei vigneti. Temperature notturne elevate, scarsità di precipitazioni consistenti e protezione dei grappoli dal caldo sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato l’annata.
A fare il punto è Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, partendo dal confronto con alcune delle stagioni più calde degli ultimi decenni: “Annate altrettanto calde le abbiamo avute nel 2003, nel 2015 e nel 2022. Se paragoniamo il 2003 con quest’anno, le temperature massime sono state pressoché le stesse, con una differenza di appena 0,3-0,4 gradi”.
Nel corso della stagione si sono registrati circa 60 giorni con temperature superiori ai 30 gradi, contro i 55 del 2003. La vera anomalia del 2026, però, emerge soprattutto osservando le minime notturne: “Nel 2003 la temperatura media notturna era di circa tre gradi inferiore rispetto al 2026. Questa è la vera eccezionalità. Quest’anno abbiamo avuto quasi 50 notti con più di 23 gradi”.
Valori ben superiori alla soglia delle cosiddette notti tropicali, generalmente individuata nei 20 gradi: “Quest’anno siamo arrivati addirittura a 23 gradi, quindi possiamo parlare di notti super tropicali”.
Temperature notturne così elevate incidono sul comportamento della vite e si inseriscono in un quadro caratterizzato anche dalla carenza e dalla diversa distribuzione delle precipitazioni. La prima notte con temperature superiori ai 23 gradi era stata registrata nel 2024, un dato che per Tomasi rappresenta uno dei segnali del cambiamento in corso: “Ci stiamo progressivamente portando verso un nuovo clima, di cui questo è forse uno degli aspetti principali, insieme alla carenza e alla diversa distribuzione delle piogge”.
Durante l’estate sono mancate soprattutto precipitazioni prolungate, capaci di ricostituire una vera riserva idrica nel terreno. Dal 10 giugno, viene evidenziato, non si sono registrate le cosiddette “piogge di fondo”, ovvero apporti di 50-60 millimetri distribuiti nell’arco di più giorni.
Le precipitazioni arrivate successivamente hanno comunque dato sollievo alle piante: “Abbiamo avuto delle piogge rinfrescanti e ristoratrici, ma non precipitazioni in grado di creare una certa riserva nel terreno”.
In questo contesto l’irrigazione ha avuto un ruolo importante. Dove è stato possibile intervenire con impianti fissi o irrigazioni di soccorso, le uve hanno mostrato condizioni migliori. L’acqua, tuttavia, non è stata sufficiente da sola.
Una delle principali indicazioni emerse dall’annata riguarda infatti la gestione della parete vegetativa, fondamentale per garantire ombreggiamento e protezione ai grappoli: “Bisognava lasciare sviluppare la parete e non cimarla in modo esagerato, affinché i grappoli fossero protetti dal sole”.
L’esposizione diretta può infatti portare il grappolo a raggiungere temperature particolarmente elevate: “Se un grappolo non è protetto dalle foglie, la sua temperatura può raggiungere anche i 50 gradi. A quel punto si può dare acqua quanto si vuole, ma l’effetto negativo rimane”.
Il 2026 diventa così anche un banco di prova per le tecniche agronomiche da adottare nelle prossime stagioni. Sfogliature e cimature troppo spinte potrebbero dover lasciare spazio a una gestione più attenta dei tempi e della superficie fogliare: “Questa è un’annata che deve insegnare a gestire la parete vegetativa in modo diverso: non sfogliature e cimature esagerate, ma bisogna aspettare il momento giusto per la cimatura definitiva, magari dieci giorni prima della vendemmia o anche più tardi”.
Rimane poi centrale il tema della disponibilità d’acqua, soprattutto nelle aree della viticoltura eroica, dove l’accesso alla risorsa idrica rappresenta una delle principali difficoltà: “L’acqua serve ed è indispensabile. Dovremmo ragionare su come portarla nei vigneti, soprattutto nella nostra area della viticoltura eroica, però insieme a questo, se non pensiamo anche a un nuovo modo di gestire la parete vegetativa, certamente non otterremo il risultato definitivo”.
Conclusa la raccolta, l’attenzione si sposta ora sulla capacità delle piante di recuperare le riserve consumate durante un’estate particolarmente impegnativa. Tra le indicazioni fornite anche quella relativa alla concimazione post vendemmia, necessaria per ricostituire quanto la vite non è riuscita ad accumulare durante la stagione.
Tra gli elementi più significativi dell’annata resta infine il forte anticipo della raccolta. Nel 2025 l’inizio medio era stato intorno al 9 settembre, mentre quest’anno le operazioni erano cominciate già il 24 agosto, circa quindici giorni prima.
Una scelta effettuata soprattutto per preservare l’equilibrio delle uve: “È stato corretto iniziare circa 15 giorni prima perché in questo modo abbiamo cominciato a salvaguardare non tanto lo zucchero quanto l’acidità”.
Il dato assume particolare rilievo se confrontato con le proiezioni climatiche di lungo periodo: “Tra il 2070 e il 2100 dovremmo vendemmiare iniziando il 20 o 21 agosto. Quest’anno abbiamo iniziato il 24, quindi ancora una volta è un’eccezionalità, ma speriamo almeno fino al 2070 che non diventi la regola”.
A confermare le difficoltà incontrate direttamente in vigneto è anche Gianluigi Belloni, titolare e socio dell’azienda agricola La Fruma, che individua nella scarsità delle precipitazioni uno dei principali problemi della stagione: “Quest’anno è stato sicuramente un anno difficile per la mancanza di precipitazioni, ma è una cosa a cui siamo riusciti a fare fronte con l’impianto di irrigazione”.
Anche dal punto di vista aziendale emerge però la necessità di adattare la gestione della vite alle temperature sempre più elevate: “La cosa su cui forse bisogna cominciare a ragionare e a settarsi bene è gestire questi calori estremi anche sulla pianta, quindi tramite una gestione del verde più mirata”.
Le condizioni meteorologiche durante la fase di raccolta hanno invece permesso di lavorare senza particolari corse contro il tempo, anche se le alte temperature hanno imposto una diversa organizzazione delle giornate: “Il periodo vendemmiale ci ha regalato un bel tempo, quindi non c’è stata fretta, anche se queste temperature ancora elevate non ci permettono di lavorare tantissimo, perché a una certa ora bisogna smettere e quindi bisogna un po’ riorganizzarsi”.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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